Ci pensa Uagna – La bella e le bestie

Di Andrea "Geo" Peroni
26 ottobre 2016

È uno scandalo, dice qualcuno. È un insulto, dice qualcun altro. Parliamo oggi, visto che non se n’è parlato abbastanza, del caso Belen Rodriguez. O meglio, cerchiamo di vedere la questione marketing, oggi più che mai componente chiave delle strategie aziendali dei colossi del mondo dei videogiochi, come ciò che rappresenta il più grande problema del videogiocatore medio italiano: la lamentela. Quella irrefrenabile voglia di dire la propria su qualsiasi questione, che può andare dal piccolo e insignificante bug grafico riscontrato nel videogioco appena uscito (“io pago 70 euro per questo?? Voglio essere risarcito!!1!1”) fino alla polemica che ottiene la maggior risonanza mediatica. Ma andiamo per gradi.

Testimonial della, come sempre, imponente campagna marketing di Call of Duty di quest’anno ce ne sono tanti. Il solito Frank Matano, già protagonista insieme all’A.C. Milan per Call of Duty: Black Ops III nella campagna promozionale dello scorso anno, viene infatti affiancato dal rapper italiano Emis Killa e nientemeno che da Belen Rodriguez. Quest’ultima protagonista, nella giornata di ieri, di un video che sicuramente non entrerà negli annali della storia della pubblicità, sicuramente non per meriti positivi. La showgirl argentina è infatti palesemente una annunciatrice che sta leggendo un copione, su un argomento del quale molto probabilmente (ma non ne siamo certi) sa molto poco. Pratica già comune a tanti altri testimonial, comunque. Avete mai visto qualche televendita, senza fare nomi, del materasso dell’elefantino o delle mistiche pentole in acciaio inox 18-10 che non aspettano altro che una nostra chiamata per uscire dal magazzino ove sono contenuti? Oppure quei messaggi pubblicitari che interrompono i quiz del pre-serale in TV e che vengono presentati dagli stessi conduttori di tali quiz? Ecco, trovatemene uno che non abbia imparato a memoria un copione, una frase, un concetto del quale è poco esperto solamente per pubblicizzare un dato prodotto, e sarò lieto di essere smentito.

Con tutta la benevolenza che ripongo in personaggi celebri come Antonio Banderas e il brusco Bruce Willis, non credo, in tutta franchezza, che i due siano i massimi esperti mondiali nel campo attualmente di loro proprietà: la pubblicità italiana. Il primo sta facendo fette biscottate da quasi due anni, insieme ad una gallina dotata di un dubbio senso critico quando viene interpellata nel corso degli spot. Il secondo invece è impegnato da diversi mesi a cercare una posizione per avere ricezione ottimale sul telefono. Avendo appurato che i due sono stati scelti solo ed esclusivamente per essere VIP che fanno da testimonial a determinati prodotti senza averne direttamente a che fare, per quale motivo occorre accanirsi più di tanto solo adesso che Belen è stata chiamata in causa? Anzi, se queste critiche secondo chi accusa sono fondate, per quale motivo non sono state fatte prima, non solo parlando di videogiochi?

Qualche mese fa un colosso dell’industria videoludica ha avuto un testimonial italiano importante, ma nel corso di questo pezzo non farò assolutamente nomi. Il testimonial in questione, che ha partecipato ad eventi stampa, ha pubblicizzato in lungo e in largo il nuovo kolossal in procinto di arrivare sul mercato, era forse la persona meno adatta alla causa. Inesperto, inadatto, confuso, a tratti è sembrato anche poco informato sulla vera natura del prodotto che stava pubblicizzando. Ebbene, non ho sentito una sola lamentala su questo personaggio. Personaggio che, ripeto, per quanto fosse inappropriato, ha fatto sì che la campagna marketing del prodotto facesse un notevole balzo in termini di interesse sul web, e probabilmente anche di vendite. Perché prendersela con un personaggio pubblico, nel caso attuale Belen Rodriguez, quando il suo compito è stato svolto, e cioè far parlare del gioco a quante più persone possibili?

La mia personalissima e per tanti inutilissima opinione è che Activision, una producer house che ha abbastanza esperienza sul groppone in fatto di marketing, abbia ancora una volta centrato il bersaglio. Call of Duty: Infinite Warfare non sta riscuotendo il successo sperato sul fronte dei consensi, eppure tra ieri e oggi se n’è parlato più che mai. Parlare genera curiosità, curiosità genera spesso nuovi acquirenti, nuovi acquirenti significa più denaro guadagnato, et voilà: ecco che lo scopo per il quale assumere qualcuno per pubblicizzare un prodotto viene raggiunto. Con buona pace di tutti coloro che criticano Belen Rodriguez per la sua sicuramente non felice performance in questo spot promozionale di Call of Duty, il marketing è così, e sarà così ancora per tanti tanti anni. Io stesso ardo come un fuoco quando trovo personaggi utilizzati come influencer (parola che va molto di moda, al giorno d’oggi) che non hanno nulla a che vedere con quello che stanno pubblicizzando. Ma, a conti fatti, più sei famoso più gente raggiungi. Più hai i numeri, più sarai al centro dell’attenzione, ed è quello che all’azienda interessa. Il marketing oggi è questo, che ci piaccia oppure no. Altrimenti, per quale altro motivo il grande Snopp Dogg sarebbe il testimonial del grande rivale di Call of Duty? Meriti agonistici videoludici? Nah, non credo.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.