Recensione Mafia III – In cerca di vendetta

Di Marco "Bounty" Di Prospero
21 ottobre 2016

Mafia III è stato un gioco che ha avuto uno sviluppo travagliato fino a quando non è stato assegnato ad Hangar 13, team appartenente a 2K Games, dopo essere passato per le mani di Illusion Softworks e 2K Czech. Nonostante questo il gioco è arrivato comunque sul mercato videoludico e noi abbiamo avuto occasione di provarlo e testarlo per voi: questa dunque la recensione di Mafia III; vi auguriamo una buona lettura.

Nota: La versione provata è quella PS4

L’INCREDIBILE CLAY

Protagonista del gioco è Lincoln Clay, un ragazzo di colore appena tornato dalla guerra del Vietnam. L’intero titolo si svolge a New Bordeaux, città fittizia ispirata a New Orleans, nell’anno 1968. Una volta tornato in città, l’uomo si reca da Sammy, suo padre adottivo. Qui il nostro Lincoln scoprirà ben presto che la situazione è ben diversa rispetto a quella che aveva lasciato prima di partire per la guerra. Sammy deve infatti diversi soldi alla mafia e, in particolare a Sal Marcano, che si rivelerà essere uno dei personaggi chiavi dell’intera trama.

Quello che ci ha colpito dai primi momenti di gioco è stata proprio la trama, capace di intrattenerci fino alla fine, grazie anche al modo con cui gli sviluppatori hanno deciso di raccontarla. Il tutto verrà infatti spiegato attraverso delle interviste che si svolgono in seguito agli avvenimenti del gioco che noi stessi vivremo in prima persona. Questo sistema a nostro avviso è ben realizzato e aiuta ad aumentare il coinvolgimento all’interno della storyline, dato che tutto risulta essere chiaro e ben comprensibile. Inoltre, anche le scene d’intermezzo contribuiscono a coinvolgere il giocatore, così come i dialoghi tra i protagonisti e la stessa città nella quale ci ritroveremo a muoverci.

recensione mafia III

Oltre a ciò i ragazzi di Hangar 13 hanno deciso di raccontare la trama senza filtri: il periodo in cui si svolge il gioco è stato infatti caratterizzato da discriminazione razziale e questo tema è stato affrontato in Mafia III in modo autentico, senza nessuna censura. Nella mappa di gioco si possono infatti trovare quartieri riservati ai bianchi nei quali le persone di colore non possono entrare, proprio come accadeva nella realtà in quegli stessi anni. Una scelta molto coraggiosa da parte di 2K Games che abbiamo apprezzato tantissimo e che ha contribuito a rendere la trama molto profonda e mai scontata.

NEW BORDEAUX, ANNO 1968

Mafia III è un open-word e, come tale, ci da la possibilità di scorrazzare liberi per la città di New Bordeaux o di compiere missioni primarie e secondarie. Se, per quanto riguarda le missioni primarie, queste si rivelano piacevoli da compiere (soprattutto perché ci spiegano nuovi dettagli della trama), non si può dire lo stesso di quelle secondarie, che risultano essere ripetitive e poco ispirate. Vi capiterà spesso di dovervi recare da un posto all’altro o di uccidere un determinato personaggio e vi possiamo assicurare che alla lunga tutto ciò potrebbe annoiarvi e spingervi a non terminare tali missioni.

Il gameplay è invece quello tipico di open-world. Lincoln potrà infatti svolgere diverse attività come guidare un veicolo o nuotare. Per quanto riguarda lo stile di guida, questo risulta essere molto arcade, nonostante vi sia un’opzione che rende la guida più simulativa ma che, nella pratica, non cambia molto le cose. Inoltre il sistema di danni è appena accennato, con le carrozzerie delle vetture che si deformano appena anche dopo un incidente di grosse dimensioni. Sempre durante le fasi di guida, dovremo far attenzione alla polizia; se infatti infrangeremo la legge in loro presenza, questi inizieranno ad inseguirci, dandoci molto filo da torcere. Come se non bastasse inoltre, se andremo contro la legge anche in assenza della polizia, un testimone potrebbe allertare gli agenti, che si recheranno sul posto in men che non si dica, soprattutto se l’illecito è stato commesso in un quartiere di bianchi. Naturalmente il nostro Clay potrà anche sparare e questo è ciò che faremo per la maggior parte del titolo. Il sistema di mira è semplice e funziona a dovere e, oltre a ciò, gli sviluppatori hanno anche inserito delle meccaniche stealth che rendono il gampeplay più vario e ragionato. Potremo ad esempio metterci dietro ad una copertura e fischiare, in modo che il nemico si avvicini a noi e ci permetta di ucciderlo o di stordirlo. Vi è anche la possibilità di camminare accovacciati o di spostare i corpi nemici ma, purtroppo, tutte queste meccaniche sono in parte rovinate da un’intelligenza artificiale che risulta avere molte carenze. Ad esempio, ci è capitato più volte di passare davanti al nemico senza che questo si accorgesse delle nostra presenza. Questo rende le fasi di shooting fin troppo semplici e l’unica vera difficoltà è rappresentata dal numero degli scagnozzi. Il tutto è reso ancora più semplice dalla “visione di intelligence“, che permette a Lincoln di vedere la postazione dei nemici o i punti d’interesse che si trovano in zona. Il gameplay riesce comunque a divertire nonostante i problemi sopra citati e svolge degnamente il suo lavoro. Da sottolineare un sonoro veramente da capogiro: spostarsi con la macchina sentendo in radio canzoni del calibro di “Paint it Black” vi farà venir voglia di non scendere mai dalla vostra auto.

auto lincoln

Anche il doppiaggio in italiano ci ha sorpreso, positivamente parlando, con tutti i personaggi principali che hanno un tono di voce adatto alla propria persona.

Continua nella prossima pagina…

Pagine: 1 2



Sono uno studente di economia e commercio che ama passare parte del tempo libero davanti ad una console. Considero il videogioco come una forma d'arte, in grado di trasmettere valori e emozioni, che permette di "mettere in pausa" la vita stressante di tutti i giorni. Spero di poter condividere con tutti voi questa mia passione e di farvi conoscere il mondo del gaming.