Lezioni di Storia: Assassin’s Creed – Dall’età dei Pirati a quella dell’industria

Di Andrea "Geo" Peroni
17 ottobre 2017

Nonostante non sia rimasto nell’Olimpo della serie, Assassin’s Creed III dimostrò nel 2012 che la serie era ancora una dominatrice del mercato, e che, per scelta di Ubisoft stessa, aveva ancora molto da dire. Il piano originale, quello di far concludere tutto proprio nel 2012 vista la coincidenza con la profezia legata a Desmond, come vi abbiamo già spiegato in precedenza venne stravolto. In effetti, se ci pensate bene, questa serie ha dalla sua un potenziale immenso determinato dalla Storia. Potendo esplorare più o meno qualsiasi momento storico, Assassin’s Creed potrebbe andare avanti per anni e anni ancora, andando a toccare i momenti più significativi o intensi della vita dell’uomo sulla Terra.

E così fu. Dopo AC3, la serie non si interrompe e anzi continua ancora al giorno d’oggi, a discapito di una narrativa particolare della quale discuteremo in questa seconda parte della lunga retrospettiva sulla storia degli Assassini. Ricapitolando il finale della prima parte, Altair, Ezio e Connor ci hanno mostrato rispettivamente l’epoca delle Crociate, il Rinascimento e la Rivoluzione Americana, prima del triste epilogo riservato a Desmond Miles. L’Abstergo, però, è ancora in circolazione, così come gli Assassini. E la Storia è un libro ancora tutto da leggere e scoprire…

Lezioni di Storia: Assassin’s Creed – Dalle Crociate all’America

AMERICA, FUCK YEAH!

La storia dell’America coloniale deve essere stata una buona fonte di ispirazione per Ubisoft, perché se andiamo a spulciare nella lunga lista di titoli appartenenti a questa serie possiamo notare come ne esistano ben quattro spalmati su tre anni. Oltre ai più noti Assassin’s Creed III e IV, gioco di cui parleremo tra poco, occorre restare nel 2012 e aprire una parentesi anche per i fatti accaduti a New Orleans mentre Connor aiutava George Washington in un’altra parte del Paese. La protagonista di questa particolare storia è Aveline de Grandpré, e il gioco è Assassin’s Creed III: Liberation. Una esclusiva PlayStation Vita che ebbe ben poco successo a causa soprattutto della piccola console Sony, ma che verrà anche riproposto in HD su PS3 alcuni anni dopo e che non ebbe nulla da invidiare al fratello maggiore.

Nel suo piccolo, Liberation riuscì a ottenere buoni consensi, figli anche di una buona gestione degli sviluppatori e di alcune interessanti intuizioni sul gameplay che, comunque, non aveva grandi cambiamenti dalle meccaniche classiche. L’esistenza delle rotte commerciali, all’epoca molto importanti per la Francia e nelle quali New Orleans rivestiva un ruolo fondamentale, permise di introdurre un discorso non banale sul commercio e sui ricavi che da questo potevano essere dedotti, questo grazie anche alla facoltosa Aveline. La ragazza, peraltro il primo Assassino di colore protagonista nella storia della serie, è infatti figlia di un ricco commerciante della città, e figliastra di quella Madeleine che poi, con un twist diciamo imprevedibile ma poi neanche tanto originale, si dimostrò essere un Gran Maestro dei Templari in cerca del perduto Disco della Profezia, a Chichén Itzá.

Lo spin-off Liberation non è legato alle vicende di Desmond Miles, sintomo di come in Ubisoft fosse già pianificato un futuro lontano dal suo “pupillo” (un po’ quello che sta accadendo in Naughty Dog con Uncharted). E forse è anche questo che ha decretato un generale insuccesso di questo piccolo gioiellino, sicuramente non tra i migliori capitoli del franchise ma un ottimo prodotto se pensiamo che doveva fare i conti con un hardware molto meno performante ai sistemi a cui erano abituati gli sviluppatori di Assassin’s Creed. Torniamo dunque sui binari principali, e teleportiamoci nel 2013, anno in cui arriva forse il capitolo più controverso dell’intera serie, e vi spiegherò anche il perché di tali dubbi.

PIRATI, CORSARI E GRAN BUCANIERI, YO OH!

Assassin’s Creed IV: Black Flag è probabilmente uno dei migliori titoli del franchise di Ubisoft. Ambientato ancora una volta in America, questa volta nel XVIII secolo, il gioco riuscì con gran successo a coniugare alla perfezione le meccaniche di base del movimento e del combattimento di un Assassino con le nuove inevitabili tematiche legate ai Pirati e alle battaglie navali. Intraviste in AC3, qui le battaglie in mare assumono una grande importanza e adesione al contesto, dato che il capitano Edward Kenway, padre di Ethan e nonno di Connor, si rivelerà essere uno dei più grandi pirati della storia con alleati del calibro di Barbanera, flagello dei Sette Mari.

Black Flag poteva contare sulla più grande ambientazione mai realizzata per un Assassin’s Creed, con uno sconfinato mare nel quale spuntavano grandi terre emerse o piccoli atolli tutti da esplorare e ognuno con il proprio segreto. Da un piccolo forziere fino a covi di antichi tesori, la particolarità di Assassin’s Creed IV era quella di poter offrire una grande vastità di attività al giocatore, al quale non mancavano neppure assalti navali e di terra a fortezze imponenti dei più importanti centri abitati. Più che un gioco incentrato sui punti cardine degli Assassini (la discrezione, la mimetizzazione, il silenzio), Black Flag improntava il proprio gameplay su una componente molto più action, cosa che non andò giù a tutti i fan. E in effetti uno dei grandi problemi di AC4 fu proprio la sua poca familiarità con la serie, che si faceva sentire già dai primi minuti. Kenway, infatti, diviene un Assassino quasi per caso, semplicemente dopo aver rubato le vesti di un reale Assassino che stava tradendo l’Ordine, e da qui inizierà, sempre quasi per caso, la sua missione in aiuto della Confraternita locale contro gli immancabili Templari.

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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.