La mia domanda è: può un videogioco del 1994 costare ancora quasi 10 euro?

Di Andrea "Geo" Peroni
3 dicembre 2017

Questa settimana GOG, popolare portale del web che è celebre per riproporre grandi classici del passato, ha inserito nel suo listino Jazz Jackrabbit e il suo sequel. I due giochi, rispettivamente del 1994 e del 1998, oltre ad essere dei celeberrimi platform che hanno segnato l’epoca d’oro del genere, sono frutto di quella Epic Games di Cliff Bleszinski che ancora oggi sforna capolavori di altissimo livello. Ispirandosi a capisaldi del genere quali Sonic e Contra, Jazz Jackrabbit si rivelò essere uno straordinario gioco, fatto di segreti e numerose vie esplorabili specialmente nel secondo capitolo, nel quale ognuno dei due protagonisti (Jazz e Spaz, il fratello pazzo) aveva abilità particolari e di rimbalzo percorsi differenti da portare a termine. I due giochi, in particolar modo Jazz Jackrabbit 2, sono impressi fortemente nella mia mente ancora oggi. Ricordo perfettamente il mondo ispirato ad Alice nel Paese delle Meraviglie, le gotiche musiche del livello medievale con tanto di superboss finale (gli incubi all’epoca per capire come sconfiggerlo), o ancora il castello esplorabile nelle prime battute del gioco. Un capolavoro, uno dei miei primi videogiochi e un platform di livello davvero eccezionale. La notizia di poterlo ritrovare e rigiocare ancora una volta, grazie a GOG, mi stava convincendo a recuperarlo e inserirlo nella libreria dei giochi digitali, in quanto il CD del gioco, purtroppo, è a rischio illeggibilità ormai da diversi anni dopo averlo usato e riutilizzato più e più volte. Cosa mi ha frenato, quindi, dal riacquistare Jazz Jackrabbit 2 (ma anche il primo, si intende) tramite il rivenditore online? Il prezzo. 7.69€ per portarsi a casa un gioco di 23 anni fa, e questo se lo si acquista nei primi giorni, perché successivamente lo sconto iniziale decadrà e il gioco costerà 8.49€.

Quasi 10 euro, quindi, per un videogioco che sì ha fatto la storia del genere e che ha avuto un forte impatto nella generazione dell’epoca, questo è vero. Ma parliamo pur sempre di un videogioco del 1994, vale a dire un titolo che ha sulle sue spalle 23 anni di vita, e il cui appeal, grafico e concettuale, non è certamente più quello di una volta. Jazz Jackrabbit, nonostante la sua bellezza, non ha avuto la stessa sorte di altri titoli ormai iconici come Super Mario Bros. o Sonic The Hedgehog, e sono quasi sicuro che i cosiddetti Millennials, ossia tutti coloro nati dopo l’inizio del XXI secolo, difficilmente sanno di cosa si tratti. Ne consegue che il loro interesse verso un gioco dal concept naturalmente antiquato e con un comparto tecnico ovviamente antiquato sarà bassissimo, interesse che viene ulteriormente frenato da un prezzo che ritengo esagerato. E dunque ecco che in me è sorta la domanda che vi ho proposto anche nel titolo di questo speciale editoriale: può un videogioco del 1994 costare ancora quasi 10 euro?

L’argomento del dibattito è molto importante, perché qui si parla sia di dare il giusto valore alle cose, sia di fare in certi casi un passo indietro da parte dei publisher e comprendere il mondo moderno. Perché se è vero, ripeto, che Jazz Jackrabbit era un gioco memorabile per la generazione degli anni ’80 e ’90, per i ragazzi e giovani di oggi così non è. Dunque, cosa potrebbe spingere un ragazzino di 10/11/12 anni a spendere magari la sua intera paghetta settimanale in un gioco per lui sconosciuto e graficamente arretrato, quando con lo stesso prezzo tramite sconti su Steam o store digitali di Sony e Microsoft può portarsi a casa cose come Uncharted 2, The Last of Us, Halo 5 o La Terra di Mezzo: L’ombra di Mordor? È un discorso molto simile a quello dibattuto dal giornalista di Multiplayer.it Pierpaolo Greco, che alcune settimane fa aveva espresso dubbi in merito alla medesima questione e che mi trova totalmente d’accordo in quanto mio pensiero già da tempo. Spingere un giocatore moderno, giovane, ad appassionarsi al mondo videoludico del passato è una cosa molto difficile, e questo è un male perché solo conoscendo il passato possiamo avere gli strumenti per leggere il futuro. Comprendere i passi fondamentali dell’evoluzione dei videogiochi, così come anche di film, musica e quant’altre forme di intrattenimento dovrebbe essere un percorso che chiunque, da vero appassionato, dovrebbe prima o poi intraprendere. Un percorso frenato però spesso dall’ingordigia dei publisher, che, come nel caso di cui vi ho parlato oggi, richiedono ancora cifre (per me) folli per prodotti sui quali il lucro è già stato effettuato.

Naturalmente il mio non è un attacco personale a GOG, la cui opera di riproposizione di vecchi capolavori è degna di nota. Il problema è evidentemente alla base di questo sistema economico e commerciale che si è venuto a creare nel corso degli anni, nel quale si cerca il profitto in ogni piccola cosa senza più pensare alla passione intrinseca del giocatore che poi è anche il motore principale dell’industria. Non sarebbe molto più bello se, per giochi come Jazz Jackrabbit, un publisher decidesse di istituire una propria libreria online gratuita, per permettere a tutti di mettere le mani su titoli che un appassionato DEVE giocare? Sarà che forse sto delirando, immaginando un mondo perfetto, un mercato più accondiscendente verso anche chi non può permettersi spese extra vista la crisi economica in corso da ormai diversi anni. Ma mi fa molto male al cuore vedere Jazz Jackrabbit, così come altri classici del passato quali Prince of Persia (1989), in vendita ancora oggi a quasi 10 euro. Si corre realmente il rischio che più passeranno gli anni, più le nuove generazioni risulteranno essere sempre più ignoranti nei confronti della storia videoludica. E la colpa non sarà tutta loro.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.