[Recensione] Ant-Man and the Wasp

Di Andrea "Geo" Peroni
19 luglio 2018

Proprio come in occasione del primo Ant-Man, il nuovo film diretto da Peyton Reed si apre con un flashback che ci riporta alla mente le immagini del capitolo precedente, ci mostra Henry Pym (Michael Douglas) e Janet Van Dyne (Michelle Pfeiffer) e fa luce, in pochi semplici minuti, su quello che sarà l’obiettivo principale del 20° cinecomic del MCU: raggiungere l’irraggiungibile.

L’eroe per caso Scott Lang (Paul Rudd), dopo i fatti di Captain America: Civil War che hanno avuto un impatto altamente considerevole nell’economia del film e del futuro del personaggio, è chiamato nuovamente ad aiutare Pym e la figlia in quella che sembrava essere, fino a pochi anni fa, una missione impossibile. Il Regno Quantico, la dimensione subatomica che Lang raggiunse durante lo scontro con il Calabrone, non è più una chimera. Janet Van Dyne, moglie di Hank e madre di Hope, potrebbe essere ancora là dentro, viva, dopo tutti questi anni.

È un film che si aggrappa alla speranza e alla famiglia, in cui tutto ruota intorno a queste due componenti non nuove ad un cinecomic Marvel ma pur sempre interessanti se trattate a dovere. Scott non vuole tradire le aspettative della sua dolce figlia Cassie, la famiglia Pym spera con tutto il cuore che Janet sia ancora viva da qualche parte. Persino i compagni ex-criminali di Scott, tra i quali spicca come al solito il sempre sopra le righe Luis (Michael Peña), che non se la passano bene, sono aggrappati costantemente alla speranza di un futuro migliore. In tutto questo turbinio di problemi che ogni nucleo porta con sé, irrompono naturalmente i vari villain che seminano problemi e inconvenienti in quella che doveva essere una semplice missione di poche ore.

Resi sicuramente meglio dell’anonimo Corey Stoll in Ant-Man ma ben lontani da un Loki o un Thanos della situazione, Ghost (Hannah John-Kamen) e Sonny Burch (Walton Goggins) sorreggono la pellicola e hanno motivazioni serie, importanti, non senza qualche colpo di scena di cui ovviamente non sveliamo nulla ma che potrebbe far tremare le sedie dei fan dei Marvel Comics. Tranquilli, però, perché il vero cuore pulsante del film sono, come da titolo, Ant-Man e la nuova arrivata in costume, Wasp (Evangeline Lilly), la quale a dire il vero sembra soffrire il carisma del suo collega. Paul Rudd è uno Scott Lang azzecatissimo, un eroe imbranato, goffo (la sequenza ambientata nella scuola è qualcosa di divertente oltre ogni limite), forse l’Avenger(?) col quale la maggior parte di noi si identifica. Hope, invece, pare il contrario: bella, atletica, infallibile, intelligente. Insomma, noiosa, naturalmente non nell’accezione negativa del termine. Libero da vincoli creativi che nel predecessore erano invece necessari, Peyton Reed concede un perfetto equilibrio ai due, anche nelle movimentate scene d’azione. Sia Ant-Man che Wasp sembrano esserci nati con queste abilità, è un continuo miniaturizzarsi e ingrandirsi senza mai creare confusione e anzi creando alcune sequenze esilaranti e altre davvero incredibili dal punto di vista scenico.

Una pellicola frizzante, una sceneggiatura solida e che non traballa se non forse per alcune scelte discutibili senza le quali sarebbe stato complicato dare spiegazioni logiche, ma un film che nel complesso funziona per tutti i circa 120 minuti di durata. I Marvel Studios ormai hanno una ricetta semplicissima, che per blockbuster di puro intrattenimento come questo è senza scappatoie né intoppi: un eroe portante, una o più spalle, la scienza di mezzo che fa sempre bene, un numero adeguato di antagonisti e momenti con tanta, tanta azione, a seguito magari dello spiegone che fa luce sui punti ancora sconnessi della vicenda. Ant-Man and the Wasp non fa eccezione, e pur non brillando di fronte soprattutto alla potenza del recente Avengers: Infinity War che ha sorpreso in ogni dove, rimane un prodotto solido e riuscito, una minuscola grande avventura per il nuovo duo, dimostrando che Reed ci sa fare anche con una sceneggiatura concepita da zero a differenza della prima sulla quale lavorò anche Edgar Wright per molti anni.

E, per gli amanti del MCU, sappiate che ci sono due scene dopo la fine del film, una mid-credits e una post-credits. Lungi da noi fare spoiler, naturalmente, ma se sulla seconda scena c’è ben poco da dire, vi diciamo solo che non potete perdervi neanche un secondo della sequenza mid-credits. Ne va del futuro dell’universo.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.