Activision e le microtransazioni, scoppia una nuova polemica

Di Andrea "Geo" Peroni
19 ottobre 2017

Solo pochi giorni fa vi abbiamo riportato di come buona parte della pubblicità di Call of Duty: WII, almeno su Steam, si riferisse con insistenza alle microtransazioni e ai COD Points che ormai da anni fanno parte del circuito del gioco. Dall’America però arriva una nuova preoccupante polemica, che riguarda l’intero apparato di Activision accusata di comportamenti scorretti verso i videogiocatori.

La redazione di Glixel ha scoperto infatti che Activision avrebbe depositato, con successo, un brevetto per un nuovo tipo di matchmaking, che “costringerebbe” i giocatori a spendere soldi in COD Points e dunque ad amplificare il fenomeno delle microtransazioni. Secondo la descrizione di questo brevetto, il matchmaking verrebbe rivisitato: non più random, come ora, ma programmato per far combattere giocatori da poco attivi e giocatori che invece sono già esperti, magari con armi acquistate proprio grazie alle già citate microtransazioni. In questo modo il giocatore novellino, in difficoltà, verrebbe spinto a puntare sulle lootbox per tentare la fortuna e trovare un’arma più forte in minor tempo.

In questo momento la polemica è tutt’altro che terminata, ma Activision ha cercato di gettare acqua sul fuoco dichiarando tramite un suo portavoce che questo matchmaking era stato brevettato nel 2015 e mai utilizzato. Anche in Destiny 2, come si sono affrettati a specificare i ragazzi di Bungie, non è presente questa componente.

Certo è che, dopo le recenti polemiche per Star Wars: Battlefront II e La Terra di Mezzo: L’ombra della guerra, questa nuova polemica getta pesanti ombre sulle microtransazioni. Fenomeno grazie ai giocatori, o grazie alle software house?

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