The Walking Dead – Recensione dell’ottava stagione

the walking dead 8
Di Alberto "Seven" Baldiotti
27 aprile 2018

Prima di scrivere qualsiasi parere personale a riguardo di The Walking Dead 8 è doveroso fare una piccolissima precisazione. Chi scrive questa recensione è un grande appassionato di The Walking Dead, ma al contempo ne è uno spettatore critico. Commentare la serie TV ideata da Robert Kirkman infatti è diventata un’operazione abbastanza complicata: il pubblico si è letteralmente spaccato in due, tra chi ritiene che la serie debba terminare e chi la sostiene a gonfie vele, sempre e comunque. Dopo l’uscita di ogni puntata il pubblico del Web si scatena sui social, sotto i trailer delle puntate successive, YouTube vede fiorire video di anticipazioni, di “teorie del complotto” sul futuro della serie: tutti segnali che fanno intuire come TWD riesca ancora oggi a suscitare emozioni, nel bene e nel male.

Qualcuno di voi probabilmente si sarà già chiesto: perché scrivere una recensione dell’ottava stagione? A detta di molti fan, l’ultima stagione proposta da AMC ha segnato una sorta di “inversione del trend”, una piccola rivincita e rinascita dopo parecchi svarioni e tempi morti, che hanno fatto perdere allo show gran parte dell’enorme potenziale di cui disponeva sin dall’inizio. Vi confessiamo già da ora che, nonostante questa stagione ci sia piaciuta molto di più della precedente, sono presenti (ancora, purtroppo) una serie di alti e bassi presenti da svariate stagioni, meno pesanti sul contesto ma comunque dannosi all’immagine della serie Tv sotto alcuni punti di vista.

ATTENZIONE: MASSICCIA PRESENZA DI SPOILER! Proseguite nella lettura a vostro rischio e pericolo.

the walking dead 8

The All-Out War

E’ necessario innanzitutto ripercorrere brevemente il percorso che ha portato alla genesi dell’ottava stagione. La stagione precedente aveva offerto agli spettatori l’ingresso in scena di una figura tanto “pesante” quanto apprezzabile nelle sue svariate sfaccettature. Ovviamente stiamo parlando di Negan, da molti ritenuto uno dei villain meglio riusciti nella storia dei fumetti. Le ultime due stagioni di The Walking Dead infatti hanno seguito il plot narrativo del comics: Negan ha messo in atto un vero e proprio predominio, territoriale ma soprattutto psicologico, ai danni di un Rick ormai declassato a “burattino” del nemico. Il finale di stagione ci aveva riservato una (scontata) sorpresa: l’alleanza tra Rick, il Regno di Ezekiel e Hilltop riesce a prendersi una rivincita nei confronti dei Salvatori, facendo capire che i giochi non sono assolutamente conclusi.

Proprio da qui riparte The Walking Dead 8, cominciata nel segno dell’eloquente titolo The All-Out War. L’alleanza sottoposta a Rick, Ezekiel e Maggie è riuscita ad assumere una struttura compatta, in grado di fronteggiare la strapotenza dei Salvatori, i quali tuttavia rappresentano ancora un duro avversario da sconfiggere. La sfida Rick vs. Negan non è più una semplice ribellione del primo sedata dal secondo, ma ha assunto i connotati di una vera e propria guerra, dove entrambe le parti studiano il territorio, cercano alleanze e mettono pressione al nemico in qualsiasi modo possibile.

Negan, un Giulio Cesare nell’apocalisse zombie

Più o meno sorprendentemente, nel corso di tutta l’ottava stagione ci è stata offerta un’immagine di Negan non più capo assoluto e indiscusso dei Salvatori. Probabilmente c’era da aspettarselo, perché le ferree regole del villain hanno creato più malcontento che felicità all’interno del Santuario, ma questo si sapeva già. In particolare, però, è stato interessante vedere come la gerarchia della fazione sia stata minata da due figure in particolare, Simon e Dwight, rispettivamente uno il braccio destro, l’altro il più fidato servitore di Negan. Entrambi i personaggi sono riusciti finalmente ad esprimere i propri risentimenti nei confronti del loro boss e ad agire di conseguenza: nella terzultima puntata è emblematica la scena dove i due, una volta trovata l’auto di Negan in fiamme, decidono di darsela a gambe e di assumere il controllo dei Salvatori, dando per scontato che il loro leader fosse morto carbonizzato a seguito di un incidente.

In questo contesto i registi sono riusciti a ricreare alla perfezione la psicologia di due personaggi estremamente carismatici, in modo ovviamente diverso. Dwight è l’emblema della sete di vendetta, del silenzioso doppio gioco e del “finto sorriso” in grado di ingannare chiunque; Simon, dopo aver assunto (per breve tempo, suo malgrado) il controllo dei Salvatori simboleggia l’impulsività e la violenza, atteggiamenti che in un certo senso rappresentano l’opposto di Negan, grande stratega, freddo calcolatore e violento solo se necessario. Entrambi i personaggi hanno “pugnalato alle spalle” Negan in un modo o nell’altro: Dwight facendo la spia a favore di Rick e della sua alleanza, Simon pianificando la caduta di Negan e la presa al comando dei Salvatori nelle proprie mani. Rimarrà nelle più belle memorie degli appassionati la sfida tra Negan e Simon a suon di cazzotti, un duello a quattr’occhi senza troppe riflessioni morali e preamboli noiosi, che ha liberato una volta per tutte gli spettri d’odio celati negli animi dei due villain.

Per ultimo, ma solo in ordine cronologico, ci ha colpito lo stravolgimento causato da Eugene, personaggio ambiguo che era diventato ormai una delle persone più fidate di Negan. Nell’ultima puntata la serie ci ha proposto un ribaltone di trama non da poco: con il sabotaggio delle munizioni ai danni di Negan e della sua ciurma, abbiamo potuto capire come Eugene sia rimasto in qualche modo legato ai suoi vecchi compagni, non lasciandosi trascinare fino in fondo dai piani di Negan. Una volta scoperto il sabotaggio nell’episodio finale si completa definitivamente il “cesaricidio” di Negan, leader dapprima indiscusso, ora tradito e incompreso, ma che combatte fino all’ultimo. L’immagine di Negan ormai k.o. e senza alcuna possibilità di portare a termine i suoi piani ha colpito moltissimi fan, una testimonianza di come il villain sia riuscito ad entrare nel cuore dei fan, soprattutto grazie ad una grandissima personificazione recitata da Jeffrey Dean Morgan, davvero eccellente dalla prima all’ultima puntata.

the walking dead 8

Carl, catalizzatore e cuore pulsante della stagione

Nei canali YouTube dedicati a The Walking Dead sono fioriti, fino alla puntata precedente la morte di Carl, video che complottavano un futuro della serie nel nome di Old Man Carl, con un Rick ucciso per mano di Negan. In ogni caso, la scomparsa di Carl è stata un colpo al cuore per tutti. Senza mezzi termini, il figlio di Rick rappresentava in qualche modo una speranza verso il futuro: il suo coraggio, la sua determinazione e il suo ardente desiderio di poter costruire una nuova civiltà sono stati fortunatamente trasmessi a Rick mediante le lettere scritte prima di morire. A dire il vero, una speranza per il futuro è rappresentata (più o meno simbolicamente) ancora da altri personaggi secondari: Gracie, la bambina recuperata da Rick durante un’incursione in un avamposto dei Salvatori, Judith e Henry, nonostante quest’ultimo abbia causato qualche grattacapo alla compagine di Hilltop.

La chiave di lettura per poter capire l’importanza di Carl in questa stagione va riposta in Siddiq, un personaggio a sua volta incredibilmente importante, nonostante sia passato un po’ in secondo piano. Con tutta probabilità è proprio Siddiq, una sorta di “alter-ego di Carl”, a rappresentare il futuro, la speranza di un qualcosa dopo la tempesta. Carl infatti decide di salvarlo, contro qualsiasi aspettativa di un Rick sfiducioso nei confronti di persone esterne alla propria alleanza. Ma è stato proprio quel gesto di Carl, quella decisione di fidarsi e di porre a lato qualsiasi egoismo, a far letteralmente sbocciare un fiore nel bel mezzo del grigiore portato non tanto dalla guerra con Negan, ma dalla perenne necessità di sopravvivere a discapito del prossimo, in un mondo in cui l’ostilità più grande è rappresentata proprio dagli esseri umani.

Lo stesso Negan, dopo aver saputo della morte di Carl, riesce in qualche modo a “scendere dal palcoscenico” per qualche istante e a muovere i propri sentimenti più profondi; nel finale di stagione Negan rivela a Rick di aver ucciso Abraham e Glenn al posto suo, proprio per non sconvolgere Carl, sul quale lo stesso Negan ha riposto grande fiducia. In tutto questo Carl ha dato il via ad una serie di eventi che condurranno (probabilmente) a quel futuro di serenità e cooperazione sperato dal giovane. Carl è stato quindi il principale mediatore della triade Carl-Rick-Negan, terzetto così lontano, ma al contempo così vicino per tutto il corso della stagione; resta da vedere se Negan riuscirà a recepire il messaggio mandatogli da Carl e dal padre, collaborando con Rick e riuscendo in qualche modo a redimersi.

Pagine: 1 2



Studente universitario e gamer nel tempo libero, la sua passione videoludica non ha confini. Questa passione nasce a 4 anni, quando si ritrova a giocare Doom II su un vecchio computer acquistato dal padre. Appassionato di giochi open-world e GDR, le sue pietre miliari sono le serie di Grand Theft Auto, Fallout e The Elder Scrolls. A fianco di ciò, la tecnologia e lo sport giocano un ruolo fondamentale nei suoi interessi, ed adora restare informato sulle ultime novità nei rispettivi settori.