A marzo Fortnite ha generato ricavi da capogiro: più di 220 milioni di dollari

Di Andrea "Geo" Peroni
28 aprile 2018

È inutile negarlo: il genere dominante del momento, soprattutto nel panorama dell’intrattenimento videoludico, si chiama Battle Royale. PlayerUnknown’s Battlegrounds, H1Z1 (che tra poco arriverà anche su PS4), Radical Heights, persino Call of Duty e Battlefield. La maggior parte dei nomi in circolazione dell’industria videoludica si sta interessando alle Battle Royale oppure le ha già ampiamente abbracciate, e tra questi esempi è impossibile dimenticarsi di Epic Games e del suo Fortnite.

Difficile per alcuni capire come è possibile, per molti di questi titoli che sono free-to-play come Fortnite, generare introiti per mandare avanti la baracca – ancora ricordo le domande del Congresso a Mark Zuckerberg che chiedono come faccia Facebook ad andare avanti gratuitamente per tutti gli utenti, a testimonianza del fatto che le persone in commissione conoscono ben poco i social network – ma la risposta è una sola: microtransazioni. E il report finanziario di Fortnite per il mese di marzo ne è la schiacciante prova, a dimostrazione di come questo titolo abbia avuto un clamoroso impatto sui gusti dei giocatori e sui loro portafogli.

Se a febbraio Fortnite: Battle Royale aveva generato la bellezza di 126 milioni di dollari nelle tasche di Epic Games, le cifre che arrivano dal mese di marzo fanno davvero impallidire. I ricavi di Fortnite hanno avuto infatti un incremento di più del 70%, arrivando a far incassare, grazie alle microtransazioni, la mostruosa cifra di 223 milioni di dollari. Avete letto e capito benissimo, non c’è alcun errore: 223 milioni di dollari che entrano nei conti in banca di Epic Games grazie alle skin, alle emote e a tutto quello che è in vendita.

Secondo SuperData, che ha commentato questi risultati, i ricavi ottenuti a marzo fanno di Fortnite il free-to-play di maggior successo della storia delle console. Numeri da capogiro, che fanno riflettere sul perché moltissime aziende decidano di puntare ancora con forza sulle microtransazioni.

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