The Gifted – La recensione del primo episodio della nuova serie FOX

Di Andrea "Geo" Peroni
20 ottobre 2017

Mentre la branca dei diritti cinematografici Marvel controllata dalla Disney segue una linea ben precisa (ma non sempre di qualità, vedasi Inhumans di cui vi ho parlato qui), gli X-Men in mano a 20th Century Fox rimangono in una situazione più particolare. Dopo la trilogia originale e i reboot/retcon/prequel dei vari L’inizio, Giorni di un futuro passato e dell’aberrante Apocalisse, l’universo dei mutanti caratterizzato da una timeline sempre più incomprensibile tenta di farsi strada con un nuovo prodotto televisivo. The Gifted esordisce finalmente anche in Italia, e si tratta della seconda serie TV FOX ispirata al mondo degli X-Men quest’anno dopo la psichedelica Legion che cerca di espandere un franchise negli ultimi anni caratterizzato dalla qualità molto altalenante.

In The Gifted, tanto per cominciare a parlare di questo primo episodio, non esistono gli X-Men. O per meglio dire, esistevano, in quanto il gruppo di supereroi mutanti addestrati dal professor Xavier risulta scomparso come più volte affermano i protagonisti. Ambientata ai giorni nostri o forse in un futuro vicinissimo, la serie racconta di come il gene mutante stia ancora creando problemi a chi lo possiede. I Mutanti sono una realtà, non più una ipotesi o una leggenda come si credeva 50 anni fa, ma la popolazione non è così propensa ad accettare questi esseri, visti da molti come una minaccia a causa dei loro incredibili poteri. Una storia di fondo, insomma, già vista e sentita più volte, che peraltro Marvel Television sta sfruttando anche per gli Inumani di Agents of SHIELD, ma The Gifted cerca di mantenere una sua identità precisa nella quale i drammi della perdita e quelli famigliari la fanno da padrone rispetto alla mera componente eroistica.

Il pilot di The Gifted, diretto dal veterano degli X-Men Bryan Singer (regista e sceneggiatore di ben 4 film della serie), ci presenta un mondo molto differente da quello che abbiamo sempre visto nelle varie incarnazioni del franchise, tutto nei soli 45 minuti che compongono l’episodio. Come detto, i Mutanti sono alla stregua dei ricercati, sia dal governo americano che dalle Sentinelle che qui diventano un corpo operativo molto differente da quello visto nei fumetti. I “protagonisti” storici degli X-Men, come Wolverine o Ciclope, lasciano spazio a nuove leve, giovani umani mutati che solo di recente hanno scoperto e sviluppato i loro poteri, e che per questo vengono perseguiti per non si sa ancora bene quali ragioni. Dove sia finita la scuola di Xavier, o per quale motivo i Mutanti siano così temuti, non ci è dato saperlo. Almeno non ancora. Ma il tema della persecuzione delle minoranze, per quanto forse attuale proprio in un Paese come l’America, è stato sfruttato sin troppe volte dai Mutanti di casa Marvel per essere ritenuto qualcosa di appetibile sulla scena.

Premesso che la tematica si adatta molto bene alla Storia (con la s maiuscola, attenzione) degli X-Men, il problema di The Gifted non sta tanto nel setting che è stato creato dagli sceneggiatori, quanto nella realizzazione di un episodio, il primo, che non ci ha convinto pienamente. Riconosco un certo potenziale in questa serie, ma a patto che la narrazione si dia di tanto in tanto un freno per spiegare efficacemente alcuni passaggi e far evolvere al punto giusto i personaggi. Jamie Chung e la sua Blink risultano per il momento un mero espediente per spiegare la missione di Eclipse, Thunderbird e Polaris, coloro che potremmo definire come i vigilanti a protezione dei nuovi mutanti in circolazione. C’è poi la linea narrativa che coinvolge la famiglia Strucker, il vero punto di rottura delle vicende di The Gifted. Reed e Caitlin Strucker si ritrovano tra le mani due figli, Lauren e Andy, dotati di poteri. Il ragazzino, in particolare, in preda al panico per la prima manifestazione dei suoi poteri, sarà la causa scatenante della fuga della famiglia Strucker, le cui vicende finiranno con l’intrecciarsi inevitabilmente con Eclipse e il suo gruppo.

Anche per la famiglia Strucker, però, c’è ben poco tempo per fermarsi a riflettere. Le tempistiche di Un dono, una maledizione sono crudeli, e nella seconda metà dell’episodio risultano esagerate tanto che il risvolto finale, abbastanza prevedibile, arriverà in seguito a fatti poco chiari e ad una scena particolarmente confusionaria. Per il momento, però, non si può giudicare il libro dalla copertina. Singer e il suo team hanno fatto da apripista, con pochi ma gradevoli effetti speciali, ad una nuova serie supereroistica, che forse ci ha lasciato ben poco di originale in termini di storia ma che potrebbe presto riservare un buon proseguimento per quanto riguarda i fattori in gioco, mai sfruttati prima d’ora in un prodotto d’intrattenimento televisivo o cinematografico. Non è facile avere a che fare con gli X-Men, le cui tematiche sono ricorrenti e non proprio varie se l’intento è quello di realizzare un prodotto adeso alla realtà (non vedremo mai, che so, un X-Infernus), ma gli addetti ai lavori su Legion hanno saputo piacevolmente sorprenderci. Chissà se con The Gifted accadrà lo stesso.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.