Che cos’è il Game Disorder: la dipendenza dai videogiochi

Di Federico "Blue" Marchetti
9 agosto 2018

L’ OMS ha inserito all’inizio di quest’anno la “dipendenza da videogiochi” tra le nuove patologie del 2018. Chiamata anche “Game Disorder”, descrive il distacco dalla realtà, con il completo assorbimento delle tempistiche e degli obiettivi del gioco. Ne derivano elevate conseguenze negative in ogni ambito della vita della persone, dai rapporti sociali, alle prestazioni scolastiche, lavorative.

Definito come “disordine dovuto a comportamenti di dipendenza” nel manuale diagnostico International Classification of Diseases (ICD), è un vero e proprio disturbo mentale.

Vladimir Poznyak, membro dell’OMS, afferma: “Gli operatori sanitari devono riconoscere che la dipendenza da videogiochi può avere conseguenze molto serie per la salute. La maggior parte dei gamers non ha questo problema, come la maggior parte delle persone che consumano alcol non lo fa in modo patologico“.

Dunque è un problema raro, ma esistente. Ad averne avuto prova sulla propria pelle è stata la mamma di un ragazzo, affetto da dipendenza videoludica, che ha dovuto vedere il proprio figlio allontanato dal Tribunale. Uno dei vari esempi accaduti sul nostro suolo nazionale.

Ma come evitarlo? Il gioco sullo “schermo” è tempo sottratto ad esperienze reali, al gioco libero e spontaneo. Per diventare creativi, felici nella vita, non si ha bisogno di tastiere o di joypad, non si ha bisogno di mouse o Playstation. Si ha bisogno di esperienze reali, di condivisione, di vita. Basterebbe educare sin da piccoli i ragazzi della “nuova generazione” a non confondere la vita reale con il mondo digitale. Basterebbe limitarne l’uso, per avere il giusto divertimento senza strafare.

I videogiochi sono strumenti educativi, che aiutano a sviluppare e migliorare alcune abilità come la capacità di muoversi nello spazio, di risolvere problemi, di aumentare la velocità nei movimenti, la prontezza dei riflessi, ma come in ogni ambito è importante non eccedere altrimenti sopraggiungono effetti nocivi sulla persona.

Spesso i videogiochi possono essere paragonati a dei “libri vissuti”, che hanno una trama simile a quella delle favole. In questo modo entrano in ballo emozioni e sensazioni uniche, portandoci in mondi meravigliosi, fantastici ed accattivanti. Riescono a farci vivere una seconda vita, come dei “libri 2.0”.

Dunque se usati con cognizione possono aiutare a migliorare la “persona”, aiutarci a crescere. Educare attraverso il gioco è possibile, ma sin da piccoli bisogna istruire i gamers, dare loro la capacità di dire “prima il dovere”, dare la giusta importanza ad un mondo irreale, come quello videoludico.

I videogiochi possono essere una parte importante nella crescita di un ragazzo, soprattutto se sin da piccoli condivisi con i genitori. Ciò di cui hanno davvero bisogno i minori è non essere lasciati soli davanti uno schermo.

Scegli il gioco giusto, divertiti, ma soprattutto condividilo.

Articolo scritto in collaborazione con Luca Di Marco



Press play on tape: cresciuto a suon di C64 e Coin-op, mi diverto a seguire l'evoluzione videoludica next-gen. Co-Founder dell'universo Uagna, ho lavorato a fondo per far nascere una community videoludica di successo ma differente dalle altre esistenti. "Sono sempre pronto ad imparare, non sempre a lasciare che mi insegnino".