Recensione The Evil Within 2 – Incubo Mentale

Di Marco "Bounty" Di Prospero
15 ottobre 2017

Il 2014 fu l’anno in cui venne rilasciato il primo capitolo di The Evil Within, nuova IP survival horror il cui successo era già garantito considerando che a capo della produzione vi era un certo Shinji Mikami, creatore di una della serie horror più famose al mondo; Resident Evil. Il gioco riuscì in effetti a ritagliarsi una buona fetta di pubblico e a ricevere recensioni discretamente positive da parte della critica video ludica. Proprio a fronte di ciò, Tango Gameswork e il buon Mikami hanno deciso di rimboccarsi le maniche e iniziare i lavori per un secondo capitolo.

Questa dunque, la recensione di The Evil Within 2; vi auguriamo una buona lettura.

Nota: La versione provata è quella PS4.

TRIP MENTALE

Sono passati tre anni dagli eventi di The Evil Within e Sebastian Castellanos passa le sue giornate in compagnia dell’alcool e a ricordare i bei momenti vissuti con sua moglie Myra e sua figlia Lily.

Il rimpianto più grande di Sebastian è infatti quello di non essere riuscito a salvare Lily da un incendio che ha distrutto completamente la sua abitazione. Tuttavia, mentre si trova in un bar, Sebastian viene sorpreso da Kidman, vecchia conoscenza del primo capitolo. Quest’ ultima lo informa del fatto che sua figlia è ancora viva e che la sua morte è stata inscenata dalla Mobius, multinazionale creatrice dello STEM, un sistema che permette di connettere più menti in un mondo fittizio e in cui tutte le persone possono vivere felicemente.  A quanto pare, Lily è stata utilizzata proprio dalla Mobius come catalizzatore dello STEM. Per ritrovarla quindi, Sebastian dovrà entrare all’interno di Union, la città fittizia creata dal sistema. Questo incipit ha permesso a Tango Gameswork di creare una trama profonda e ben congegnata in cui niente è lasciato al caso. Anche dal punto di vista scenografico ed ambientale, il fatto di trovarsi in un mondo creato da menti, ha permesso di giustificare cambi improvvisi di strutture e scene paranormali, rendendo il tutto ancora più plausibile ed immersivo.

recensione the evil within 2

La prima cosa da sottolineare per chi si avvicina per la prima volta a The Evil Within è il fatto che non vi ritroverete in un gioco in cui dover proseguire esclusivamente con la storyline principale. Avrete infatti l’opportunità di muovervi per la mappa di gioco e di esplorare zone e sbloccare missioni secondarie, le quali vi permetteranno, ad esempio, di scoprire maggiori indizi su ciò che è successo all’interno dello STEM o semplicemente di trovare oggetti ed armi di varia natura. Missioni secondarie che, in alcuni frangenti, risultano essere un po’ scontate e che smorzano l’atmosfera di terrore. Ovviamente nulla vi impedirà di proseguire esclusivamente con la storia principale e tralasciare dettagli di contorno.

Per quanto riguarda il filone principale della trama, The Evil Within 2 è in grado di mantenere una tensione continua (nonostante il titolo si avvicini molto allo stile di RE4, forse uno dei titoli meno spaventosi della serie) e di intrattenere il giocatore fino alla conclusione.

SOPRAVVIVERE SENZA UCCIDERE

Nonostante alcune meccaniche action, The Evil Within 2 ha diversi aspetti del gameplay che lo rendono un survival horror in tutto e per tutto. In primis il fatto che le munizioni saranno molto scarse (anche in modalità normale) obbligandoci a giocare d’astuzia e ad agire in modi che non prevedano l’utilizzo di armi. Potremo ad esempio decidere se allontanare i nemici lanciando una bottiglia di vetro oppure sfruttare le aree circostanti per sorprenderli da dietro e sgozzarli silenziosamente. Approfondendo ulteriormente la componente stealth, abbiamo gradito la possibilità di poterci nascondere tra i cespugli e la presenza di un indicatore a forma di occhio nella parte superiore dello schermo (sulla falsa riga di quello visto su Skyrim) che ci avvertirà quando saremo avvistati o quando faremo troppo rumore. Interessante anche il sistema di coperture che ci permette di costeggiare ogni lato di una copertura mantenendo premuta la levetta sinistra nella direzione in cui vogliamo dirigerci.

recensione the evil within 2

Dal punto di vista del feeling con il personaggio, comandare Sebatian sarà un po’ macchinoso, così come il sistema di mira, sensazioni trasmesse volontariamente dagli sviluppatori per aumentare ulteriormente la tensione e per non concedere mai al giocatore l’impressione di essere invincibile. Ciò è confermato dal fatto che la vita del nostro personaggio è limitata, considerando che due o tre attacchi fisici subiti ci porteranno alla morte. Presente inoltre una barra relativa alla stamina, che si consumerà ad ogni attacco fisico o scatto di Sebastian. Ancora una volta quindi è evidente che l’intento degli sviluppatori è stato quello di creare un mondo di gioco in cui siamo noi a dover avere paura delle creatura mostruose e non viceversa.

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Sono uno studente di economia e commercio che ama passare parte del tempo libero davanti ad una console. Considero il videogioco come una forma d'arte, in grado di trasmettere valori e emozioni, che permette di "mettere in pausa" la vita stressante di tutti i giorni. Spero di poter condividere con tutti voi questa mia passione e di farvi conoscere il mondo del gaming.