Call of Duty tornerà con movimenti “piedi a terra”? – Parte 2

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Di Mauro "Ryuk" Barone
29 novembre 2016

Eccoci arrivati alla seconda parte dell’intervista che Charlie Intel ha dedicato a Josh Olin,  ex Community Manager di Treyarch. La prima parte, qualora ve la foste persa, la trovate cliccando qui. Il futuro dei prossimi Call of Duty sarà l’argomento principale dell’intervista, seguendo d’altronde, lo stesso criterio della prima parte.

D: Siamo nell’anno di Infinite Warfare e Modern Warfare Remastered. Il nuovo CoD, come ben saprete presenta slide, boost e altre meccaniche di movimento futuristiche. Guardiamo un attimo al futuro, al CoD del 2017, come pensi che gli sviluppatori dovranno muoversi nella produzione del prossimo capitolo? Pensi che dovranno ascoltare i feedback che la community di CoD invia ogni giorno per riportare la saga a brillare come una volta?

R: Bene, se vogliamo parlare di cosa Sledgehammer dovrà fare io penso che la nuova arrivata vanti della miglior posizione per portare qualcosa di veramente innovativo. Almeno lo spero, dato che ho molta fede in quei ragazzi. Noi (Josh parla in prima persona della sua esperienza dal 2008 al 2011 con Treyarch) siamo stati lo studio “perdente”, e ciò ci ha portato ad essere capaci di prenderci più rischi. Questa è stata la causa del successo di Black Ops, partendo dal capolavoro di Zombie e tutto quello che abbiamo fatto per quel capitolo. Penso che il prossimo anno Sledgehammer ci stupirà con qualcosa di davvero innovativo, che faccia ritornare la saga ai tempi d’oro perché è ciò che la community si merita. Ormai ci siamo abituati a vedere, da cinque anni a questa parte, una minestra scaldata e riscaldata più volte, con poche innovazioni e molto spesso neanche apprezzate. 

D: Giusto per ricalcare un punto che hai appena citato, quello di portare qualcosa di nuovo, fresco ma allo stesso tempo familiare. Sappiamo entrambi che 3 anni fa, con l’uscita di Advanced Warfare, Sledgehammer ci ha provato, ma con scarsi risultati. Quindi, quando dici che bisogna portare qualcosa di nuovo e fresco, intendi togliere da CoD le meccaniche futuristiche e tornare al combattimento “piedi a terra”? Quale aspetto secondo te porterà aria di innovazione nel prossimo capitolo?

R: Parlando delle mappe penso che ci sia bisogno di qualcosa di più dinamico, dall’inizio, al centro fino ad arrivare al termine della mappa. Tutto deve essere costruito per rendere il gioco più dinamico, che andrà a compromettere anche la durata della partita. Questo è il mio concetto, la mia idea di come Call of Duty debba evolversi e di come loro possano trovare di nuovo il successo ed ispirare nuovi giocatori ad acquistare il titolo. Parlando del movimento invece credo che ci sia davvero la possibilità di racchiudere la fluidità ed il controllo che i giocatori stanno imparando ad apprezzare in questo periodo. Tutto ciò senza dover obbligatoriamente utilizzare boost che elevano il personaggio a vari metri da terra o armature che permettono di correre sui muri. Penso che si possano unire la fluidità del movimento e la letalità nel campo di battaglia senza compromettere le travolgenti emozioni derivanti dal gioco. Per ultimo, Call of Duty ha provato a tramutare il gioco in un sistema basato sulle classi, precisamente sulle personalizzazioni delle classi. Come saprete è iniziato tutto da CoD 4, con il quale avevi la possibilità di personalizzare la tua classe secondo le proprie esigenze di strategia e modalità di gioco anche con l’ausilio delle specialità, aspetto fondamentale della strategia di gioco. I “perk” ti permettono di trarre benefici senza dover rinunciare a qualcosa. Adesso non è più così. Ora devi essere capace di prendere decisioni consapevoli per aggiungere qualche accessorio o specialità, sacrificando altro. Se paragonassimo CoD ad un gioco come Battlefield, quest’ultimo è sempre stato un gioco basato su classi, solo ultimamente ha permesso una maggiore personalizzazione del proprio equipaggiamento. Siamo di fronte quindi ad un evoluzione inversa dei due giochi. Penso che bisognerebbe provare un nuovo approccio per il sistema di personalizzazione delle classi senza farsi prendere troppo dall’intimidazione. 

D: A proposito di specialisti, pensi che i combact rigs di Infinite Warfare siano stati un’elemento positivo oppure un aspetto che ha in qualche maniera degradato il gioco? Sappiamo benissimo che gli specialisti di Black Ops III erano abbastanza diversi da quelli che troviamo in IW. Per esempio il Claw, arma dello specialista Guerrigliero è a dir poco imbarazzante, dato che hai la possibilità di uccidere più avversari in una manciata di secondi.

R: Stiamo parlando sicuramente di un sistema diverso rispetto ai precedenti cod. Per esempio, le specialità davano la possibilità di personalizzare il proprio modo di giocare. Adesso gli specialisti aggiungono delle regole in più che fanno bene anche al mondo dell’eSport. Personalmente mi piacciono questi specialisti, tutti hanno bisogno di regole, il basket, il football ed anche League of Legends. Senza regole è più difficile creare questi tipi di storie, competizioni che vuoi nell’eSport. Per concludere, apprezzo l’impegno nel portare nuove regole all’interno del gioco, ma penso che ci sia un modo più elegante per poterlo fare. 

 



Studente di Scienze della Comunicazione, grande appassionato di sport e videogiochi, in particolar modo degli sparatutto. Con Call of Duty: Modern Warfare 2 è stato amore a prima vista, da allora ama divertirsi con CoD ogni anno, sin dal quarto capitolo della saga. Negli anni ha imparato ad apprezzare giochi di vario genere, come Kingdom Hearts, Bioschock, Gran Theft Auto, Assasin's Creed e tanti altri titoli. Ama tenersi informato sul mondo tecnologico, videoludico e sportivo.