Le scomode verità di un nabbo su Rainbow Six: Siege | In verità vi dico…

Di Andrea "Geo" Peroni
26 febbraio 2018

Lo scorso fine settimana sono rimasto folgorato dal reveal attualmente più atteso dalla maggioranza del nostro staff. Ubisoft, al Six Invitational di Montreal, ha infatti svelato pochi giorni fa Operation Outbreak, un evento speciale dell’Anno 3 di Rainbow Six: Siege e che risulta ispirato a molti survival horror come Left 4 Dead e affini. L’entusiasmo che ha travolto i nostri Mr. Black, Ryuk e Rrock ha finito inevitabilmente col colpire anche me, tanto che pochi giorni dopo mi sono deciso a compiere un passo che tutti i miei compagni di giocate mi consigliavano: acquistare Rainbow Six: Siege. Dopo alcuni giorni di gioco, a oltre due anni dalla prima volta che provai il titolo Ubisoft in occasione dell’open beta del 2015, le tattiche iniziano ad affinarsi, il nabbo inizia a imparare e ad apprezzare un FPS tattico del quale ora riesco a capire il grande successo.

Il meglio di sé, Rainbow Six: Siege lo offre giocando in compagnia naturalmente. Non nego di riuscire a divertirmi anche cercando lobby random in singolo, specialmente la sera quando non posso parlare in chat per evitare di svegliare parenti e vicinato viste le urla e le imprecazioni che spesso il gioco costringe a dire. Ma naturalmente il succo dell’esperienza lo si ha quando si forma un team affiatato, di giocatori che hanno già sulle spalle un certo bagaglio d’esperienza su Rainbow Six e che sanno come muoversi nelle varie mappe, caratterizzate da un design che trovo accattivante e davvero stupefacente viste le vie d’accesso, i cunicoli nascosti, i numerosi elementi da tenere in considerazione. Certo, sono ancora all’inizio di questa mia scalata alla conoscenza globale di Rainbow Six: Siege, ma in attesa di Operation Outbreak e dell’Anno 3 con i conseguenti Operatori l’importante è iniziare a farsi un’idea del titolo, del gameplay e di come approcciarsi alle varie situazioni, e del gioco sto già valutanto aspetti positivi e negativi come ne esistono in qualsiasi opera ludica. C’è però una cosa che già oggi, a pochi giorni dall’acquisto, ho inquadrato, e che già so che odierò per il resto della mia esperienza sullo sparatutto più intrigante e crudele in circolazione: gli altri giocatori. Che spesso si rivelano essere delle grandissime teste di *inserire sostantivo dispregiativo casuale*.

Partiamo da un concetto ben preciso, e cioè che purtroppo in questo caso il problema non è il gioco in sé quanto invece chi ne usufruisce. La community di Rainbow Six: Siege è ormai vastissima, basti pensare che giusto a febbraio Ubisoft ha affermato di aver toccato l’incredibile quota di 27 milioni di giocatori in totale, ed è quindi naturale che capitino ogni tanto le cosiddette mele marce, le pecore nere, coloro che esistono solamente per rovinare l’esperienza di gioco agli altri (e soprattutto a te, povero giocatore). Capita su Call of Duty, capita su Grand Theft Auto Online, capita su League of Legends, capita insomma sulla quasi totalità dei giochi multiplayer di massa che dispongono di numeri elevatissimo. Ma qui su Rainbow Six: Siege posso affermare, dopo i primi 5 giorni di gioco, che stiamo effettivamente esagerando.

In media, 1 partita su 3 di quelle che ho vissuto finora vengono funestate da loschi individui appartenenti al proprio team che entrano in gioco solamente con uno scopo: rovinare la sessione a tutti coloro che si trovano lì, in quel momento. Uccidere i propri compagni di squadra dopo pochi istanti dall’inizio del match, è la tecnica più comune e quella che anche comprendo meno in assoluto. Per quale motivo vi ostinate a compiere tali atti? Quali vantaggi vi accaparrate nel caso in cui uccidiate un compagno, o quando ad esempio proponete di espellerne uno dal match? Più di una volta, per non dire di continuo, mi capita infatti di finire tra i candidati per essere bannati dalla partita, senza alcun significato. Posso capire, eventualmente, nel caso in cui la partita si trovi in uno status di 0-2 per gli avversari e che i miei due round precedenti abbiano visto la più brutta prestazione della storia di un giocatore di R6S. Ma questa votazione capita anche in momenti davvero assurdi, addirittura nella serata di sabato sono stato espulso da una lobby multiplayer (rigorosamente libera, al momento) nonostante avessi portato (incredibilmente) alla vittoria la squadra in entrambi i round fatti, con 4 kill totali e gadget molto infami ma ben sfruttati che hanno dato vantaggi di non poco conto ai miei compagni. Convinto di fare una bella partita? Felice di aver trovato una lobby ancora al round 1, tramite la quale puoi godere di un match completo? Tranquillo: ci sarà sempre qualcosa che andrà storto, e nel 99% dei casi sarà colpa dei tuoi stessi compagni.

Perché questo piccolo sfogo, vi chiederete? Semplice: volevo raccontare la mia frustrazione in questo piccolo pezzo e cercare di capire se le sensazioni negative, che ancora una volta ripeto sono date dal comportamento ignobile di alcuni giocatori e non del gioco, sono solo mie. Perché è davvero frustrante tornare a casa dopo una giornata di lavoro, accendere la propria PS4, Xbox One o PC e ritrovarsi a spegnerla dopo pochi minuti per aver trovato lobby ricolme di imbecilli dotati di joypad o tastiera. Fateci un favore, se siete in ascolto: riunitevi in un bel gruppo Facebook o simili, giocate solamente tra di voi e divertitevi a decidere il più bullo e “””divertente””” tra di voi. Almeno noi giocheremo in santa pace.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.