Kingdom Hearts – Di guardiani, prescelti e corrotti

Di Andrea "Geo" Peroni
18 giugno 2018

Un viaggio lunghissimo, quasi infinito. 17 sono gli anni che separano Kingdom Hearts dal terzo capitolo numerato, che chiuderà la Saga Xehanort raccontata fino ad oggi in ben 8 tra titoli principali e spin-off di varia natura. In attesa, spasmodica attesa, di Kingdom Hearts III che uscirà ufficialmente il 29 gennaio 2019, abbiamo colto l’occasione per raccontarvi la lore della serie, tra retroscena, tasselli che potrebbero esservi sfuggiti e curiosità che potrebbero riservare importanti conseguenze nel capitolo conclusivo.

Il Keyblade, arma maestosa, protettrice della Luce e del Kingdom Hearts ma che può essere sfruttata anche per lo scopo opposto, quando l’oscurità ottenebra il cuore di chi è in grado di impugnarlo e lo porta ad atti indicibili. Ma a tal proposito, chi, nell’universo di Kingdom Hearts, è in grado di utilizzare un Keyblade? Mentre all’esordio della serie ci trovammo di fronte a solamente due portatori della magica chiave, il numero di guardiani del Keyblade è aumentato a dismisura nel corso degli anni, a testimoniare come la chiave per sigillare le Serrature dei Mondi sia un dono capace di manifestarsi in molti esseri viventi. Non discuteremo oggi delle modalità tramite le quali un uomo, donna, ragazzo o ragazza entra a far parte della ristretta schiera di cavalieri Keyblade. Per quello, ci sarà tempo in futuro.

In principio ci fu solamente Sora. Il ragazzino originario delle Isole del Destino, dal cuore puro e dal sorriso eterno, che in una notte di tenebra, quando gli Heartless riuscirono a fagocitare il suo mondo, si ritrovò tra le mani un’arma che aveva sognato poco tempo prima, una sorta di spada a forma di chiave: la Catena Regale, il primo e più iconico Keyblade tra tutti. Con esso, Sora iniziò suo malgrado a divenire oggetto di interesse per gli Heartless, per Malefica e i suoi sinistri alleati, intenzionati a fermare il prescelto del Keyblade prima che mandasse all’aria la caccia dei malvagi alle sette Principesse del Cuore. Sebbene Sora sia naturalmente il personaggio, e il prescelto, attorno al quale ruota l’intera vicenda di Kingdom Hearts, nel primo capitolo della serie incontriamo altri due personaggi in grado di brandire la magica chiave. Oltre a Topolino, in passato addestrato da Yen Sid e che impugna la maestosa Catena Regale D, anche Riku, nel corso dei fatti alla Fortezza Oscura, riesce ad utilizzare il Keyblade di Sora, strappandoglielo letteralmente dalle mani. Il Keyblade non è però un’arma qualsiasi. Non basta impossessarsene per divenirne i padroni. Non basta rubarla per poterla brandire e schiacciare così i propri nemici con il suo potere. Il Keyblade di Sora finirà infatti ben presto col tornare nelle mani del suo reale padrone, ma fu interessante notare come Riku, già all’epoca del primo titolo della serie, venne presentato come un personaggio capace di utilizzare il Keyblade, seppur non si trattasse del suo.

Proprio Riku sarà protagonista, negli anni e nei giochi successivi, di un profondo processo di maturazione e di controllo dell’oscurità che annebbiava il suo Cuore, che lo faranno divenire, già in Chain of Memories, idoneo ad utilizzare il Keyblade Via dell’Alba, una versione modificata della sua spada Animofago venutasi a creare spontaneamente a causa del grande contrasto tra Luce e Oscurità nel ragazzo dai capelli argentati. Non era la prima volta, come detto pocanzi, che Riku si ritrovava a brandire un Keyblade. Era successo con quello di Sora, e poco dopo con il misterioso Keyblade del Cuore delle Persone, una sorta di chiave artificiale creata dal potere di sei Principesse del Cuore ma che non si rivelava essere potente quanto il vero Keyblade. Una sorta di abominio, un oggetto che non dovrebbe esistere, ma che Riku, posseduto da Ansem, riusciva ad utilizzare. Era “degno”, se così possiamo definirlo. E questo a causa della sua natura. In quel momento Riku era appunto posseduto da Ansem, a sua volta Heartless dell’essere formato dal corpo di Terra e dal cuore del Maestro Xehanort. Insomma, tre guardiani del Keyblade, che sono entrati in possesso di questo diritto in circostanze molto differenti tra loro e che coesistevano assurdamente nello stesso momento. Divenuto abilissimo nell’uso del Keyblade e soprattutto un grande guerriero, Riku collaborò con Topolino e DiZ ai tempi di Kingdom Hearts 358/2 Days per riuscire a strappare all’Organizzazione XIII la loro arma più forte, Roxas.

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Il Nessuno di Sora era un caso più unico che raro. Il ragazzo (anche se si tratta di un Nessuno, qualcosa che non dovrebbe neppure esistere) non condivideva il suo aspetto con il prescelto della chiave, a causa dell’interferenza del cuore di Ventus, ma era in grado di brandire il Keyblade. Un incredibile potere che Xemnas, il Nessuno di Terra/Xehanort, non era riuscito a mantenere una volta divenuto l’oscuro leader dell’organizzazione, e che ambiva ad avere dalla propria parte per raggiungere lo scopo del suo maestoso Kingdom Hearts artificiale. Fu così che non solo Roxas divenne un membro dell’Organizzazione XIII, ma che l’universo si ritrovò di fronte ad un nuovo caso ancor più incredibile del precedente, e chiamato Xion. Quattordicesimo membro dell’oscura squadra messa in piedi da Xemnas, Xion era una copia artificiale di Roxas creata a partire dai ricordi di Sora, captati e sfruttati da Vexen grazie a Naminé durante i fatti del Castello dell’Oblio. Pur avendo fattezze simili a quelle di Kairi, forte presenza nei ricordi del prescelto del Keyblade, il Nessuno artificiale era in tutto e per tutto un altro Roxas, in grado quindi di brandire il Keyblade. In realtà, le cose si fanno ancora più complicate in questo caso: Xion si dimostrò un grande disastro per Vexen e l’Organizzazione, poiché solamente uno dei due Nessuno riusciva a brandire una delle chiavi. La morte di Xion, entrata in grande sintonia con Roxas, sarà la causa scatenante dell’abbandono all’Organizzazione, e della capacità dello stesso Roxas di utilizzare contemporaneamente due Keyblade.

Insomma, appare ormai chiaro che solamente alcuni personaggi sono in grado di utilizzare il Keyblade, arma ben diversa da una qualsiasi spada o lancia che possono essere scambiati a piacimento. Suscitò difatti scalpore l’atto conclusivo di Kingdom Hearts II, quando a Kairi venne donato da Riku un Keyblade per combattere i Nessuno che si rivelò essere adatto alla ragazza. Il dono della ragazza, così come quelli di Riku e, seppur con altre variabili in gioco, di Sora, trovavano una causa scatenante molto lontana nel tempo, precisamente 11 anni prima, ai tempi di Birth by Sleep. Le vicende dei tre ragazzi delle Isole del Destino si intrecciano infatti così lontano e allo stesso tempo così vicino a quelle di Terra, Aqua e Ventus, tre guardiani Keyblade addestrati dal valoroso Maestro Eraqus alla Terra di Partenza e che si scontrarono, con tragici risvolti, con Xehanort. Era un tempo molto differente da quello in cui vivono Sora e Riku, era un tempo nel quale il Keyblade si stava rapidamente diffondendo a causa di una sequela di eventi, che coinvolsero ad esempio anche Vanitas, l’incarnazione dell’oscurità presente nel cuore di Ventus e come il suo progenitore in grado di brandire il Keyblade. Ma i racconti antichi, le leggende, le storie ormai dimenticate, ci raccontano di un tempo ancor più remoto, un tempo nel quale il Keyblade era un dono concesso a migliaia di guardiani: era il tempo della Guerra dei Keyblade.

Per quello che ne sappiamo, in origine ci fu solo il Maestro dei Maestri, un uomo la cui identità resta ancora celata e che brandiva il potentissimo Occhio che Scruta, Keyblade poi passato al suo apprendista Luxu e che poi finirà, centinaia di anni dopo, con l’essere impugnato dal Maestro Xehanort. Ad affiancare Luxu nel ruolo di apprendisti, ci furono poi Ava, Gulad, Ira, Aced e Invi, fondatori poi, una volta che il loro maestro scomparve misteriosamente, delle Unioni che anelavano ad addestrare i Denti di Leone, i nuovi guardiani Keyblade che avrebbero dovuto proteggere la Luce. Ma il cuore degli uomini, si sa, è sempre una facile preda per l’Oscurità, e gli eventi rapidamente precipitarono causando la guerra che decimò i neo-cavalieri protettori del Kingdom Hearts. La storia ci insegna poco, in questo caso, ma i pochi sopravvissuti a questo gigantesco conflitto, che causò innumerevoli vittime, diedero vita ad una nuova serie di Unioni con nuove regole, una selezione più accurata degli apprendisti e con il Keyblade che divenne un dono, o un fardello in taluni casi, concesso a pochi.

Arrivato praticamente a scomparire dal Regno della Luce dopo i fatti di Birth by Sleep, il Keyblade si è rapidamente diffuso negli eventi più recenti dell’universo di Kingdom Hearts. Sarà interessante capire ora, in occasione della conclusione della Saga Xehanort, quali nuovi guardiani o personaggi corrotti dall’Oscurità potrebbero comparire. Abbiamo già avuto un assaggio da Lea, al tempo conosciuto come Axel, che in Dream Drop Distance si è rivelato essere in grado di impugnare la chiave leggendaria, evocando il Keyblade di fronte ad uno stupefatto Yen Sid, maestro in pensione dopo aver scelto, molti anni prima, di aiutare Topolino a divenire il grande guerriero che conosciamo oggi. È plausibile pensare però che molti altri personaggi saranno dotati del Keyblade, per circostanze diverse: la nuova Organizzazione XIII sarà composta da esseri, la cui natura è ancora un mistero, utilizzati da Xehanort come nuovi recipienti del suo Cuore. Un preludio che sembra rimandare ad una e una cosa soltanto: una nuova Guerra dei Keyblade, tra guardiani, prescelti e corrotti.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.