[Recensione] Stranger Things 2

Di Andrea "Geo" Peroni
29 ottobre 2017

La creatura dei fratelli Duffer, che lo scorso anno ha sbalordito su Netflix, sembrava difficile da portare avanti. La serie evento del 2016 poggiava le sue basi su solidi omaggi al passato, agli anni ’80 e a cult che hanno fatto storia. Ne è un esempio I Goonies, film di Richard Donner del 1985 dal quale Stranger Things ha pescato la quasi totalità dei propri personaggi, compresa la sfortunata Barbara. Ma, per restare in tema attuale, ne è un esempio anche It, libro prima, miniserie TV poi e film solo pochi mesi fa col quale la serie Netflix condivide talvolta anche atmosfere, temi e sensazioni. Non facile, quindi, riuscire a portare avanti un progetto che ha rievocato nella mente questi giganti del passato, ma la seconda stagione dell’horror sci-fi targato Netflix ha fatto clamorosamente centro ancora una volta.

Stranger Things 2, pur non riuscendo a riservare l’effetto sorpresa avuto con la prima serie, si pone come uno dei migliori prodotti televisivi dell’anno. Ambientato un anno dopo i fatti della prima stagione, in questa nuova serie di avventure del gruppo degli “Sfigati” (come spesso vengono definiti i giovani protagonisti) assistiamo sostanzialmente ad una inversione della storia rispetto al passato che conosciamo. Mentre prima l’obiettivo era riuscire a penetrare nel Sottosopra e recuperare il povero Will, stavolta questo verrà utilizzato come una sorta di cavallo di Troia per portare l’oscurità nella nostra dimensione, facendosi beffe ancora una volta dei cervellotici scienziati dei Laboratori Hawkins e portando la piccola cittadina sull’orlo di un collasso. Questo non porterà ad altro se non al ritorno sul campo del nostro amato gruppo di ragazzini, che qui ritroviamo però parzialmente cambiati, evoluti, cresciuti rispetto a quanto già sapevamo.

I primi bollori adolescenziali, il desiderio di divenire più indipendenti, questi sono tra i temi portanti dell’evoluzione dei piccoli protagonisti, capaci di passare da uno status ben preciso durante l’incipit ad una forma parecchio differnete nel finale, per una crescita interiore ed emotiva che è dettata anche da alcuni nuovi arrivi nel gruppo, come quello della simpatica Sadie Sink nei panni di Maxine. Impressionante il percorso di Steve Harrington (Joe Kerry), forse il personaggio che più mi è piaciuto in questo Stranger Things 2, facendo rivalutare completamente la sua figura e di porsi come il più interessante tra i non-ragazzini della serie. Questo al contrario di Nancy e Jonathan (Natalia Dyer e Charlie Heaton), i cui risvolti sono stati particolarmente telefonati e prevedibili senza portare novità tangibili in questa seconda stagione, così come la new-entry Billy (Dacre Montgomery) che ha lasciato ben poco a causa di un personaggio stereotipato oltre ogni immaginazione e senza alcuna sorpresa in corsa. Tragica ancora una volta la situazione di Will e Joyce Byers (Noah Schapp e Winona Ryder), che ancora si trascinano dietro le conseguenze dei fatti dell’anno precedente ma con il ragazzino che risulta ora molto più presente e capace di una buonissima interpretazione, dovendo più volte giostrarsi tra il suo io reale e ciò che è diventato.

Dopo una partenza col freno tirato per poter tirare le fila del prosieguo, Stranger Things regala una seconda stagione dal ritmo decisamente sostenuto, che si spezza solo nel momento in cui la bravissima Millie Bobby Brown, che qui torna nel ruolo della speciale Undici, decide di compiere un particolare viaggio alla ricerca di sé stessa e del suo passato, un momento che sembra avere ben poco a che vedere con i fatti di Hawkins e che anzi nasconde forse un incipit del futuro della serie (Stranger Things 3 è già stata confermata e prevista per l’inizio del 2019). Per fortuna questo particolare spezzone si conclude nell’arco di un solo episodio, facendo tornare la serie sul cammino prestabilito senza dare troppe noie allo spettatore ansioso di sapere quale sarà la fine di tutto che purtroppo si risolve senza troppi colpi di scena. Forse è anche questa una pecca della seconda stagione, quella di non aver regalato il climax finale che in un prodotto seriale determina sempre una spinta in più per attendere il futuro della serie.

Come per la prima stagione, non ci troviamo nel campo dell’horror puro, quanto piuttosto della suspance ben costruita condita da scontri prolungati. Anche Stranger Things 2 punta a tenere sempre sull’attenti lo spettatore con scene create ad hoc e musiche tese, ma è innegabile come la nuova stagione si presenti come molto più ricca d’azione rispetto alla sua prima apparizione, questo grazie anche a effetti speciali sfruttati in maggior quantità. Forse la seconda stagione non è riuscita a replicare l’incredibile prima apparizione di Stranger Things in quanto a stupore e clamore, ma i fratelli Duffer hanno dato nuovamente vita ad una serie estremamente godibile, ricca di intrattenimento e della quale i difetti si contano sulle dita di una mano, e tra questi, per quanto riguarda prettamente il pubblico italiano, cito anche un doppiaggio che non mi è sembrato sempre all’altezza. Ora, però, mettiamoci l’anima in pace. Il Sottosopra, del quale vogliamo sapere molto di più di quello che conosciamo ora, tornerà solamente tra circa 15 mesi, e con esso anche Will, Mike, Dustin, Lucas, Undici, Nancy, Jonathan, Jim, Joyce e Steve. Nomi che già sono impressi nella storia delle serie TV, senza alcun dubbio.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.