Quantic Dream Reloaded – Beyond: Due Anime

Di Andrea "Geo" Peroni
19 maggio 2018

Ormai pochissimi giorni ci separano dalla nuova produzione Quantic Dream, Detroit: Become Human, gioco del quale vi parleremo presto nella nostra recensione. Perché sì, ragazzi, vogliamo confidarvelo: il gioco è già in nostro possesso da un po’, ci stiamo giocando e lo stiamo valutando attentamente. Ma questo non prima di terminare il nostro viaggio alla riscoperta della storia di Quantic Dream, software house francese che si è negli anni specializzata sempre più nella realizzazione di avventure interattive di altissimo livello. Abbiamo già discusso nelle scorse settimane di Fahrenheit: Indigo Prophecy prima e di Heavy Rain dopo, e oggi ricordiamo l’ultima produzione in ordine cronologico di David Cage uscira nel 2013 in esclusiva PS3. Parliamo di Beyond: Due Anime (anche se preferiamo il titolo originale, Beyond: Two Souls), gioco che vide la partecipazione di due pesi massimi di Hollywood.

UN GIOCO LUNGO UNA VITA

David Cage mostrò il primo prototipo di Beyond all’E3 2012 di Sony, solamente un paio di anni dopo il grande successo di Heavy Rain. Sony era soddisfatta dalla brillante mente francese, Quantic Dream aveva dimostrato di poter diventare uno studio perfetto dedicato ad un certo tipo di esclusive PlayStation e le idee non faticavano a balenare nella mente degli sviluppatori. Proprio per questo, PS3 vide ben due giochi della software house, cosa che, a meno di miracoli, non accadrà su PS4. Non si tratta certo di una mancanza di fiducia in questo caso, ma di un’opera molto più grande che si differenzia notevolmente per mole di lavoro dai titoli precedenti. Comunque, torniamo a parlare di Beyond, gioco che venne presentato nella sopraccitata edizione dell’E3 dimostrandosi come una storia estremamente matura e oscura, e con una celebrità di Hollywood a farne parte.

La prima novità di Beyond rispetto ai suoi predecessori spirituali è infatti il cast. Il ruolo di uno dei protagonisti, impegnata in più fronti come vedremo, fu affidato ad Ellen Page (X-Men, Inception), alla quale poi si aggiunsero per il gioco finale Willem Dafoe (Spider-Man, Platoon, Seven Sisters) e i due meno famosi Kadeem Hardison ed Eric Winter, i quali però avevano una forte importanza sull’economia generale del gioco. Proprio come in Heavy Rain, infatti, Cage e i ragazzi di Quantic Dream decisero di continuare con la via di più protagonisti giocabili, in modo che la storia potesse essere vissuta da più direzioni e che il giocatore potesse immedesimarsi in personaggi immersi in contesti differenti che riconducevano però ovviamente allo stesso filo conduttore. Questa volta però c’è di più, perché la storia non è qualcosa di lineare e posizionato sullo stesso piano temporale. Ogni protagonista, infatti, si ritrova ad agire in un preciso momento storico, tra gli anni ’60 e gli anni ’90.

Una sfida, se possibile, ancor più ambiziosa di Heavy Rain. Nella terza produzione di Quantic Dream (contiamo naturalmente anche Omikron: The Nomad Soul anche se diverge nettamente dai suoi successori) gli sviluppatori avevano dato una libertà senza precedenti al giocatore, capace di plasmare con le proprie mani la storia e di modificarla a proprio piacimento, a seconda delle numerose azioni e scelte da compiere nel corso della narrazione. In Beyond, però, la cosa è differente: questa volta si parla di piani temporali differenti, i cui avvenimenti devono però avere sempre ripercussioni sugli altri, e l’operazione non banale era quella di non far perdere il giocatore tra tutte queste storie apparentemente separate tra loro facendogli dimenticare lo scopo principale. L’operazione, narrativamente parlando, è un gran successo. Beyond: Two Souls, che peraltro potete provare gratuitamente questo mese se siete abbonati a PlayStation Plus su PS4 ed è una cosa che vi consigliamo caldamente di fare, gode di una storia intensa, affascinante, emotiva e straordinariamente ben scritta, con alcuni inevitabili fatti definiti dai quali non si può divergere che però si amalgamano alla perfezione con i momenti di totale (o quasi, ben mascherata come sempre) libertà concessa al giocatore.

COSA ANDAVA E COSA NON ANDAVA

È difficile spiegare qualcosa della storia di un’avventura interattiva, che punta tutto proprio sul racconto di questa storia. Non è questo il luogo e il momento per rovinare la narrazione di chi ancora vuole giocare a Beyond, ancor di più se consideriamo appunto che questo mese il gioco è disponibile gratuitamente per gli abbonati a PS Plus. Assodato che la storia è un vero bijoux, e che l’impiego di carismatiche figure come la Page e Dafoe fece il suo sporco lavoro grazie ad una motion capture come sempre perfetta, il tasto dolente di Beyond, che lo rende sicuramente meno allettante rispetto al suo predecessore Heavy Rain, è il gameplay.

Intendiamoci, parlare di gameplay vero e proprio in un gioco di Quantic Dream è quasi un ossimoro, poiché questo viene volutamente lasciato in secondo piano per dare il maggiore spazio possibile alla storia da raccontare e alle sensazioni che il giocatore vuole e deve vivere sulla sua pelle. La divisione, e collaborazione, tra Jodie e Aiden (la seconda rappresenta una sorta di entità che vive a stretto contatto con la prima, che invece è una persona reale… Ma non vi sveliamo troppo!) aveva la possibilità di rappresentare uno stacco col passato, una nuova gamma di possibilità da esplorare e una motivazione in più, per gli sviluppatori, per esplorare a fondo anche il modo di giocare dell’utente. Mentre Jodie è costretta a sottostare alle ferre leggi della fisica, Aiden è invece libera di fare sostanzialmente quello che vuole, ma questo non basta. Giocando a Beyond si ha troppo spesso la sensazione di essere limitati ad un percorso e ad azioni che il team ci ha messo a disposizione, sentimento che si fa sentire maggiormente rispetto al passato poiché appunto le premesse narrative di alcune componenti come Aiden lasciavano presagire cose ben più approfondite. Troppe sequenze su binari, troppa illusione, qualcosa che poteva essere accettato in Heavy Rain vista la grande novità che rappresentava e l’incredibile titolo che era, ma che non venne perdonato nel suo successore spirituale.

Eppure, come già accaduto in Fahrenheit e Heavy Rain, parlare di Beyond: Two Souls come di un semplice videogioco è difficile. Perché? Beh, David Cage e Quantic Dream sono coloro che forse maggiormente, rispetto al resto del settore, hanno avvicinato il mondo dei videogiochi a quello del cinema, fondendo i due medium per creare qualcosa di nuovo. Fino a che punto è possibile spingersi per lamentarsi di componenti come il gameplay, che in queste produzioni vuole essere volutamente inferiore rispetto alle altre e di minore importanza? Vi lasciamo con questo quesito, e vi ricordiamo che nei prossimi giorni sarà la volta di Detroit: Become Human, la nuova esclusiva PS4 che infiammerà le nostre console dal 25 maggio. Sarà, per qualità, un nuovo Heavy Rain o un secondo Beyond?



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.