Samsung presenta Wemogee, l’app per comunicare attraverso le emoji

Samsung Wemogee
Di Diego "Lanzia" Savoia
11 aprile 2017

Durante una conferenza tenutasi stamane allo Sheraton Diana Majestic di Milano, Samsung Electronics Italia e l’agenzia pubblicitaria Leo Burnett Italia hanno presentato Wemogee, la prima app gratuita di messaggistica istantanea nata pensando alle persone colpite da afasia e, in generale, da disturbi del linguaggio. L’applicazione permette infatti di comunicare con i propri familiari e amici tramite emoji, una via percorribile facilmente anche da chi soffre di determinati disturbi. Analizziamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Innanzitutto: che cos’è l’afasia? È una disturbo acquisito del linguaggio, una patologia molto complessa che colpisce 3 milioni di persone in tutto il mondo, 200.000 solo in Italia. L’afasia comporta la perdita della capacità di comporre e comprendere pienamente il linguaggio, ed è causata da lesioni dell’area di Broca e di Wernicke, zone del cervello dedicate proprio alla comunicazione. La causa di ciò è da ricercarsi negli ictus, o più in generale in traumi di tipo emorragico o ischemico. L’afasia, oltre a generare problemi nella comprensione verbale, comporta fatica nel nominare gli oggetti, portando addirittura ad una denominazione errata (in tal caso si parla di anomia). Questo scatena rabbia e aggressività nel paziente che, pur provando tutte le emozioni che conosciamo, non è in grado di esprimersi in maniera fluida e comprensibile.

Proprio per trovare un rimedio a questa problematica è nata Wemogee, un’app dall’interfaccia semplice e ordinata, nella quale un afasico può comunicare senza quelle difficoltà che sarebbero evidenti in uno scambio vocale. Il funzionamento dell’applicazione è in realtà tanto semplice quanto geniale: in poche parole si tratta di un traduttore testo-emoji che consente agli afasici di comprendere i messaggi proprio attraverso le emoji. Uno dei due interlocutori scriverà dunque un testo, che verrà visualizzato sotto forma di emoji dal ricevente. La traduzione è immediata, ed è disponibile sia in lingua italiana che inglese, dato che Samsung spera di poter ampliare il pubblico di Wemogee, oltrepassando i confini nazionali. Per il momento, però, si inizia a sperimentare in Italia, e il lancio avverrà il 28 Aprile 2017 su Google Play Store per Android, App Store per iOS e Galaxy Apps per Samsung.

Come ci è stato raccontato durante la conferenza, l’idea è nata grazie a Stefano di Leo Brunett, il cui padre soffre del disturbo di afasia. In collaborazione con il personale medico si sono poi ottenuti dei chiari riscontri scientifici e, successivamente, con l’appoggio di Samsung tutto ciò si è trasformato in app. In Wemogee potremo scegliere tra un vocabolario di oltre 140 frasi, sviluppato in collaborazione con Francesca Polini, Dottoressa Logopedista e Docente presso l’Università degli Studi di Milano, riguardanti i bisogni primari ma comunque legati a ciò che è fondamentale trasmettere: le emozioni. Nell’app troviamo infatti 6 macro categorie di riferimento (vita quotidiana; mangiare e bere; sentimenti; aiuto, attività ludico-ricreative, ricorrenze e celebrazioni) in cui ogni frase corrisponde ad una ben precisa sequenza di emoji. “I pazienti afasici comprendono gli emoji perché rappresentano tutti gli aspetti delle emozioni. Il gesto, il disegno e tutta la mimica è perfettamente conservata in comprensione e spesso anche nella produzione. A questo fine è utile che ci sia un elenco ben definito di frasi, che devono essere riferite ai bisogni più immediati in modo che il paziente sia facilitato e che il supporto sia di aiuto alla comunicazione e che non mandi il paziente in uno stato di frustrazione” aggiunge Francesca Polini.

Samsung Wemogee

Non è stato affatto facile mettere a punto ogni combinazione, ci spiegano i relatori: il limite prefissato era di 4 emoji per frase, e inoltre è stata adottata una pulizia grafica per rendere il tutto più accessibile e comprensibile. Un grande aiuto verso le persone che soffrono di determinati disturbi del linguaggio, che spesso evitano di chiedere aiuto sentendosi un peso. Inoltre, le emoji sono capaci di trasmettere addirittura più emotività rispetto ad una frase, spesso sintetica e distaccata. Una sezione importante nell’app è quella relative alle richieste impellenti, fondamentali nell’aiuto al paziente. Inoltre, ci è stato segnalato come ci si sia concentrati maggiormente sulla sfera emotiva piuttosto che pratica, introducendo frasi importanti dal punto di vista umano, oltre ovviamente a classiche richieste tipo “Ci troviamo per un aperitivo stasera?”. Mentre si attende una futura introduzione della riproduzione vocale (ulteriore aiuto per gli afasici), è presente la sezione “Training”, indispensabile per allenare il paziente e i familiari a comprendere meglio le traduzioni testo-emoji. Wemogee è utile per comunicare a distanza, certamente, ma è altrettanto indispensabile per parlare con chi ci sta intorno, sfruttando l’app come se fosse un traduttore istantaneo.

Elio Clemente Agostoni, Direttore del Dipartimento Neuroscienze presso l’Ospedale Niguarda di Milano, che ha seguito da vicino tutte le varie fasi di sviluppo scientifico di Samsung Wemogee, afferma: “Nel tradizionale trattamento dei disturbi del linguaggio, le immagini e i gesti hanno un ruolo fondamentale perché oltrepassano la barriera della verbalità. In questo senso, Samsung Wemogee rappresenta una vera e propria nuova metodologia di comunicazione. L’inserimento di risposte suggerite, di fronte a determinate domande, rappresenta un modello di interazione semplice, che agevola l’utilizzo da parte del paziente afasico limitando le sue possibilità di scelta e di conseguenza le possibilità di errore.”  Lo stesso neurologo ha specificato che è possibile fornire un così importante ausilio anche a chi soffre di altri disturbi del linguaggio, oltre all’afasia, semplicemente adattando quella che è a tutti gli effetti un’idea rivoluzionaria. L’espansione di Wemogee sarà rapida sia per il suo indispensabile funzionamento, ma anche perché Samsung e Leo Burnett sono in contatto con diversi istituti ospedalieri nazionali.

Samsung Wemogee

Il Dottor Giuseppe Sciarrone, Consulente Neurochirurgo presso l’ospedale Humanitas Gavazzeni di Milano, che ha contribuito con la sua consulenza allo sviluppo di Samsung Wemogee, conferma che “Il paziente afasico viene depauperato di tutta una serie di aspetti che riguardano non solo la sussistenza, ma anche la sfera affettiva. Questo naturalmente fa scaturire anche nelle persone che gli sono accanto una sorta di frustrazione e di impotenza, che porta il soggetto a chiudersi sempre di più in sé stesso. Samsung Wemogee è un’app estremamente innovativa perché attraverso un’interfaccia semplice e intuitiva consente all’afasico, di non sollecitare in maniera eccessiva la rete ideativa del suo cervello, offrendo al tempo stesso la possibilità di avere un’interazione quasi fluente con le persone che lo circondano”.

“Abbiamo creduto fortemente nel progetto Samsung Wemogee fin dalle prime fasi di sviluppo, e l’approvazione da parte dei nostri partner sulla reale efficienza dell’app per tutte le persone afasiche, ha rafforzato ancora di più in noi la convinzione sulla sua effettiva utilità sociale. Con questo progetto confermiamo la nostra vocazione nel mettere a disposizione della società tutto il nostro know-how tecnologico, perché la responsabilità sociale è uno dei valori cardine di Samsung, sia in Italia che a livello globale, e siamo coscienti di quanto la tecnologia possa essere un potente strumento di emancipazione e inclusione sociale” commenta Mario Levratto, head of marketing & external relations di Samsung Electronics Italia.

Samsung Wemogee

“Samsung Wemogee è un progetto che segna uno spartiacque nella relazione tra agenzia di pubblicità e cliente e che ci ha coinvolto sia professionalmente che emotivamente. Abbiamo la sensazione di aver contribuito a fare qualcosa di davvero grande.” afferma Francesco Bozza, Direttore Creativo Esecutivo di Leo Burnett Italia.

Una nuova interessante iniziativa da parte di Samsung Electronics Italia, che mostra sempre in prima linea il settore della responsabilità sociale, che vede la tecnologia come strumento di coesione e di inclusione. Ricordiamo infatti il progetto Smart Future”, nato nel 2013 per digitalizzare la didattica così da garantire il giusto approccio tra gli insegnanti e i millennials (attualmente attivo in 170 scuole italiane). L’iniziativa include anche le “Scuole in Ospedale”, in cui si mira all’innovazione dedicata ai bambini costretti ad un periodo di lunga degenza. Infine non vogliamo tralasciare “Off 4 A Day”, contro il cyberbullismo e, di conseguenza, a favore di un utilizzo responsabile della tecnologia e di Internet.

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Appassionato di tutto ciò che riguarda la tecnologia, il suo interesse spazia in particolare nel mondo dei videogiochi e dell'informatica. Ama ogni genere videoludico, ma predilige i giochi d'azione e le avventure grafiche.