Marvel’s Inhumans – La recensione dei primi due episodi

Di Andrea "Geo" Peroni
12 ottobre 2017

È dannatamente difficile parlare di un prodotto come Marvel’s Inhumans, la nuova serie TV di Marvel Television e ABC Studios che da ieri sera ha debuttato anche in Italia su FOX. È difficile perché, prima di tutto, Inhumans ha vissuto una vita travagliata: nel 2014 Kevin Feige, boss dei Marvel Studios, annunciò che nel 2018 sarebbe uscito un film dedicato al progetto (si parlava già di Vin Diesel coinvolto), poi rinviato al 2019, cancellato e in seguito trasformato in serie TV sulla ABC che già ospita Agents of SHIELD e (anni fa) Agent Carter per la Marvel. C’è poi da considerare l’aspetto puramente pratico della serie sugli Inumani, che sin dai primi trailer e materiali promozionali ha suscitato molte reazioni negative, venendo derisa per vari motivi dei quali discuteremo anche qui, in questa recensione dei primi due episodi della nuova serie Marvel. Perché sì, se già avete letto le critiche (o le paure, per meglio dire) dei mesi scorsi, vi basti sapere che queste sono state completamente confermate nel doppio episodio pilota di Inhumans.

Da sinistra: Gorgon, Karnak, Freccia Nera, Medusa, Crystal e Maximus.

Facciamo un po’ di chiarezza, prima di pronunciarci sui primi due episodi di Inhumans, sul significato della serie e sulla sua collocazione nel MCU. Introdotti per la prima volta nella seconda stagione di Agents of SHIELD, gli Inumani sono discendenti di ibridi geneticamente modificati realizzati dalla razza aliena dei Kree, facendo esperimenti su preistorici esseri umani il cui DNA venne fuso proprio con quello dei Kree. Il risultato furono dei mezzi umani mezzi alieni, appunto chiamati al giorno d’oggi Inumani, che a seguito di quanto accaduto proprio nella seconda stagione di AoS (la diffusione del Terrigene, necessario per scatenare i poteri e le capacità dei soggetti dormienti) si stanno rapidamente diffondendo su tutta la Terra. Nel caso di AoS, però, parliamo di una razza “impura” di Inumani, la cui natura era loro nascosta. In Marvel’s Inhumans vediamo invece per la prima volta all’opera gli Inumani originali, o per meglio dire i discendenti degli originali Inumani, la razza pura, che si trasferirono sulla Luna in un passato non ben definito al momento e fondando una città chiamata Attilan.

E qui già possiamo introdurre alcuni dei problemi della serie, che riguardano effetti speciali e ambientazioni in generale. Attilan, per come ci viene mostrata nei fumetti, è una città molto tecnologica, così come lo sarà la capitale del Wakanda che vedremo il prossimo anno in Black Panther, e con lussureggianti palazzi e templi che dominano incontrastati. Nella serie TV, l’impatto visivo è decisamente deludente: coperta da una barriera invisibile che la cela agli occhi delle sonde terrestri, Attilan appare spoglia, con gigateschi palazzi in una sorta di cemento armato (mostri ecologici, questo il termine) al cui interno non vi è alcun lusso, sfarzo o qualsivoglia tentativo di far capire la grandezza di questa città. Lo stesso palazzo reale di Freccia Nera e Medusa, rispettivamente re e regina degli Inumani, è desolante. Le tavole imbandite sembrano quelle del pranzo dalla nonna la domenica, le luci quelle dell’Ikea a basso costo. Così come a basso costo appaiono i costumi, altra grave pecca della serie, che paiono più esperimenti di giovani cosplayer squattrinati al Lucca Comics che creazioni da parte di team che dovrebbero essere esperti nel lavorare per una serie TV di questo tipo.

Le critiche, lo so, non dovrebbero fermarsi solamente ad un aspetto puramente estetico, considerando che un prodotto d’intrattenimento è fatto di molte più cose, ma anche l’occhio naturalmente vuole la sua parte. Stesso discorso anche per i poteri dei vari Inumani, criticati già in fase di promozione della serie. A ben vedere, aggiungiamo ora, perché i vari effetti dei capelli tentacolari di Medusa, o della poderosa voce di Freccia Nera, o ancora della pirocinesi della principessa Crystal, sono davvero imbarazzanti per un prodotto del MCU di questo tipo, quasi posticci e che sembrano inseriti in una fase di post-produzione nella quale il budget era agli sgoccioli. Budget che, ripeto, sicuramente non doveva essere elevato già in partenza, considerando la piattaforma poi scelta per far confluire il progetto dopo averlo inizialmente pensato per il cinema.

Grosse pecche arrivano anche dalla sceneggiatura e dalla narrazione in generale, che oltre a presentare situazioni banali stenta a decollare, e che regala davvero poche emozioni e sequenze action (forse anche per i problemi finanziari discussi in precedenza, in fondo uno scontro tra superdotati senza la possibilità di mostrare degli ottimi effetti speciali non è una grande idea). Il buon Iwan Rheon, che dopo Game of Thrones torna qui a interpretare un altro villain d’eccezione (Maximus, il fratello di Black Bolt), non riesce a replicare la sua performance avuta nei panni di Ramsay Bolton, frenato da situazioni molto poco credibili e dialoghi che spesso lo costringono a parlare solo con sé stesso. Vedesi il duro confronto con Freccia Nera nei primi minuti, nel quale il regnante, che non può parlare, si limita a fulminare il fratello con degli sguardi, lasciando ben poco pathos allo spettatore che ha già intuito, dopo appena 5 minuti di episodio, l’evoluzione del tutto. E forse questo è un altro dei limiti di Inhumans, quello che sarà uno dei protagonisti principali: Freccia Nera. Il re degli Inumani, che dalla bocca può emettere onde sonore devastanti, è volontariamente muto, e questo fa sì che le interazioni con lui da parte di altri personaggi come Gorgon e Karnak avvengano in maniera particolare, in giochi di sguardi, emozioni e sensazioni con il loro re. Emozioni che il duro sguardo di Anson Mount, interprete di Blackagar, non riesce a trasmettere in alcun modo, neppure nel clamoroso (poi neanche tanto, dato che la serie gira intorno a questo) golpe attuato da Maximus che si appropria di Attilan costringendo la famiglia reale a disperdersi alle Hawaii grazie all’operato del cagnone teleporta Lockjaw (a proposito: ma possibile che non li possa inviare tutti nello stesso punto?).

Ci sarebbero da dire molte altre cose su questo debutto molto deludente di Inhumans, da risvolti forzatissimi (la trappola in cui cade Crystal è l’esempio lampante) passando addirittura a questioni etiche e sociali (gli Inumani vengono qui raccontati come una società quasi dittatoriale, nella quale i regnanti hanno il potere sui cittadini e sui ceti più bassi, alcuni dei quali addirittura costretti a lavorare in miniera perché si ritrovano senza poteri. Black Bolt è quindi il cattivo??) o a cambiamenti evidenti rispetto ai fumetti (Maximus è senza poteri per ora o per sempre? Mah). Ma per il momento preferiamo concludere qui con questa analisi di Marvel’s Inhumans e attendere la fine della stagione, che conterà di altri 6 episodi prima di lasciare il passo alla quinta serie di Agents of SHIELD. Speriamo che Inhumans possa decollare, considerando che dovendo concentrare tutto in così pochi episodi l’azione potrebbe presto velocizzarsi. Ma la sensazione è che, come affermano diversi rumor sul web, questa prima stagione di Marvel’s Inhumans potrebbe rivelarsi l’unica e sola.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.