Recensione Ghost Recon Wildlands – A caccia di Narcos

recensione ghost recon wildlands
Di Marco "Bounty" Di Prospero
12 marzo 2017

Con Ghost Recon Wildlands Ubisoft ha deciso di stravolgere completamente la saga creando un titolo diverso ai capitoli precedenti, pur mantenendo alcune delle componenti che hanno reso celebre la serie, soprattutto per quanto riguarda le meccaniche tipiche del third person shooter. Non è la prima volta che l’azienda francese si cimenta in imprese del genere: lo stesso è stato fatto con Rainbow Six: Siege che è stato completamente rivisto rispetto ai titoli precedenti. In entrambi i casi gli sviluppatori hanno puntato tutto sulla cooperazione online, mossa che, per quanto riguarda Rainbow Six è stata vincente. Ubisoft avrà fatto centro ancora una volta? Bè scopritelo continuando a leggere la recensione di Ghost Recon Wildlands.

Nota: la versione da noi provata è quella PS4.

A CACCIA DI NARCOS

Ghost Recon Wildland si apre con un video introduttivo nel quale ci viene spiegata fin da subito la nostra missione: eliminare il cartello di “Santa Blanca”, capeggiato da El Sueno il quale è riuscito a creare un’organizzazione di narco trafficanti in grado di controllare l’intero governo boliviano. Nonostante ciò, parte della popolazione e della polizia boliviana, l’Unidad, salvatasi dalla corruzione, aiuteranno il gruppo di forze speciali americani, di cui noi stessi facciamo parte, a ripulire la Bolivia dal narcotraffico; insomma, una trama molto ispirata a quella del Cartello di Medellin capeggiata dal celeberrimo Pablo Escobar. La storyline tuttavia non sarà così profonda ed intrigante, portando il giocatore ad avanzare solo per una questione di gameplay e divertimento, ma non di certo per scoprire come termina la storia. recensione ghost reconUbisoft ha infatti puntato tutto sulla cooperazione e sulla componente online tralasciando in parte la storia del gioco che, se approfondita a dovere, e con una caratterizzazione più ampia dei personaggi, avrebbe potuto creare uno scenario più realistico e avvincente. Nonostante questo bisogna sottolineare che all’interno della mappa di gioco troveremo diversi documenti informativi che arricchiranno la trama; una scelta che porta il giocatore ad una maggiore esplorazione ma che non bastano ad approfondire a sufficienza le vicende di gioco.

BENVENUTI IN BOLIVIA

Ubisoft ha deciso di rendere Wildlands un titolo open-world così da lasciare piena autonomia ai videogiocatori, soprattutto per quanto riguarda la pianificazione di una missione: potremo decidere ad esempio di attaccare dall’alto, utilizzando un elicottero, o se dividere il gruppo così da attaccare su più fronti. Il paese boliviano è stato ricreato in modo del tutto verosimile, trasmettendo al giocatore l’impressione di trovarsi veramente nel Sud America grazie ad un paesaggio montuoso composta da sentieri sterrati e da un’alta vegetazione. Come in ogni open world che si rispetti, anche in questo caso gli spostamenti saranno agevolati dalla presenza di veicoli terrestri e aerei, anche se, a nostro avviso, quelli terrestri hanno un andamento troppo lento, rendendo gli spostamenti tediosi e poco avvincenti. Inoltre, tali veicoli hanno uno stile non molto convincente, che rende difficile il controllo soprattutto per quanto riguarda lo sterzo degli stessi.

Il sistema open-world permette anche di avere piena visione delle possibilità di attacco ed è forse per questo motivo che la fase più importante e divertente del gameplay riguarda il coordinamento con gli altri compagni. E’ proprio per questo motivo che gli sviluppatori hanno deciso di inserire una meccanica chiamata “colpo sincronizzato” grazie al quale la squadra ucciderà simultaneamente due o più nemici presenti nell’area di gioco, così da non allarmare nessuno. Ovviamente i giocatori potranno anche entrare nell’area della missione ed uccidere tutto ciò che si trovano di fronte senza aver studiato tattiche o strategie per non essere scoperti; a nostro avviso però, questo tipo di comportamento potrebbe snaturare del tutto il gameplay che, come detto poco sopra, si basa soprattutto sulla programmazione dell’attacco. Oltre a ciò, le altre meccaniche di gioco risultano essere del tutto simili a quelle di un normale gioco in terza persona.

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QUI LA VIDEORECENSIONE

Durante gli scontri a fuoco potremo ad esempio utilizzare un sistema di coperture che ci permetterà di difenderci dagli spari nemici o camminare accovacciati o sdraiati per evitare di essere avvistati dai narcos. Anche il sistema di mira risulta essere ben congeniato considerando che, quando mireremo, la visuale passerà in prima persona così da permetterci di mirare in modo più preciso ed evitare di commettere errori che potrebbero compromettere la missione. Purtroppo gli sviluppatori hanno deciso di non inserire il sistema di mira durante le fasi di guida, il che potrebbe complicare la cattura di un obbiettivo negli inseguimenti, soprattutto se ci troviamo in modalità singola.

Come se non bastasse, le missioni risultano essere poco diversificate; nella maggior parte dei casi infatti dovremo semplicemente uccidere un bersaglio o spostarci da una parte all’altra della mappa. Procedendo con il gioco quindi potrebbero presentarsi fasi ripetitive che alla lunga potrebbero annoiarvi, un po’ come accadeva su The Division, il cui stile ricorda molto da vicino quello di Ghost Wildlands. Quanto detto non presenta tuttavia un vero problema considerando che la squadra di giocatori avrà la possibilità di affrontare le missioni, seppur simili tra loro, utilizzando diverse strategie che, paradossalmente, non vi daranno l’impressione di star giocando missioni simili tra loro.

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Sono uno studente di economia e commercio che ama passare parte del tempo libero davanti ad una console. Considero il videogioco come una forma d’arte, in grado di trasmettere valori e emozioni, che permette di “mettere in pausa” la vita stressante di tutti i giorni. Spero di poter condividere con tutti voi questa mia passione e di farvi conoscere il mondo del gaming.