Road to Avengers: Infinity War – Segreti e curiosità di Ant-Man

Di Andrea "Geo" Peroni
10 marzo 2018

[PREMESSA] Road to Avengers: Infinity War è una iniziativa che andrà avanti ogni sabato da qui fino al 25 aprile 2018, data in cui uscirà il più atteso blockbuster della storia dei Marvel Studios. Ogni settimana ripercorreremo virtualmente uno dei film insieme a voi, svelandovi anche retroscena e curiosità che potrebbero esservi sfuggite nel corso della visione. I film verranno affrontati in ordine cronologico di uscita. Se vi siete persi gli appuntamenti precedenti potrete trovarli tutti sul nostro sito.

I Vendicatori, dopo le fatiche di Age of Ultron, si prendono una pausa prima della guerra civile che scoppierà di lì a poco. Tocca dunque ad un nuovo personaggio, un improbabile eroe, farsi largo tra i grandi con il suo primo film in solitaria. Ant-Man è pronto al debutto nel 2015, dopo anni e anni di lavoro.

Il film che abbiamo visto nelle sale è diretto da Peyton Reed, già regista di Yes-Man, ma forse non sapete che il progetto Ant-Man ha subito un problematico sviluppo. Già all’epoca del primo Iron Man di Jon Favreau, i Marvel Studios affidarono al fenomenale Edgar Wright la sceneggiatura e la regia di un film dedicato ad Ant-Man, le cui riprese sarebbero partite solo nel 2014. Non un problema per Kevin Feige, già impegnato a consolidare l’UCM senza la necessità di inserire Ant-Man, ma gli inconvenienti nacquero proprio a causa della forte volontà di Wright di non voler sottostare alle storie e alle necessità del Marvel Cinematic Universe. L’obiettivo del regista era quello di realizzare un film indipendente, non vincolato a storie già narrate in precedenza, e questo naturalmente cozzava con la visione di Feige e dei suoi. Per questo, a poche settimane dall’inizio delle riprese di Ant-Man, il film si ritrovò senza cast né regista. Al posto di Wright subentrò appunto Reed che riscrisse la sceneggiatura (mantenendo alcune delle proposte di Wright come confidò in seguito) e decise di cambiare i piani iniziali. Hank Pym come Ant-Man, così come nei fumetti? Sì e no, come vedremo tra poco.

 

LA TRAMA IN PILLOLE

Triskelion, 1989. Hank Pym (Michael Douglas) irrompe nella neonata nuova sede dello S.H.I.E.L.D. per un confronto diretto con Howard Stark (John Slattery), Peggy Carter (Hayley Atwell) e Mitchell Carson (Martin Donovan) dopo la scoperta che alcuni scienziati dell’agenzia segreta stavano cercando di replicare la sua ricerca, culminata nelle incredibili Particelle Pym che permettono di rimpicciolire la materia. Pym promette che nessuno avrà mai la sua formula, e abbandona lo SHIELD senza farne mai più ritorno.

San Francisco, oggi. Scott Lang (Paul Rudd) è un ex-galeotto, ingegnere informatico finito in galera per aver hackerato il sistema bancario che stava derubando i suoi stessi clienti. La vita fuori dalla prigione non è affatto accondiscendente con lui, che vuole anche contribuire alla crescita della figlia Cassandra (Abby Ryder Fortson) ma che si ritrova senza un soldo vista la mancanza di lavoro. L’amico di sempre, Luis (Michael Peña), e i suoi due soci Dave (Tip Harris) e Gale (Wood Harris), lo convincono a eseguire un furto che definiscono semplice semplice: introdursi nella casa di un anziano signore e scassinare la sua cassaforte dove pare siano nascoste grandi ricchezze. La casa, però, è proprio quella di Hank Pym, e nella cassaforte si trova la sua vecchia tuta da Ant-Man, che l’uomo utilizzava nelle missioni segrete per lo SHIELD negli anni ’70 e ’80.

 

Alla Pym Tech, società di Hank, intanto, Darren Cross (Corey Stoll) annuncia una svolta storica per la ricerca scientifica: l’uomo è infatti riuscito a creare un siero che permette di rimpicciolire la materia, con l’intenzione di dare vita ad un esercito di uomini potenziati dall’armatura Calabrone di piccolissime dimensioni e che possono essere acquistati da governi ed eserciti di ogni dove. Anche Carson ad esempio, che si scopre essere affiliato all’HYDRA, è intenzionato ad acquistare il prototipo del Calabrone per la sua organizzazione, e questo non fa altro che preoccupare sia Hank che Hope Van Dyne (Evangeline Lily), figlia dello scienziato. Conscio delle potenzialità di Scott Lang, che sta seguendo da vicino da tempo, Hank propone all’uomo di divenire il nuovo Ant-Man e aiutarlo a fermare Cross prima che sia troppo tardi, prima cioè che la tecnologia della Pym Tech possa finire nelle mani sbagliate.

Lang accetta la proposta di Pym, iniziando a padroneggiare le potenzialità della tuta, delle particelle Pym e del potere che può avere sulle formiche, speciale esercito sul quale può contare e che gli permette di agire in silenzio e indisturbato. Il primo test sul nuovo Ant-Man in azione avviene nel nuovo QG degli Avengers, un ex-impianto di Howard Stark ora sede dei Vendicatori che contiene alcune vecchie tecnologie di Pym, ora necessarie per completare il piano. Ant-Man finisce con l’incrociare Falcon (Anthony Mackie) sul quale avrà la meglio, riuscendo anche a recuperare l’aggeggio che Hank desiderava.

Arriva il grande giorno, al quale anche Luis, Dave e Gale parteciperanno per dare supporto a Scott. Ant-Man si infiltra nella camera blindata della Pym Tech per rubare il Calabrone, ma Cross aveva già previsto tutto e intrappola l’eroe lasciandolo al suo destino e portando con sé l’armatura. Fuggito dall’impianto e dalle grinfie dell’agente Paxton (Bobby Cannavale), nuovo compagno dell’ex-moglie che non si fida di Lang, Scott insegue Cross che nel frattempo ha indossato l’esoscheletro del Calabrone, e rapisce la figlia Cassie per tendere una nuova trappola. Al termine di un incredibile quanto strano combattimento in miniatura, Scott riuscirà a sabotare dall’interno la tuta di Cross rimpicciolendosi fino a livello subatomico, e raggiungendo la misteriosa dimensione del Regno Quantico. Invertendo però gli effetti delle particelle Pym, cosa che Hank gli ha sempre sconsigliato, Scott torna a dimensioni normali, ed è pronto ad abbracciare la figlia Cassie, ricevendo anche i complimenti da Paxton. Al termine del film, Luis, in una delle sue interminabili storie, informa Scott che c’è qualcuno che lo sta cercando ardentemente per una squadra: Sam Wilson a.k.a. Falcon.

LE SCENE POST-CREDITI

Nella prima scena dopo i titoli di coda, Hank Pym e la figlia Hope si dirigono nel laboratorio sotto la casa dello scienziato, dove si scopre che Pym sta lavorando ad una nuova versione del costume Wasp, che indossava la moglie Janet Van Dyne perduta in missione molti anni prima per conto dello SHIELD. Secondo Hank, sta per arrivare il momento per Hope di divenire la nuova Wasp.

La seconda scena dopo i titoli di coda è una succulenta  anticipazione del primo kolossal Marvel del 2016, Captain America: Civil War.  In un’officina abbandonata, Steve Rogers (Chris Evans) e Sam Wilson stanno sorvegliando Bucky Barnes (Sebastian Stan), che a quanto pare è ricercato alla pari di Captain America e Falcon per qualcosa che ha commesso. Stando alle parole di Rogers, i tre intendono formare una squadra per riuscire a fuggire da lì, e Wilson conosce chi può essere d’aiuto.

CURIOSITÀ

Proprio come accaduto con Guardiani della Galassia, dove i personaggi non risultavano essere la formazione originale del team ma quella più recente, anche Ant-Man non è tratto dagli albi classici del supereroe ma dalla sua seconda iterazione. Il costume di Ant-Man passò infatti nel 1979 da Hank Pym, membro fondatore degli Avengers insieme alla moglie Wasp, a Scott Lang, fino a quel momento personaggio sconosciuto ma che continuerà ad operare come supereroe per molti anni, divenendo anche pochi anni fa uno dei membri dei Nuovi Fantastici Quattro dopo la scomparsa degli originali F4 perduti tra le dimensioni. Con Hank Pym come mentore, anche nei fumetti Lang iniziò a capire cosa significa essere un supereroe ed essere Ant-Man, tanto da divenire uno dei più amati dai lettori americani seppur il personaggio non si sia diffuso con cotanto scalpore anche in Italia e in Europa.

Il solo inizio del film è farcito di riferimenti al passato del MCU e dei fumetti, con la costruzione del Triskelion che vedemmo già in Captain America: The Winter Soldier, il ritorno di Peggy Carter, la sorpresa Mitchell Carson (nei fumetti voleva ottenere il costume di Ant-Man, più o meno come accade anche nel film) e ovviamente Howard Stark, col quale Pym dimostra di non avere un buon rapporto. Un sentimento che verrà ripetuto varie volte nel corso del film, e che avrà forse anche ripercussioni nello schieramento che Scott sceglierà per la guerra civile dei supereroi. Chissà poi che la figlia di Scott non riserverà qualche sorpresa in futuro. Cassie Lang diventa nei fumetti infatti Stature, un membro dei Giovani Vendicatori che sfrutta le particelle Pym proprio come suo padre. C’è inoltre un simpatico riferimento alla fine del film, quando la giornalista che incontra Falcon gli elenca i superdotati che ormai popolano il mondo. Tra questi, la donna nomina il ragazzo che arrampica i muri. I fan ci videro naturalmente un riferimento a Spider-Man, che da lì a pochi mesi sarebbe finalmente entrato nel Marvel Cinematic Universe, ma Kevin Feige confidò in seguito che la battuta non era stata scritta con quell’intento, poiché all’epoca della sceneggiatura di Ant-Man l’accordo con Sony per lo sfruttamento dell’Uomo Ragno non era ancora arrivato.

UN GIUDIZIO SUL FILM

Per quanto sia dispiaciuto di non aver visto la versione di Edgar Wright divenuta realtà, regista che amo per le particolari sequenze che regala e per lo stile inconfondibile, devo ammettere che Peyton Reed ha saputo dar vita ad una commedia d’azione frizzante, divertente e davvero fuori di testa, rifacendosi come affermò lui stesso per alcuni tratti al classico senza tempo Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi. Il film non ha giovato di una grande campagna marketing, forse per il fatto che i Marvel Studios non parevano interessati a spendere ingenti somme dopo la già grande pubblicità (obbligatoria) agli Avengers lo stesso anno, eppure Ant-Man sarà una sorpresa al botteghino. Così sorprendente da meritarsi, pochi mesi dopo la release, un sequel in piena Fase 3 e da convincere i fratelli Russo a utilizzare Scott Lang nella loro Civil War, a dimostrazione del fatto che il personaggio aveva del potenziale e poteva davvero piacere al pubblico. Questo grazie anche ad un bravissimo Paul Rudd, attore che conobbi ai tempi di Friends ma che poi scomparve un po’ dai radar, e che invece ha saputo dimostrarsi divertente e perfetto per la parte di Scott Lang. Michael Douglas regala momenti di ottime interpretazioni, ma il vero pezzo forte di Ant-Man sono le spalle. Personaggi solitamente di supporto o comparse come Luis e Hope sono le grandi sorprese, capaci di tenere alto il ritmo in ogni momento. La nota dolente non arriva dagli effetti speciali, incredibili come sempre, ma dal villain come spesso accade. Corey Stoll è parso molto freddo, inespressivo, al contrario della bella interpretazione avuta in House of Cards di Netflix.

IL CAMEO DI STAN LEE

A pochi istanti dalla fine del film, anche il buon Stan Lee fa la sua solita comparsata. Questa volta appare in uno dei numerosi flashback dei racconti di Luis, dove interpreta un barista che fa stuzzicanti apprezzamenti su una giornalista lì seduta. La giornalista, guarda caso, è colei che è entrata in contatto con Falcon, che sta cercando Lang per reclutarlo in squadra.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.