Inquisizione 2.0 – Il giorno del giudizio | Speciale

Di Andrea "Geo" Peroni
5 febbraio 2017

Siamo sul viale del tramonto del XII secolo. Papa Lucio III e l’imperatore Federico Barbarossa, in un Concilio a Verona, danno il via a uno dei periodi più bui e terrificanti  della dottrina cattolica, capitanati dal tribunale di Dio in terra: l’Inquisizione. Un’istutizione della Chiesa, atta a trovare, perseguitare e punire severamente chi non rispettasse i dogmi imposti dalla religione e chi soprattutto si fosse macchiato di eresie, fatti cioè considerati come non veritieri. A fare le conseguenze di questo grave periodo storico, che durò per vari secoli in Europa a causa dell’enorme potere politico-religioco che il Vaticano era riuscito a imbrigliare per assoggettare tutte le grandi monarchie e imperi dell’epoca, furono molti. Alcuni sconosciuti, come le centinaia di migliaia di donne (stima forse non vera, ma secondo alcuni documenti è così) che vennero bruciate al rogo per stregoneria. Altri illustri, come il grande astronomo Galileo Galilei che fu costretto dalla Chiesa a ritrattare tutte le sue scoperte in merito alla sfericità della Terra e alle sue osservazioni al telescopio delle lune di Giove in cambio della vita. Galileo, con queste importantissime scoperte scientifiche, andava contro tutto quello che era il pensiero della Chiesa, e ciò che il Vaticano aveva imposto nei secoli come la sacra e inopinabile verità. Un concetto che guidò milioni di fedeli per centinaia di anni, e che raggiunse il suo apice con l’Inquisizione spagnola di Tomas de Torquemada, sicuramente il più sanguinario delle figure storiche implicate nel tribunale della Chiesa. Un concetto che si può così riassumere: non la pensi come me? Sei il male. Non fai quello che faccio io? Sei il male.

Non vi ricorda qualcosa, questo primitivo quanto pericoloso teorema istituito da potenti persone in un periodo nel quale si credeva che la Terra fosse al centro dell’universo e che le mosche nascessero per generazione spontanea dalla carne? Negli ultimi giorni è tornato preoccupantemente di moda un pensiero comune a tutti i media, la violenza dei videogiochi. O per meglio dire, la conseguente violenza che provocano i videogiochi. Oggetti di intrattenimento, per molti; veicolo di Satana per spargere il male sul mondo, per molti altri. Il quadro che giornalisti, opinionisti (ah è una professione? Ma potevate dirmelo prima, avrei cercato di diventarlo pure io!), esperti del rinomato campo di studi scientificopsichicopsicologicocomportamentali (sembra molto la Megaditta ItalPetrolCemeTermoTessilFarmoMetalChimica del ragioner Ugo Fantozzi) , è molto chiaro: se i vostri figli stanno giocando ai videogiochi, anche in questo stesso momento, dovete fermarli subito. Far riscoprire loro il piacere del mondo esterno, della vita reale, e fargli abbandonare quel recipiente virtuale che sta rovinando le loro vite. E anche le vostre, eh già, perché il settimanale Oggi proprio nell’ultimo numero ha rincarato la dose sull’efferato delitto di Ferrara di alcune settimane fa. Forse non ve lo ricordate: due amici si sono accordati per far sì che uno dei due uccidesse i genitori dell’altro, in cambio di una somma di denaro. Chi, o per meglio dire cosa, ha instaurato nella mente dei due omicidi l’idea risponde ad una sola e semplice parola, che mette d’accordo tutti quanti i bigotti cervelli della stampa da gossip: videogiochi.

I videogiochi sono la causa di un recente duplice omicidio, secondo il settimanale Oggi

Senza mezzi termini o mezze misure, dunque, il videogioco diventa il simbolo di quel malessere che ha portato i due ragazzi a commettere il crimine. Eppure la domanda da porsi è lecita: siamo sicuri che non ci sia qualcosa di più profondo alla base del delitto? Siamo sicuri al 100% che i videogiochi che i due provavano, come Call of Duty, Halo e Fear, abbiano più responsabilità di quella che può essere un’idea del subconscio derivata anche da possibili problemi psicologici che non sono stati studiati e prevenuti in tempo? Non siamo nessuno per poter additare colpe ai due signori, genitori dell’omicida, che si ritrovano loro malgrado al centro dell’attenzione mediatica in queste settimane. Non siamo genitori, non  abbiamo figli e non li conosciamo, quindi non possiamo assolutamente entrare nel merito di argomenti come l’educazione della progenie. Possiamo anche capire per quale motivo i due stiano cercando di difendere il proprio figlio, comunque autore di un fatto terribile in tutte le sue sfumature. Ma è davvero inconcepibile per quale motivo i media vadano a nozze con tali dichiarazioni e ci sguazzino dentro, sempre alla ricerca di un capro espiatorio che viene spesso identificato nel medium a noi tanto caro. Che, peraltro, è stato anche scolpevolizzato da più studi sul fronte della presunta violenza indotta.

I videogiochi inducono alla violenza? È tutto una bufala

Gli esempi degli ultimi mesi e anni sono davvero innumerevoli. Dalla strage di Oslo del 2011, figlia secondo i media della sfrenata passione di Anders Breivik per Call of Duty, fino a situazioni davvero esilaranti da leggere, come quella che poche settimane fa ha coinvolto UdineToday. Vi riassumiamo il tutto per una più semplice comprensione: alcuni ragazzini stavano lanciando palle di neve contro le automobili. Pericoloso, certo, per gli autisti, ma pur sempre una ragazzata che molti hanno fatto. Eppure, la colpa viene attribuita dall’autore dell’articolo a nientemeno che Grand Theft Auto. Sì perché nel gioco si possono fare le palle di neve e lanciarle sia l’uno contro l’altro che anche contro agli automezzi. Capite? Palle di neve in GTA! Quindi GTA è responsabile! Non esistono infatti testimonianze di battaglie a palle di neve prima del 2013, anno di uscita del gioco, quindi è sicuramente questa la causa scatenante della biricconata. E, a parte gli scherzi, non dimentichiamoci delle varie (e consuete, purtroppo) stragi in college e locali americani. Un Paese dove recuperare un’arma da fuoco è più facile che acquistare un fumetto.

Situazioni davvero paradossali, dichiarazioni e ipotesi delle quali anche noi, nel riportare una notizia, facciamo fatica a credere siano state partorite dalla mente di qualcuno che dovrebbe avere un minimo di buon senso (ma che invece trova più giustificazione nel bisogno di alcune  testate di ottenere più visibilità possibile a prescindere dalla qualità e dalla realtà dei  fatti). Forse, in questi cervelli, non balena neanche per un secondo l’idea che i videogiochi possano avere risvolti positivi. Forse non viene in mente la loro utilità, sia in campo artistico che educativo. Forse non viene considerata la loro benefica presenza per molti giovani, che per testimonianze dirette si sono sempre trovati a disagio in una realtà che non regalava loro soddisfazioni e che invece sono stati capaci di trovare amici veri e sinceri proprio grazie al mondo virtuale. Forse, per finire, non si vuole accettare la realtà, e cioè che un videogioco può essere sì responabile di qualcosa di negativo, ma che tale malessere deve avere una sua causa scatenante in principio, quasi a voler giustificare il tutto come conseguenza di una cosa sola. Ma del resto, come giustamente abbiamo ricordato in apertura, l’Inquisizione nacque proprio così: la Chiesa e gli uomini di Chiesa non riuscivano (e anzi non volevano, verbo che si adatta ancor meglio al concetto che stiamo esprimendo oggi) a comprendere le nuove scoperte, e dunque tutto ciò doveva essere malvagio, negativo, da condannare. L’inquisizione 2.0 è iniziata, già da diversi anni, e chissà ancora per quanto il nostro piccolo hobby preferito verrà messo alla gogna. Spesso da persone che, dotate del loro personalizzato paraocchi, si rifiutano di ampliare i propri orizzonti e aprire le menti a nuove possibilità. In questo senso, un bel videogioco potrebbe essere la cosa adatta per fare ciò…

Ora scusate, ma da buon appassionato di Kingdom Hearts devo andare a prendere le chiavi di casa e uscire a tagliare tutte le persone che incontro. Il Cuore del mondo è in pericolo. E i politici kefanno?



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.