Anteprima – Last Day of June

Last Day of June
Di Andrea "Geo" Peroni
13 giugno 2017

Con God of War, Detroit: Become Human, Spider-Man, The Last of Us: Part II e compagnia in attesa, potrebbe una piccola e modesta (ma apprezzata) software house italiana ritagliarsi il proprio spazio anche su PS4? Assolutamente sì, se parliamo di Ovosonico e del suo nuovo Last Day of June. La software house che nel 2014 pubblicò Murasaki Baby su PlayStation Vita è in cammino per compiere il grande passo e approdare sull’ammiraglia di casa Sony, oltre che anche su Steam, e lo fa con un titolo dalla forte carica emotiva che, in soli 15 minuti di presentazione a porte chiuse a Roma, ha rischiato di far scendere più di una lacrima ai presenti.

La demo hands-off di Last Day of June è stata presentata da Massimo Guarini, creative director di Ovosonico, che ha potuto presentare la sua nuova creatura e raccontare anche alcuni aneddoti sulla sua creazione. Nato dalle semplici note di una canzone, Last Day of June è un’esperienza particolare, quasi onirica in alcune sue componenti, e che viene raccontata al giocatore in uno stile tutto suo con l’intento di emozionare e far riflettere, andando oltre al concetto di videogame mainstream. Per come è stato concepito, il gioco può essere definito come un’avventura grafica con enigmi, ma il gameplay non sarà statico, anzi. L’evoluzione della storia e i cambiamenti talvolta traumatici nella vita dei due protagonisti si rifletteranno totalmente sull’efficacia del gameplay, modificandolo anche radicalmente rispetto a soli pochi minuti prima. Perché con Last Day of June, Ovosonico vuole far capire una cosa al giocatore: il cuore deve essere pronto a forti avvenimenti e cambiamenti, a schermo così come purtroppo accade anche a noi, nella vita reale, quando la cruda realtà ci mette di fronte a sfide che pensiamo di non riuscire a portare a termine.

Al centro dell’attenzione di Last Day of June ci sono i due protagonisti. June, pittrice e perdutamente innamorata del marito, Carl, che lei ritiene si sottovaluti troppo spesso ma il cui amore per la moglie non incontra titubanze o ripensamenti. Nei 15 minuti che Ovosonico ha concesso alla platea, l’oggetto della prova è stato il prologo del gioco, accompagnato dai credits degli addetti ai lavori. E questi 15 minuti sono bastati per comprendere che il gioco ci metterà di fronte a dure prove emotive.

Un tramonto sul lago, con un piccolo pontile di legno sul quale si trovano Carl e June. È così che si apre, sfortunatamente per il giocatore e i personaggi, l’ultimo giorno di June. Proprio come da titolo, il prologo del gioco sarà crudele da subito e ci mette di fronte alla verità dei fatti. Un tragico incidente pone fine alla vita di June, e Carl, che prima trovava l’unica forza per andare avanti nella propria splendida moglie, cade a pezzi. Proprio come la propria vita. Impegnato a raccogliere fiori per June e ad assaporare il magnifico e coloratissimo tramonto sul lago, il pover’uomo si ritrova su una sedia a rotelle, in una casa fredda e buia che ha perso tutto il calore di una coppia che si amava e di una famiglia che stava realmente nascendo. Lo studio nel quale June pitturava è ormai un santuario, e Carl fa fatica ad entrarvi. Non sappiamo quanto tempo sia trascorso tra i fatti del prologo e quelli dell’inizio reale del gioco, ma per come vediamo le cose dal punto di vista di Carl il tempo è ormai un concetto relativo e di secondaria importanza, di fronte alla grave perdita che lo ha colpito e che gli ha rovinato l’esistenza.

Oggi più che mai, dopo aver visto in azione Last Day of June in compagnia del buon Guarini, visibilmente emozionato per aver portato ad un evento così importante la sua nuova creazione (il gioco è anche a Los Angeles all’E3, tanto per farvi capire il suo successo mediatico), abbiamo voglia di sapere di più su questo titolo e averlo tra le mani il prima possibile. Del resto, come il creative director ha suggerito, “non tutti i giochi sono conquista quello o spara agli zombie”. Un medium come questo, tanto caro a noi, ha la possibilità di fare cose che letteratura e cinema fanno già da tempo immemore. Raccontare una storia facendola vivere in prima persona, esperienza forse anche più significativa di quella che può essere un film. I protagonisti, nel bene e nel male, siamo noi, e siamo costretti a portarci dietro anche quelle emozioni che, forse, vorremmo lasciarci alle spalle.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.