[Recensione] Gli Incredibili 2

Di Andrea "Geo" Peroni
14 luglio 2018

A cura di Andrea De Giorgi

Padri e figli in sala durante la proiezione di un film d’animazione, per giunta della Pixar, non dovrebbe che essere un luogo comune, una situazione del tutto normale in cui un genitore si trova costretto ad accompagnare la propria prole, sperando di assistere a qualcosa di non completamente infantile e magari con quel guizzo di azione che aiuta a non addormentarsi dopo una lunga giornata di lavoro, come spesso è accaduto con mio padre (e che tuttora continua ad accadere).

Ma stiamo parlando della Pixar e di Brad Bird, e soprattutto stiamo parlando de Gli Incredibili 2.

Facciamo un passo indietro nel tempo per capirci meglio.

Nel 2004 Gli Incredibili usciva nelle sale italiane e sconvolse sia i bambini (all’epoca chi vi scrive era già alle medie, ma la scena nella caverna con lo scheletro di un supereroe mi turbò comunque parecchio) sia i genitori, che si ritrovarono ad assistere alle proprie peripezie quotidiane famigliari, lavorative e coniugali raccontate attraverso “una “normale” famiglia di supereroi”.

Ovviamente il primo capitolo non è solamente questo: è anche una dimostrazione di enorme talento coreografico e scenografico, un racconto divertente e allo stesso tempo serissimo, un prodotto per bambini e per adulti. Insomma, degno quanto un qualsiasi altro titolo di una delle case di animazione più importanti al mondo.

Dopo 14 anni arriva finalmente l’attesissimo sequel Gli Incredibili 2 (15 giugno USA, 19 settembre Italia, ahimè, ndr) e in sala troviamo gli stessi padri, le stesse madri e gli stessi figli, ormai adulti, ma non è ben chiaro chi stia accompagnando chi, perché nei minuti che precedono la proiezione, entrambe le generazioni continuano a raccontarsi di quanto il primo capitolo li avesse divertiti, di dove fosse finita la macchinina di Mr Incredibile che il papà aveva comprato al figlio (siamo sicuri che fosse per il figlio e non per il papà?), di quanto il personaggio di Edna fosse davvero uno dei più “incredibili” per la mamma.

Buio in sala

Le reazioni durante il film sono le stesse: i genitori e figli ridono all’unisono alle battute, si sorprendono allo stesso modo ad ogni colpo di scena e l’esaltazione per le spettacolari scene d’azione coinvolge tutti quanti.

Questa volta il film atterra nella vita quotidiana dei Parr riprendendo direttamente dagli eventi conclusivi del primo capitolo, buttandoci in una battaglia estenuante che avrà conseguenze devastanti, non solo per la città, ma soprattutto per la categoria dei supereroi e la famiglia stessa.

Se eravamo convinti infatti che il dibattito sui Super fosse chiuso e dimenticato ci sbagliavamo di grosso, perché anche in questa storia i difensori al di sopra della legge, come per il cinecomic Marvel Captain America: Civil War, devono combattere principalmente con la legge stessa scendendo dal piedistallo costruito dal popolo, bisognoso di un simbolo, e sedendosi al tavolo dei dibattiti con politici e imprenditori, bisognosi invece di apparire sugli schermi per colmare il proprio senso del “potere” (dire che questo film è attuale sembra quasi riduttivo, ndr).

Ci ritroviamo inoltre ad assistere ancora alla disperazione di Robert Parr, alias Mr Incredibile, e di Helen Parr, alias Elastigirl, costretti per l’ennesima volta a sballottare i figli in un’altra dimora, allontanandoli ancora da amici e amanti, ai quali sarà molto complicato riavvicinarsi.

Vedere un omone grande e grosso come il forzutissimo capo famiglia che non riesce a sostenere il peso della responsabilità è sempre un tonfo al cuore per tutti, soprattutto quando, con uno sguardo triste all’inverosimile, si dichiara pronto a fare il sacrificio estremo, tornare a lavorare per la società di assicurazioni che lo aveva tenuto in gabbia per anni.

Ma la soluzione ai problemi, soprattutto economici, dei Parr non sarà così drammatica ma lascerà comunque Robert in grandi difficoltà, in quanto si invertiranno i ruoli tra lui e Helen, che nei panni di Elestigirl, troverà un ottimo impiego come portavoce dei super, lasciando al marito l’altrettanto complicatissimo compito di gestire tre figli, ognuno con problemi davvero particolari.

I maggiori momenti di ilarità infatti sono sempre legati a Violetta, teenager che deve trovare il suo ruolo nel mondo, a Flash, decisamente sottotono rispetto ai fratelli e più simile ad un Bart Simpson che ad un supereroe, e soprattutto a Jack Jack, fenomeno delle gag e delle situazioni assurde, un bambino talmente adorabile che sarà inaspettatamente in grado di conquistare tutti, ma proprio tutti.

La storia si evolverà quindi come un susseguirsi di problemi comuni, di problemi della società e di problemi di cuore, trovando un incastro perfetto che non lascerà spazio a racconti di cornice, in quanto ogni personaggio e le sue difficoltà personali contribuiranno a costruire un film davvero emozionante e complesso, divertente e ironico, in grado di intrattenere e far riflettere qualunque generazione, o per lo meno lo spero, perché stavolta a settembre lo pago io il biglietto a mio padre.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.