Speciale – Gioco a Pokémon GO, quindi per il web sono uno sfigato

pokemon go
Di Andrea "Geo" Peroni
1 agosto 2016

Questo sarà un editoriale particolare, molto particolare. Ne sento davvero il bisogno, non solo per dare voce al mio pensiero, ma anche per cercare di dare una spiegazione ad un fenomeno che sinceramente mi lascia basito. Tutti lo sappiamo, l’app del momento si chiama Pokémon GO. E come potrebbe essere il contrario: sin dagli anni ’90 i mostriciattoli giapponesi hanno rappresentato una grossa rivoluzione dell’intrattenimento (videoludico, a fumetti, di animazione), lasciando vividi i ricordi nei cuori degli appassionati ancora oggi che di fronte al gioco di Niantic hanno ancora una volta deciso di rimettersi a giocare. Ma per quanto Pokémon GO non sia nient’altro che un’app, un semplice svago come ne esistono altri milioni al mondo, questo è stato utilizzato in tutte le salse per spiegare i mali del mondo. Ebbene sì, Pokémon GO non è altro che la rappresentazione dei mali del mondo, in particolar modo del nostro Paese, come ho avuto modo di verificare io stesso negli ultimi giorni. Peccato solo che, oltre che a non trovarmi d’accordo, le affermazioni di una grande parte del popolo del web sono fondamentalmente sbagliate e nascono da un mix di ignoranza, disinformazione, ottusità e superbia che, mi dispiace ammetterlo, sono fin troppo ricorrenti sui social network.

La rovina dei giovani

Sabato scorso ho avuto il piacere, perché di piacere si è trattato, di partecipare ad un piccolo raduno organizzato da un gruppo di ragazzi a Piacenza, precisamente tra Piazza Cavalli e i Giardini Margherita. Due ore di divertimento, dalle 22:00 alle 24:00, nelle quali una cinquantina di persone hanno approfittato dei Pokéstop e dei moduli esca per fare esperienza, raccogliere equipaggiamento e anche fare conoscenza di altre persone. Tutto è filato liscio come l’olio, senza alcun intoppo: ragazzi e ragazze si sono divertiti, e c’erano esponenti di un po’ tutte le età, dai bambini fino a giovani adulti intorno ai 30 anni. È stato anche un bel modo per me di “mettermi al passo” con i miei compagni allenatori, dato che la mia sessione di esami ha avuto la bella idea di protrarsi fino al 25 luglio. Comunque, mentre la serata è trascorsa tranquillamente, ben altre tragedie attendevano il gruppo di allenatori piacentini. Una pagina Facebook di informazione della nostra città ha infatti postato il giorno successivo una foto del raduno. Inutile dire che sotto a quella foto si sono scatenate le ire e le (in molti casi analfabete) retoriche dei Pensatori, coloro che inevitabilmente si ritengono al di sopra delle masse. Per quale motivo si sentono al di sopra? Bhè, è ovvio, non giocano a Pokémon GO.

pokemon-go-guns

Ciò che mi ha fatto davvero adirare non è tanto il fatto che qualcuno non giochi a Pokémon GO (e chi sono io per costringere qualcuno a fare qualcosa?), quanto che la stragrande maggioranza dei commenti sotto alla foto fosse un’accozzaglia di luoghi comuni senza senso, di critiche verso un’app che impersona la crisi dell’Italia, e di, come nel perfetto stile dell’italiano medio su Facebook, insulti inappropriati. E ce n’è veramente per tutti i poveri allenatori di Pokémon GO, che non sono altro che sprovveduti che rischiano di arrecare danno alla città (vi posso assicurare che al massimo sono state lasciate per terra due lattine di birra, ma niente di più) e che dovrebbero pensare al loro futuro. Si va dal classico “Io il sabato sera andavo per fi…” (avete capito), fino ai vari “C’è gente che muore guidando e giocando ai Pokémon”, “Non ho parole, è veramente un mondo di mer…”, “Serve a tenerli sempre più nell’ignoranza”. E naturalmente c’è anche chi fa notare a tutti i criticoni del web che, mentre alcuni decantano la bellezza del mondo quando questo non era dominato dai social network e da internet, proprio queste stesse persone si ritrovino su Facebook, magari stando a casa invece di andare in giro, per commentare le foto. Ma naturalmente non finisce qui, i commenti negativi sono stati tantissimi, molti dei quali scritti da individui di mezza età che, perdonatemi la sincerità, non capiscono NIENTE del mondo di oggi.

PokémonGO

Quale sarebbe veramente il problema?

Questa è una domanda che mi sono posto più e più volte nella giornata di ieri, leggendo i vari commenti e le varie risposte che venivano postati dal Popolo del Kaffèèè (quando ci vuole, ci vuole). Qual è il problema? Le persone, quelle che amano commentare a vanvera, spesso amano sentirsi al di sopra delle parti e a proferire frasi delle quali si fa anche fatica a comprendere un concetto. L’occasione è anche propizia, dal punto di vista di uno come me, per farsi due risate: tra i commentatori seriali, che sono migliori di noi perché non giocano a Pokémon GO, troviamo il tizio che ha un evidente problema congenito con l’uso delle H, quello che non può fare a meno di inserire 3 puntini di sospensione dopo un massimo di 4 parole scritte, oppure quello che condanna il controllo mentale da parte di Pokémon GO e che fino a 2 ore prima condivideva post circa le scie chimiche, il Nuovo Ordine Mondiale, il pianeta Marte grosso quanto la Luna e tante altre bufale clamorose del web (grazie Lercio, Corriere del Corsaro, Giomale e chi più ne ha più ne metta). Poco credibile, dunque. Ma di nuovo, la domanda che non posso fare a meno di pormi è: c’è veramente bisogno di andare contro in tal maniera a quella che non è nient’altro che una semplice forma di intrattenimento? Quale danno potrebbero arrecare a sé stessi o a chi li circonda un gruppo di ragazzi che spende 2 ore del loro tempo per catturare Pokémon grazie ad una app di Realtà Virtuale?

Continua…

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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.