Infinity Ward spiega le difficoltà nel creare un Call of Duty nello spazio

Call of Duty Infinite Warfare
Di Matteo "bovo88" Bovolenta
24 giugno 2016

Il direttore artistico di Call of Duty: Infinite Warfare, Brian Horton,  ha spiegato in un’intervista pubblicato su PlayStation Blog, le difficoltà nel creare un Call of Duty ambientato nello spazio.

“Una delle cose che desideravamo fare era rivalutare l’impianto di Call of Duty che ben conosciamo per cogliere le opportunità di ampliarne la meccanica ed effettuare qualche esperimento visivo mai tentato in precedenza. La sfida che si prospettava era quindi: beh, che aspetto avrà?”.

“Così, abbiamo scelto un approccio che prevedeva la fusione della NASA con la Marina coniugando gli elementi navali con gli aspetti militari, come nel caso delle corazzate. Lanciandole nello spazio nello stile della NASA, la fusione ha dato origine a quello che riteniamo un futuro plausibile.” ha proseguito Horton.

Il membro di Infinity Ward, continuando ha spiegato la volontà della software house di produrre un titolo fantascientifico, ma ambientato in una realtà convincente e che possa intrattenere il pubblico.

“Se ci si attiene scrupolosamente a tutto quel che è corretto dal punto di vista scientifico, si rinuncia ad alcuni dei principi fondamentali che rendono grandioso Call of Duty. Occorre destreggiarsi e addomesticare un po’ la realtà per ottenere quel che si desidera davvero dall’esperienza. Ci prendiamo quindi qualche licenza scientifica: in definitiva, si tratta di un prodotto commerciale di massa come lo sono i film d’azione, ma vogliamo anche tenerci alla larga dai raggi laser e dagli alieni.”

 “Cosa potrei fare in un ambiente a gravità zero, per esempio? E iniziamo a pensare: quando la gravità è nulla ci si sposta lentamente, quindi mi servirà qualcosa che mi permetta di attraversare lo spazio con rapidità… E, così, è nata l’idea del rampino.”

“Posso scegliere un luogo e raggiungerlo all’istante o posso servirmene per afferrare un nemico attirandolo verso di me. Per noi, la meccanica del rampino si avvicina ai confini della fantascienza, ma è comunque plausibile che qualcuno possa averlo inventato.”

Norton parla inoltre di alcune delle armi viste nel gameplay trailer dell’E3 2016 di Los Angeles.

“Le comuni granate possono essere un po’ difficili da gestire a gravità zero, così ne abbiamo creata una a ricerca: quando la lanciate, si avvale del proprio propellente per raggiungere l’obiettivo e farlo esplodere. Abbiamo adattato alcune delle armi classiche, come le granate, per l’ambientazione. “Abbiamo poi introdotto un altro nuovo strumento, un piccolo ragno robot. Invece di lanciare una granata, è possibile gettare lui: si dirigerà verso un nemico per afferrarlo ed esplodere.”

Anche riprodurre il suono nel vuoto dello spazio ha avuto la sua cura ed attenzione.

“Abbiamo svolto qualche ricerca per verificare se fosse possibile simulare il suono nello spazio, dal momento che in ambito militare l’assenza di suono potrebbe essere seriamente deleteria. Si tratta di segnali necessari (esplosioni, proiettili che sfrecciano vicinissimi) per sapere come reagire. E sono anche importanti per il giocatore.”

“Nel gioco, la vostra tuta è in grado di simulare i suoni e gli impatti attraverso i fotoni, sicché siete tatticamente consapevoli dell’ambiente in cui vi trovate. Abbiamo leggermente smorzato il suono, ma è comunque presente per fare in modo che il giocatore si diverta. Anche in questo caso, non parliamo di fantascienza: è del tutto plausibile.”

Call of Duty: Infinite Warfare uscirà il 4 novembre su PS4, Xbox One e PC.

Fonte: PlayStation Blog



Appassionato di videogiochi e console di ogni tipo, tecnologia ed informatica. Amante dei manga ed anime giapponesi, e della cultura nipponica in generale. Ha iniziato a videogiocare molto giovane prima con SNES e Game Boy, per poi passare a PlayStation. Da allora ogni genere di gioco lo ha sempre affascinato. Gli piace informarsi e tenere informati su questo fantastico mondo virtuale.