Ci pensa Uagna – Once upon a platform

Di Andrea "Geo" Peroni
6 giugno 2016

Sono un nostalgico, e penso si fosse già capito a tempo debito, come quando ho svelato il mio pensiero sugli ultimi capitoli del franchise di Call of Duty, o come quando mi sono personalmente congratulato con Insomniac Games per uno dei remake più riusciti degli ultimi anni, quello di Ratchet & Clank. Quello dei videogiochi è un mondo in continua evoluzione e del quale mi sento di far parte, ma spesso mi fermo a pensare a com’era un tempo, quando i giochi, nella loro semplicità e genuinità, erano comunque perfetti e in certi casi di gran lunga superiori a prodotti che vengono commerciati oggi. Davanti a The Division, ad Uncharted 4, a Quantum Break, a DOOM, l’istinto di fermarsi, e riflettere su quello che era una volta un videogioco, è molto forte. Ricordate ad esempio il vostro primo videogioco? Io, personalmente, sì: si chiamava Commander Keen 4: Secret of the Oracle, un platform del 1991 sviluppato da id Software che vi metteva nei panni di un bambino protagonista di fantastiche avventure spaziali, tra lumache pronte a colpirvi, palle rimbalzanti e passaggi segreti che mi facevano venire il mal di testa. All’epoca della mia formazione videoludica, il platform era senza ombra di dubbio il genere dominante. Una volta scalzate le varie avventure testuali e punta&clicca, i platform ebbero una diffusione esponenziale a partire da quel successo che fu Super Mario Bros. del 1985, come vi abbiamo raccontato anche in una nostra serie di speciali di alcuni anni fa. Era inevitabile dunque che un bambino come me, che era attirato da questi mondi colorati e spesso anche difficili, non rimanesse innamorato di fronte a tale magnificenza, videogiochi a piattaforme senza tempo e semplicemente magnifici. Ah, i bei vecchi tempi…

Super Mario Bros.

PIATTAFORME, CHE PASSIONE

I primi platform ebbero un esorbitante successo per un principale motivo: erano di semplice concezione. Un platform come Donkey Kong o come Super Mario Bros. aveva poche regole, e dunque era accessibile a chiunque, anche a chi aveva pochissima predisposizione o passione per i videogiochi: correre in avanti, saltare, evitare i nemici, eventualmente raccogliere qualche oggetto importante a schermo. Una formula basilare e che tanti emuli di titoli ben più famosi hanno ricalcato, in quanto la perfezione, perché già all’epoca si parlava di perfezione, era un biglietto da visita ideale per un gioco che arrivava sul mercato e che puntava a guadagnare. I platform 2D hanno segnato buona parte della mia infanzia. Dai vari titoli dedicati a Mario, passando anche per Kirby, il già citato Commander Keen, Superfrog, Jazz Jackrabbit, l’evoluzione del platform puro iniziò a inglobare sempre più componenti, e questo li fece diventare dei prodotti sempre più completi, con aspetti sempre più adventure e sempre più action. Saltare da una piattaforma all’altra, da un burrone all’altro, da un nemico all’altro, diventava sempre più esaltante mano a mano che usciva un nuovo gioco. E sì, anche quando usciva un platform in 3D.

Super Mario 64

All’epoca della pubblicazione di Super Mario 64, primo titolo in 3D della serie e primo (probabilmente) videogioco a piattaforme in tre dimensioni, avevo 6 anni, e Nintendo 64 si apprestava ad arrivare in Europa con una pubblicità trash che piacevano tanto a noi bambini dell’epoca. Da bravo essere umano plasmato dalla televisione e dall’equazione “colorato = divertente”, la mia letterina a Babbo Natale comprendeva il regalo che mi aspettavo: la console della grande N, con Super Mario 64. Il fatidico giorno di Natale arrivò, e con esso la console, e con essa il gioco, una splendida cartuccia (ma che ne sanno i giovini…) che mi apprestai ad inserire nell’apposito scomparto. Inizia la partita, la mia prima esperienza in un mondo completamente tridimensionale, le aspettative sono altissime, e…Estasi. Pura estasi. Super Mario 64 era esattamente tutto quello che un appassionato di platform come me si era sempre immaginato quando pensava ad un videogioco in 3 dimensioni: mondi color pastello, la possibilità di cercare segreti in ogni angolo, la raccolta dei più disparati oggetti, e tantissime mosse da eseguire. Una delle più grandi novità del capitolo per Ninendo 64 fu infatti l’introduzione delle numerose mosse di Mario, cosa che ritrovammo anche in alcuni titoli futuri, e non passò molto prima che qualcun’altro cercasse di emulare anche questo capolavoro. Nel 1998 esce infatti Banjo-Kazooie, il platform che forse preferisco di più: immaginate un Super Mario 64, ma se vogliamo ancora più completo, ancora più caratterizzato, più complesso (ma non troppo), con il quadruplo delle acrobazie e ancora più divertente. Era un sogno che si realizzava: i platform dominavano, ed erano i prodotti più importanti sul mercato.

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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.