Westworld 2×01 – La recensione

Di Andrea "Geo" Peroni
23 aprile 2018

Parte col botto la seconda stagione di Westworld, la serie rivelazione del 2016 della HBO che si è fatta attendere per oltre 18 mesi. Del resto, la mole di personale e lavoro impiegato per cotanta magnificenza non sembra neanche lontanamente quello di una tradizionale serie per la TV, mondo sempre più popolato e che sta sfornando a intervalli regolari grandi capolavori. Westworld non fa eccezione, e dopo l’incredibile chiusura della prima stagione ecco che la serie torna sugli schermi americani (lo farà dal 29 aprile su Sky) con un episodio solido e che apre ad una nuova grande storia.

Journey into Night, primo episodio della seconda stagione di Westworld, inizia lì dove la serie ci ha lasciato. Il piano di Ford ha avuto inizio: trasformare il parco di Westworld in una nuova gigantesca storia, che porta i residenti robotici a ribellarsi all’uomo. Come riferisce Bernard, il quale vediamo particolarmente in crisi per via della sua particolare natura lungo tutta la durata dell’episodio, i residenti hanno in qualche modo avuto un cambio nella programmazione, secondo la quale non riconoscono più la differenza con gli umani e non ne seguono più gli ordini. Westworld è nel panico, Dolores ha iniziato la sua personale crociata a caccia del vero significato della sua vita, mostrandoci un lato oscuro della ragazza che abbiamo imparato ad amare nella prima stagione. Nel cliffhanger finale, poi, si aprono inquietanti prospettive per il futuro: non c’è più spazio per l’uomo nel mondo di Westworld?

Come sempre, l’episodio, della durata di circa 1 ora e 15 minuti, dirama il suo gigantesco filone narrativo in tante piccole porzioni, dedicate ai vari protagonisti. Bernard, Dolores, ma anche ciò che sta accadendo nella sede dell’azienda che gestisce Westworld, e naturalmente anche William, l’Uomo in Nero, il quale continua a mantenere la sua aria di mistero di fascino che si porta dietro da anni nonostante abbiamo già scoperto la sua clamorosa identità. Se c’è una cosa di cui ci possiamo lamentare in questo ritorno di Westworld, è proprio la mancanza, o forse la sensazione della mancanza, di un alone di mistero che invece prima era onnipresente. I piani temporali rimangono due ma quello più lontano fa poca presa almeno fino al finale, l’azione è molto lineare, ma la puntata, a discapito di questo importante cambio di rotta rispetto alle “classiche” puntate di Westworld, rimane un prodotto estremamente godibile e grandioso.

Le ambientazioni sono come sempre eccezionali, le sequenze più cupe e tese riescono a restituire allo spettatore tutta l’angoscia di uomini e donne lasciati alla mercé di un mondo, quello di Westworld, che non ha alcun riguardo nei loro confronti, non più. Siamo noi che creiamo i nostri demoni, diceva Oscar Wilde. I demoni di Westworld si sono scatenati, e ora noi non vediamo l’ora di scoprire cosa ci attende nelle prossime puntate nelle quali scopriremo anche i segreti degli altri parchi a tema sparsi per il mondo. La nuova stagione di Westworld, probabilmente, non poteva iniziare in un modo migliore.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.