Call of Duty: Black Ops 3 Zombies – Recensione

Call of Duty Black Ops 3 III Zombies
Di Andrea "Geo" Peroni
8 novembre 2015

Ci troviamo di fronte al Call of Duty probabilmente più completo di sempre, che tra campagna, multiplayer e modalità zombie può vantare un’offerta senza precedenti nella storia del franchise. Proprio per questo motivo, e per la storia che Black Ops Zombies rappresenta per Uagna.it, abbiamo deciso di suddividere la recensione di Call of Duty: Black Ops 3 in due parti, dedicando l’appuntamento di oggi a parlare totalmente della modalità zombie.

Con Black Ops 3 Treyarch da un taglio al passato: in World at War la modalità zombie era solo accennata; in Black Ops il progetto divenne molto più ambizioso, e vennero proposte fin dal day one 3 mappe (Kino der Toten, Five e Dead Ops Arcade); in Black Ops 2, invece, complice il boom dei season pass legati alle grandi produzioni, i giocatori furono solamente stuzzicati sulle potenzialità della nuova modalità zombie, con la sola mappa TranZit (senza ovviamente contare tutte le piccole porzioni della suddetta TranZit, quali Deposito, Fattoria e Città) da poter essere provata (e non dimentichiamoci comunque di Nuketown Zombies). Con il nuovo capitolo della serie, dicevamo, Treyarch ha voluto osare molto di più, e puntare su quella che probabilmente è una delle modalità secondarie più riuscite nella storia dei videogiochi, per ambientazioni, gameplay, storia, segreti e coinvolgimento. Shadows of Evil e The Giant rappresentano infatti sia un punto di arrivo della modalità zombie, sia un nuovo inizio, e questo in tutti i sensi.

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SI TORNA ALL’INFERNO

Inutile divulgarci troppo su quella che potremmo definire come la storia dietro agli avvenimenti di Black Ops 3 Zombies, questo perché, come sicuramente saprete, anche noi di Uagna.it abbiamo cercato più volte di raccogliere tutti i pezzi del puzzle creato da Treyarch per spiegare cosa realmente sta accadendo con il succedersi delle nuove mappe. Non è questo il luogo né il momento per parlarne, questo perché una storia così intricata come quella della modalità zombie richiede uno studio approfondito e un’analisi molto accurata, anche perché (allerta spoiler) la presenza di registrazioni di Ludwig Maxis all’interno di Shadows of Evil, che ricordiamo è legata a Mob of the Dead, apre a tantissimi nuovi scenari interpretativi. Vi basti sapere che questa storia, che resta ancora per certi versi oscura, rimane comunque un grandissimo pregio di Black Ops 3 Zombies, che riesce a intrattenere e a coinvolgere nello stesso tempo, quasi “costringendo” il giocatore ad esplorare ogni millimetro quadrato di Morg City per poter estrapolare tutti i segreti della mappa.

Discorso simile per The Giant, il remake della mappa Der Riese presente per la prima volta su Call of Duty: World at War. L’intenzione di Treyarch è stata sicuramente quella di far emozionare i fan di lunga data, ma non solo. The Giant non rappresenta solamente una nuova visita al laboratorio del Gruppo 935, ma anche l’opportunità di scoprire cosa è effettivamente successo dopo i fatti di Origins, mappa della quale ritroveremo anche diversi elementi (che ci hanno a dir poco scioccato, come dimostra l’immagine sottostante).

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PASSEGGIARE PER MORG CITY

Il primo impatto su Shadows of Evil è abbastanza traumatico, ma un veterano della modalità zombie si abituerà molto facilmente, questo perché in questa mappa il gameplay presenta delle numerose somiglianze con quello di Mob of the Dead, da Black Ops 2. Il team al lavoro sulla mappa ambientata nella prigione di Alcatraz (che lavorò anche ad Origins), infatti, viene messo al comando del progetto zombie di Black Ops 3, e ha deciso di prendere tutto quello che di buono era stato introdotto nel titolo precedente. Ma quello che fa più impressione di Shadows of Evil non è tanto il gameplay in sé (come abbiamo appena detto, abbastanza familiare per un appassionato della modalità zombie), ma le dimensioni. Visitare Morg City, almeno per le prime volte, risulterà infatti pari al visitare il labirinto del minotauro della mitologia greca: non saprete dove sarete, il che vi costringerà a ripetere più e più volte la partita, a memorizzare i vostri movimenti, gli oggetti presenti nella mappa e i luoghi speciali. Tutte caratteristiche che da sempre accomunano le mappe dell’esperienza zombie di Treyarch, ma Black Ops 3 offre molto, molto di più, a partire dalle Gobblegum che rappresentano una grande innovazione per la serie. Oseremmo dire che, nei futuri DLC del gioco, ci potremmo aspettare mappe ancora più grandi non solo inteso come dimensioni, poiché abbiamo l’impressione che Shadows of Evil, così come fu TranZit, sia solo un assaggio di quello che gli sviluppatori potranno creare nella generazione attuale.

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UNA CITTA’ NON-MORTA

Quello che salta subito all’occhio non è solo la cura che Treyarch ha riservato alle piccole cose (gli oggetti segreti per l’easter egg, i numerosi riferimenti alla storia zombie, i portali nascosti, ma la lista è ancora lunghissima), ma come abbia deciso di rendere Morg City una vera e propria città. Mai prima d’ora, come in questo capitolo, il giocatore ha la sensazione di trovarsi in un luogo pieno di vita fino a poco tempo prima, con i locali ancora aperti, le auto lungo la strada principale, i grattacieli che si innalzano all’orizzonte. Peccato solo per alcune texture che non sono sembrate propriamente all’altezza. Durante la nostra prova, infatti, abbiamo notato un aspetto grafico molto più curato nella campagna rispetto alla modalità zombie, con alcune texture che faticano ad essere caricate in pochi istanti (provare per credere, osservate i muri del vicolo non appena inizierete la mappa).

L’analisi fin qui condotta lascia pochi dubbi: Black Ops 3 Zombies non ha deluso, anzi. Shadows of Evil ha portato la modalità zombie ad un livello mai visto prima, raggiungendo uno standard qualitativo che da ora in poi verrà preso come riferimento per le prossime mappe di questa modalità. Tutto questo senza togliere meriti anche a The Giant, un ottimo passatempo e un buonissimo extra per questa modalità zombie (anche se, come abbiamo già detto, ci saremmo aspettati qualche novità in più).



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.