La mitologia e i misteri di Shadow of the Colossus | Speciale

Di Andrea "Geo" Peroni
22 gennaio 2018

Quando nel lontano 2005 mettemmo le mani per la prima volta su Shadow of the Colossus, l’impatto fu certamente disarmante. L’ultima esclusiva PS2, sviluppata da quel Team ICO che qualche anno prima aveva partorito l’enigmatico ICO, era un nuovo mistero tutto da scoprire. Il giocatore, apparentemente, veniva al suo destino sin dal primo istante, senza informazioni, senza uno scopo o senza un semplice brandello di storia al quale rimanere aggrappato in caso di smarrimento. Eppure, c’era qualcosa attorno al silenzioso e misterioso mondo di Shadow of the Colossus, una mitologia studiata e ragionata i cui esponenti sono i protagonisti assoluti di questa, a tratti, onirica esperienza.

FRAMMENTI DI ANIMA

I Colossi, giganti di carne e pietra che dominano le lande di questo innominato mondo, sono qualcosa di più che semplici mostri. Essi sono infatti l’incarnazione vivente di antichi idoli che possiamo trovare nel Sacrario del Culto, mistico luogo all’interno del quale Wander, il taciturno protagonista di Shadow of the Colossus, si ritrova ogni volta che riesce ad abbattere uno dei giganteschi bestioni. Così come possiamo ritrovare in altre storie di antiche culture e leggende, alle quali si sono ispirati poi ad esempio prodotti di intrattenimento moderni come fumetti, manga, anime, film e quant’altro, i Colossi sono in realtà una discendenza di qualcosa di ancora più grosso. Ognuno di questi mostri custodisce infatti al suo interno un frammento di Dormin, una potentissima entità del passato di questo mondo dimenticato che gli esseri umani temevano e che grazie allo sciamano Lord Emon venne privato del suo corpo fisico e spezzato in 16 frammenti, 16 pezzi di anima i quali, oggi, costituiscono appunto i Colossi. Risulta chiara l’influenza da antiche leggende orientali e non, che vedono nella morte un modo per reincarnarsi in qualcos’altro, e nel tentativo di fuggire da essa celando furbamente la propria esistenza al mondo. Così come Dormin cerca di risorgere grazie alle avventate azioni dell’ignaro Wander, che vuole far tornare in vita la sua amata Mono dopo aver saputo che nel Sacrario del Culto questo è possibile, anche Lord Voldemort della saga di Harry Potter ha compiuto ad esempio vari tentativi di sfuggire alla morte grazie agli Horcrux, oggetti o addirittura persone nelle quali era stato innestato un frammento della sua anima. O ancora, prendiamo l’esempio di Naruto, il celebre manga giapponese di Masashi Kishimoto che si adatta ancora maggiormente alla storia in questione. Ispirato anche in questo caso ad antiche leggende giapponesi, come dimostrano le chiare radici etimologiche e derivative di molte tecniche ninja adoperate quali Izanagi, Izanami o Amaterasu, la storia ruota intorno alla presenza di 9 mostri potentissimi dotati di una quantità immensa di chakra, come la Volpe a Nove Code o il Tasso Monocoda, che in realtà sono la manifestazione fisica (e spirituale) di un antichissimo demone, il Decacoda, la cui sconfitta ad opera dell’Eremita delle Sei Vie della Trasmigrazione ne causò la frammentazione in appunto nove mostri.

L’origine del potente Dormin non ci viene raccontata. Nella mitologia di Shadow of the Colossus, sappiamo solamente che questo immondo essere fatto di oscurità, che trae il suo potere dalla conoscenza stessa, veniva un tempo adorato come una divinità dai popoli del mondo, questo prima di iniziare ad essere considerato come malvagio. L’arrivo di una nuova religione, infatti, che temeva i prodigi di Dormin come le risurrezioni o i rituali che il “dio” promuoveva, rappresentò la fine dell’entità, la quale ha anche delle forti simbologie storiche che affondano le radici nella realtà. Se infatti leggiamo il suo nome al contrario, otteniamo Nimrod. Un nome che a molti non dice nulla, ma che forse gli appassionati di Storia riconoscono maggiormente. Nimrod fu infatti uno spietato re babilonese che appare anche come riporta la Bibbia, che discendeva direttamente da Noè. Il suo nome, in ebraico, rimanda alla parola “ribellarsi”, in segno della sua totale ribellione verso la sovranità di Dio che coinvolse anche il popolo e che traeva origine dalla sua forte personalità che si rivelerà anche la sua stessa rovina. La fine di Nimrod, grande guerriero, cacciatore e conquistatore, sarà decisamente ingloriosa, e rimanda all’entità Dormin di cui Ueda ha fatto uso. Stando alla Genesi, infatti, Nimrod venne ucciso da Esaù e fatto letteralmente a pezzi, proprio lo stesso destino che Lord Emon riservò al dio che un tempo dominava il mondo. C’è inoltre un’altra caratteristica che accomuna Dormin alla figura storica e biblica di Nimrod, per rimarcare la simbologia che Ueda ha voluto dare al suo gioco pensando ancora una volta alla rappresentazione di una finzione con profondi significati da ricercare nella realtà. Secondo le cronache, fu infatti Nimrod a volere la costruzione della Torre di Babele, un maestoso edificio che gli sarebbe servito per raggiungere Dio stesso e per vendicarsi nel caso in cui questi avesse deciso di sommergere nuovamente il mondo con un nuovo diluvio. Guarda caso, anche il Sacrario del Culto, luogo ove è confinato Dormin e risiedono le statue raffiguranti i Colossi, è una gigantesca torre che si staglia verso il cielo per permettere all’uomo di raggiungere e toccare la sua divinità. Che poi, come ricordato, ripudierà in seguito all’avvento della nascente religione.

La stessa rappresentazione politico-religiosa del mondo di Wander ed Emon può essere vista come una rivisitazione in chiave fantasy di fatti realmente accaduti, quando le religioni da poco nate e ricche di fedeli provocavano la lenta morte dei culti precedenti. Abbiamo un esempio anche qui, in casa nostra. Nella Roma del III e IV secolo D.C., infatti, il Cristianesimo stava diventando sempre più importante in termini di numero e di potere sul popolo (un governante che pratica la stessa fede del popolo è più ben visto), e Costantino fu costretto nel 313 DC, a seguito del Concilio di Nicea, a istituire il culto dell’unico Dio come la religione ufficiale di Roma abbandonando del tutto il paganesimo e il politeismo, fino a quel momento i tratti portanti della religione dell’Impero. In realtà, il Cristianesimo finirà solo nel 391 ad essere considerata ufficialmente religione di stato con l’Editto di Tessalonica emesso da Graziano, Valentiniano II e Teodosio I, ma la sostanza era quella: una religione vecchia, antica e ormai superata era stata soppiantata da un nuovo culto, più giovane, fresco e soprattutto che vedeva il vecchio come qualcosa da estirpare. La contrapposizione tra Lord Emon e Dormin, con il primo che combatte il secondo fino a imprigionarlo e frammentarlo, può essere vista nella stessa chiave di lettura, ed era la stessa “lotta” che ritroviamo ancora una volta nella Genesi tra Nimrod e Dio. Il re babilonese, infatti, osò sfidare Dio arrivando addirittura a creare un nuovo culto che cercasse di soppiantarlo. In quel caso, però, fu la nuova religione ad avere la peggio, e a causare la caduta di Nimrod.

UNA GRANDE STORIA (?)

L’intento di Fumito Ueda è sempre stato quello di, come confermato più volte dal maestro, lasciare al giocatore la totale libertà di pensiero. Sarà per questo che i riferimenti al mondo di Wander, così come quelli che troviamo in ICO e The Last Guardian, sono davvero pochi. L’unica cosa da fare, spesso, è affidarsi alla propria fantasia, alle intuizioni, alle chiavi di lettura di cui prima che possono permettere di trovare collegamenti forse irrealistici ma plausibili. È grazie a questo ad esempio che stando a molte teorie in rete, supportate da solide basi, i tre giochi di Fumito Ueda non condividano solamente le atmosfere e l’autore ma anche l’universo narrativo. Già all’epoca della release di Shadow of the Colossus, ad esempio, si sprecavano le pagine web e i topic sui forum che si sforzavano di cercare un solido collegamento tra le due opere di Ueda (alle quali poi si è aggiunto The Last Guardian nel 2016), e seppur trattandosi di teorie non confermate meritano attenzione e menzione quando si parla della mitologia che ruota intorno ai fatti che conosciamo.

Una delle teorie più affascinanti è quella che vede ICO come un prequel ambientato molti anni prima di Shadow of the Colossus, e questo sulla base di alcuni elementi iconici dei due giochi come le corna e il già più volte citato Dormin. Le corna, nei giochi di Ueda, rivestono infatti un ruolo molto importante e simbolico, in quanto indicano esseri viventi dotati di poteri magici. Non è infatti un caso che il bambino protagonista di Ico, un bambino dalle lunghe corna sulla propria testa, sia stato capace di sfidare la Regina e salvare Yorda, la misteriosa ragazza prigioniera della torre. Non è un caso che Trico, il bestione co-protagonista di The Last Guardian, sia dotato di piccoli corni che gli permettono di compiere prodigi e risolvere i puzzle magici che si parano davanti al duo. Infine, non è un caso che ci sia un profondo legame tra Dormin (o per meglio dire, i Dormin) e Wander, protagonista di Shadow of the Colossus che in seguito alla sconfitta di ogni Colosso manifesterà sempre più i segni di una “corruzione” da parte delle ombre (o anime oscure, secondo altri), con tanto poi di piccole corna che compariranno sulla testa del ragazzo mano a mano che si avvicina sempre di più il momento in cui i frammenti di Dormin vengono tutti riuniti. Il fatto che sia Wander che Ico presentino le corna, seppur con forma e dimensioni differenti, è il tema che da sempre divide il dibattito sull’universo narrativo di Ueda, tra chi pensa che ICO sia un prequel di Shadow of the Colossus e chi invece lo ritiene un sequel, vedendo in Wander il capostipite dei bambini con le corna che poi ritroviamo in ICO. Eppure, come dimostrano alcune location nei due giochi, molti altri indizi suggeriscono esattamente il contrario, e cioè che Wander sia il discendente di uno di questi bambini cornuti ma con parecchie generazioni di distanza. Il collegamento tra i due potrebbe essere ricercato in Dormin, la stessa entità che molti ritengono malvagia e che invece altri ritengono un essere, o più esseri, sovrannaturali, alla ricerca di corpi che li possano ospitare, donando loro capacità prima impensabili, le stesse che, udite udite, possedevano Trico e i suoi simili. Teorie che è oggettivamente impossibile riassumere in poche righe, e dunque vi invitiamo a fare un giro sul web, ricco di ipotesi ben fatte ed esposte. A tal proposito, vi voglio suggerire la lettura di un profondo e lungo pezzo dal blog LeFolliediNaruto pubblicato poco dopo la release di The Last Guardian. L’autore ha raccolto minuziosamente tutte le prove, gli indizi e le immagini che permettono di collegare le tre opere di Ueda, fornendo poi una chiave di lettura forse intricata da capire ma tra le migliori in circolazione. Fidatevi, non ve ne pentirete.

I misteri intorno a Shadow of the Colossus, ICO e The Last Guardian sono davvero tanti, ma come avete appena potuto leggere ci sono alcune simbologie e riferimenti che le attente analisi degli utenti hanno messo in luce. L’attaccamento di Ueda ai miti babilonesi, ad esempio, con tracce della cultura dell’antica civiltà mediorientale, è evidente. Sembra siano altrettanto evidenti i legami tra le tre opere, che però, come lo stesso Ueda disse, vengono lasciate alla fantasia di ogni giocatore. E forse è anche giusto così. Magari un giorno scopriremo cosa nasconde il mondo (o eventualmente i mondi) delle tre opere, tanto per venire a capo delle domande e capire chi aveva effettivamente capito. Ma fino a quel momento dovremo continuare a indagare, immaginare, collegare e sognare per conto nostro. Attività terribilmente stimolante, e anche qui si vede la genialità di un creatore di videogiochi.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.