Lezioni di Storia: Kingdom Hearts – Parte I

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Di Andrea "Geo" Peroni
13 dicembre 2016

Scrivere di Kingdom Hearts è sempre affascinante. Non solo perché si tratta della serie videoludica preferita di chi sta scrivendo queste righe, che ormai dal lontanissimo 2002 viene accompagnato dal progredire degli avvenimenti narrati e che ancora oggi non sono giunti ad una conclusione. Ma anche perché Kingdom Hearts rappresenta, nel bene e nel male, una delle esperienze di intrattenimento più strampalate, riuscite e complicate (a livello narrativo, soprattutto) che abbiano mai calcato l’onda del successo nella storia dei videogiochi. Partita con il botto, gli ultimi anni di questa serie sono stati abbastanza dominati dall’oscurità, tra un terzo capitolo che non accenna ad arrivare (caro Nomura, ce la facciamo per il 2017?) e una strategia gestionale del franchise a dir poco suicida, con 8 giochi canonici all’attivo sparsi su ben 7 piattaforme. Fortunatamente, vista l’incombenza del terzo capitolo. Square-Enix ha avviato negli ultimi anni una saggia politica di rimasterizzazione di tutti i titoli, riuniti in un’unica piattaforma in modo da fornire al giocatore tutto quello che c’è da sapere per prepararsi alla battaglia finale. A gennaio, questa immensa opera di rimasterizzazioni si concluderà, con l’uscita di Kingdom Hearts HD 2.8: Final Chapter Prologue (alla quale a marzo seguirà l’uscita delle remastered 1.5 e 2.5 su PS4), e dunque abbiamo deciso di approfittare dell’occasione per rivivere in un lungo excursus storico tutte le vicissitudini della serie. Sedetevi, dunque, prendete un buon thè caldo, e prepariamoci a questo lungo viaggio che si comporrà di tre appuntamenti. Diamo il via alle danze.

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IL PRESCELTO

La nascita di Kingdom Hearts è una storia molto curiosa. Shinji Hashimoto e Hironobu Sakaguchi, le due menti dietro all’intero franchise di Final Fantasy, erano grandi fan di Super Mario 64. Il platform 3D di Nintendo aveva rivoluzionato completamente il concetto di gioco in tre dimensioni, uno standard qualitativo che ancora al giorno d’oggi molti giochi non riescono a raggiungere. Hashimoto e Sakaguchi iniziarono, proprio riferendosi a Super Mario 64, a pensare ad un videogioco in tre dimensioni con meccaniche simili ma che avesse al suo interno solamente personaggi Disney. Il perché, è presto detto: Mario godeva di una popolarità sconfinata nel mondo dei videogiochi, e a detta loro solamente i personaggi in mano a Disney possedevano una fanbase simile. Un terzo individuo, in quella conversazione, stava ascoltando in modo molto interessato: era Tetsuya Nomura, che già dal 1991 lavorava in Square-Enix (all’epoca conosciuta ancora come Squaresoft, prima della fusione con Enix) contribuendo alla realizzazione di alcuni titoli (su tutti, Final Fantasy IV, V e VI, e anche Super Mario RPG: Legend of the Seven Star) e che dunque godeva già di una certa importanza nell’azienda. Nomura si disse molto interessato all’idea dei due papà di Final Fantasy, e gli venne assegnato l’arduo compito di creare un videogioco così come era stato pensato. Da lì in poi, la storia la conosciamo tutti: Squaresoft si accordò con Disney, e dopo mesi di idee, sviluppo e anche contrasti (inizialmente la Disney non voleva un personaggio originale come protagonista della serie), nel 2002 arriva Kingdom Hearts. Il primo, di una lunghissima serie.

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Sora, Kairi e Riku sono tre ragazzi, abitanti delle Isole del Destino, che hanno un solo, grande sogno: lasciare questo pianeta e visitare tutti i mondi che si trovano nell’universo. Le antiche leggende, così come i racconti popolari delle Isole, parlano spesso di abitanti che sono riusciti, in tempi addietro, a lasciare la loro casa e intraprendere un viaggio nello Spazio. Il più determinato dei tre è sicuramente Riku, giovane forte e robusto con una forte personalità, che si ritrova spesso ad entrare in competizione con il suo migliore amico, Sora, vittima di alcuni strani sogni che includono voci misteriose, esseri oscuri e luoghi fuori dal tempo e dallo spazio. Un tranquillissimo inizio viene però rotto da apparizioni misteriose, come quella di una figura incappucciata che si dichiara interessata ad una enigmatica porta conservata all’interno dell’isola, questo fino a quando, una notte, l’intero mondo viene attaccato. Gli Heartless, esseri oscuri che divorano i cuori delle persone e dei mondi stessi, sono arrivati al Cuore delle Isole del Destino, e si stanno apprestando ad inglobarlo. Sora, a questo punto, scopre il suo vero destino: essere il prescelto del Keyblade, una mitologica arma in grado di contrastare l’oscurità e i cui ultimi custodi sono ormai scomparsi da tempo.

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Da questo punto, inizia la più grande delle avventure che Sora avrebbe mai potuto immaginare. Il prescelto non riesce a impedire la distruzione del suo mondo, e si ritrova catapultato nella Città di Mezzo, luogo nel quale gli abitanti dei mondi distrutti si riuniscono. Tra questi, iniziamo già a trovare delle vere e proprie icone dei lungometraggi Disney, come Pongo e Peggy da La carica dei 101, Qui, Quo e Qua, ma anche qualche celebre personaggio della serie Final Fantasy, su tutti Yuffie, Leon, Cid e Aerith. Personaggi senza una casa, ormai annientata dagli Heartless tempo addietro, ma tutti loro stanno cercando una persona: il custode della Chiave capace di liberare i mondi. Sora, insomma. Insieme ai suoi compagni di avventura Paperino e Pippo, scelti in persona dallo scomparso Re Topolino per guidare il prescelto, Sora intraprende un viaggio che cambierà per sempre non solo la sua vita, ma anche l’intero universo.

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Kingdom Hearts ci viene presentato come un semplicissimo action JRPG, con pochi comandi su cui fare affidamento ma con tante variabili da tenere in considerazione, come i vari Limite che impareremo nel corso della storia, le magie, e anche le Invocazioni, che comprendono vari personaggi Disney come Genio (Aladdin), Peter Pan, Bambi, Simba. A questi si aggiungono i party di tre personaggi modificabili a seconda dell’ambientazione che visiteremo. La narrazione procederà con tanti colpi di scena, esplorando le colorate lande di tanti conosciuti mondi targati Disney e rivivendo, con l’adeguamento giusto per incastrarle nella trama del gioco, le stesse storie che abbiamo osservato da bambini sulle videocassette della Casa di Topolino: l’oceano de La sirenetta, il Paese delle Meraviglie, la giungla di Tarzan, la Città di Halloween da Nightmare before Christmas, la balena di Pinocchio. Nomura dimostra già dal primo capitolo della serie di poter imbastire una trama molto profonda, fatta non solo della classica ricerca del villain di turno da sconfiggere (prima Malefica da La bella addormentata nel bosco, poi Ansem), ma anche di forte amicizia, e di un legame indissolubile tra Sora, Kairi e Riku che ancora oggi rappresenta una delle fondamenta di Kingdom Hearts.

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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato “videogioco” alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.