Ci pensa Uagna – Il pesante fardello di Watch Dogs 2

watch dogs 2
Di Andrea "Geo" Peroni
20 ottobre 2016

Quest’anno Ubisoft, come già vi abbiamo spiegato in breve nella nostra Anteprima del gioco in questione, sarà impegnata in una grossa scommessa. Per la prima volta dopo tanti anni, precisamente dal 2009, Assassin’s Creed mancherà l’appuntamento con un nuovo capitolo annuale. Una scelta coraggiosa, quella dell’azienda francese, ma dovuta sotto tanti aspetti. La serie arriva da una lunga sequela di critiche, nonostante un buon rinnovamento operato prima con Assassin’s Creed: Unity e proseguito poi con Assassin’s Creed: Syndicate come vi raccontammo nella nostra recensione, ma queste critiche non hanno fatto altro che aumentare. Tante le problematiche legate al brand, e ormai le abbiamo ritrovate in ogni capitolo: meccaniche troppo simili a sé stesse, game design ripetuto per anni, storie abbozzate e personaggi poco carismatici. Per questi e per altre decine di motivi, la serie sugli Assassini, in concomitanza con l’uscita del film, si prende un anno sabbatico. Occorre a Ubisoft, quindi, un nuovo blockbuster per tenere alti i ricavi anche nel periodo di mancanza di Assassin’s Creed, una novità dopo anni, in tutti i sensi. La scelta, quest’anno, è ricaduta su Watch Dogs, potentissima IP del 2014 che perse però una quantità esagerata di pareri a favore dopo la sua pubblicazione. E se tale scelta è finita su Watch Dogs, questo significa solo una cosa: che Watch Dogs 2 non può assolutamente fallire dove ha fallito il suo predecessore.

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Siamo sulla spinosa rubrica Ci pensa Uagna, e come sempre cercheremo di fare domande, a noi stessi e a voi. L’argomento di oggi, come avrete capito, è il gigantesco fardello che Watch Dogs 2 dovrà portare sulle sue spalle: tenere alto il nome di Ubisoft, riabilitare il nome della serie, e soprattutto sopperire all’assenza del potentissimo brand mancante quest’anno, appunto Assassin’s Creed, una fonte ancora oggi inesauribile di frusciante denaro nelle casse dell’azienda che ogni anno fa i conti sempre con le stesse discussioni. Il rinnovo del gioco, che dovrà cercare di riportare tutti quei giocatori rimasti scontenti dal primo capitolo, è davvero gigantesco. Aiden Pierce viene abbandonato (probabilmente) al suo destino, Chicago viene abbandonata al suo triste e piovoso destino. San Francisco sarà la nuova città da esplorare da cima a fondo, in compagnia di Marcus Holloway. Una scelta, quella del giovane ragazzo afroamericano, che può essere vista sotto due punti di vista: la prima è quella di svecchiare una serie che potenzialmente potrebbe andare avanti all’infinito, proprio come Assassin’s Creed; la seconda è quella di staccare completamente da un capitolo, il primo, che è stato un mezzo flop sotto tanti aspetti (non le vendite, per fortuna di Ubisoft). Ma l’azienda sa perfettamente che non può rischiare di tirare la corda troppe volte. È successo con il già fin troppo citato Assassin’s Creed, è successo con Far Cry (lo spin-off Primal ha avuto parecchie critiche), è successo persino con Rayman Legends, da molti considerato troppo simile al precedente Origins. È ora di cambiare.

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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.