Recensione ReCore – Sopravvivere nel paradiso sabbioso

Di Matteo "bovo88" Bovolenta
16 settembre 2016

Annunciato nel corso dell’E3 2015 come un’esclusiva Xbox One, ReCore nei mesi successivi si è tenuto lontano dal “palcoscenico video ludico” dei titoli tripla A, mantenendo un profilo abbastanza basso, per poi essere lanciato ad un prezzo budget di 39,99 euro.

Non si sanno i motivi di questa scelta da parte di Microsoft, che ha dato l’impressione di voler, in un certo senso, smettere di investire denaro e tempo sul gioco prodotto da Armature Studio e Keiji Inafune, co-creatore di Mega-Man, poiché non ritenuto all’altezza degli altri suoi titoli di punta.

Ma chi videogioca sa che non sono il denaro investito dalle software house o le strategie di marketing che appassionano un gamer, sono le sensazioni e le emozioni trasmesse una volta impugnato il pad che fanno decidere se il pollice sarà alto oppure verso.

Scoprite quindi insieme a noi quale sarà il destino di ReCore, leggendo la nostra recensione.

Nota: la versione provata è per Xbox One, tuttavia presenta la funzionalità Xbox Play Anywhere, ciò significa che acquistandolo in formato digitale è possibile scaricarlo ed utilizzarlo sia su Xbox One, sia su Windows 10.

SABBIA E INGRANAGGI

L’ambientazione di ReCore è tipica del mondo sci-fi, per chi ha visto Star Wars: Il Risveglio della Forza, Far Eden ricorderà a tratti il pianeta Jakku e il coraggio della protagonista Joule, può essere accostato a quello di Rey, anche se le loro storie sono del tutto diverse.

Infatti Joule si risveglia da un sonno criogenico andato veramente storto. L’umanità è alla ricerca di un nuovo pianeta simile alla Terra in cui trasferirsi e un gruppo di scienziati con a capo il dottor Adams, padre della ragazza, avviano un progetto di bonifica di Far Eden, corpo celeste designato per il trasferimento. Tuttavia il processo di risanamento, che sarebbe dovuto durare circa 200 anni, si interrompe per un guasto ed i tecnici incaricati per la riparazione, vengono risvegliati con ben 96 anni di ritardo, Joule compresa.

recore-1La ragazza si ritrova quindi a dover sopravvivere sull’ancora terreno desertico di Far Eden, con la tecnologia delle macchine robotiche sviluppata dal padre, i Corebot, che è stata in qualche modo corrotta, trasformandoli in pericolosi automi, fatta eccezione del cane Mack, compagno già disponibile all’inizio dell’avventura e di Seth, Duncan e Violet, altri esemplari che si incontreranno con il proseguo della storia.

Joule dovrà scoprire il motivo della svolta drammatica della missione avviata dal Dott. Adams, che accompagnerà la figlia con filmati e registrazioni cadenzati in modo giusto e conciso. Non aspettatevi dei colpi di scena hollywoodiani, ma una narrativa sufficiente al contesto in cui si svolge il gioco, corredato da un doppiaggio in italiano valido ma non eccelso e una colonna sonora di ottima fattura.

Ma il cuore di ReCore, passateci termine, batte nel gameplay.

OLD SCHOOL PLATFORM

Il titolo di Armature Studio e Comcept è un action-adventure in terza persona con elementi platform e RPG, che ci ha fatto ricordare per certi versi alcuni grandi videogiochi usciti sulle passate generazioni di console, come Prince of Persia o Ratchet & Clank.

La mappa di ReCore è divisa tra grandi macro aree esplorabili, popolate da mostri robotici di ogni tipo e diversi oggetti da recuperare, e zone lineari in cui si affronteranno sezioni platform, ricercheranno oggetti per sbloccare porte, microzone successive e soprattutto nuclei prismatici. Questi ultimi sono fondamentali per il completamento della storia e saranno ottenibili dopo aver terminato una boss fight, estraendoli dai corpi dei malvagi Corebot.

Joule infatti, attraverso un quick time event sotto forma di tiro alla fune, dopo aver indebolito i nemici, potrà estrarne i nuclei. Per quanto riguarda le altre azioni, si va dal classico salto o doppio salto, allo scatto in avanti di potenza, grazie all’esoscheletro che la protagonista indossa. Con i tasti dorsali sarà possibile utilizzare il fucile con lock-on automatico e far fuoco con colpi semplici o caricati. Ultimo, ma non meno importante l’utilizzo del proprio compagno Mack (e dei successivi Corebot menzionati qualche riga più in alto), che potrà attaccare i nemici e scavare alla ricerca di oggetti sotto nostro comando.

recore-2L’interazione tra la ragazza e i propri Corebot rende gli scontri e l’avventura in generale molto piacevole, facendo trasparire un legame molto forte tra uomo e macchina. La curva di difficoltà non è elevata ma badate bene a non morire con leggerezza, i tempi di caricamento per tornare all’azione sono assurdamente lunghi, per questo confidiamo in un patch correttiva al più presto.

DI CHE COLORE È IL TUO CORE?

Come dice il titolo del gioco, tutto gira attorno ai nuclei, ai Core delle varie macchine presenti su Far Eden. Ognuno di questi avrà infatti quattro colori diversi: bianco, rosso, blu e giallo, che non saranno solo presenti nei nostri compagni di viaggio ma soprattutto nei Nucleobot nemici, ciascuno con attacchi e movenze abbinate al colore corrispondente.

Per contrastarli Joule avrà a disposizione per il proprio fucile degli elementi aggiuntivi chiamati amplificatori, che consentiranno all’arma di effettuare danni di un determinato colore. Quindi trovandosi davanti un ragno robot con nucleo rosso, settando sul fucile il proiettile rosso, gli infliggeremo un danno maggiorato. Inoltre alcuni Corebot presenteranno un nucleo ibrido tra due colorazioni che potranno generare di arancione, verde e viola, e saranno vulnerabili ad entrambi i colori da cui derivano, non preoccupatevi l’Art Attack è quasi finito, n.d.r.

recore-3Il fucile di Joule sarà l’unica parte del suo equipaggiamento che potrà salire di livello dopo vari combattimenti. Tutt’altro discorso per i Corebot. Raggiungendo la base operativa della protagonista, denominata SpazzaSabbia, sarà possibile utilizzare pezzi di ricambio e schemi raccolti dalle casse o dai nemici, per potenziare i propri Nucleobot aumentandone così le loro statistiche di attacco, difesa ed energia, oltre che alla loro estetica.

PUNTI DI FORZA 

  • Gameplay ben strutturato
  • Profondo legame tra Joule e Corebots
  • Trama interessante
  • Prezzo budget di 39,99€

PUNTI DEBOLI 

  • Caricamenti troppo lunghi
  • Scenari non del tutto definiti
  • Finale altalenante

recensioni_da_provare

Se siete alla ricerca di action platform classico senza troppi fronzoli, ReCore è il titolo che fa per voi, per via del suo prezzo budget, della longevità soddisfacente, (10 ore andando ad un ritmo non troppo spedito) della storia ben narrata e soprattutto dal gameplay coinvolgente, che fa dell’utilizzo dei Corebots e dei colori del loro nucleo un aspetto basilare dell’esperienza di gioco .Il comparto grafico vanta un design dei protagonisti valido ma con scenari che a volte non sono all’altezza, il che lascia intuire una mancata rifinitura finale da parte degli sviluppatori. Da patchare il prima possibile i tempi di caricamento, veramente troppo lunghi.



Appassionato di videogiochi e console di ogni tipo, tecnologia ed informatica. Amante dei manga ed anime giapponesi, e della cultura nipponica in generale. Ha iniziato a videogiocare molto giovane prima con SNES e Game Boy, per poi passare a PlayStation. Da allora ogni genere di gioco lo ha sempre affascinato. Gli piace informarsi e tenere informati su questo fantastico mondo virtuale.