Recensione The Last Guardian – Legami profondi

Di Matteo "bovo88" Bovolenta
28 dicembre 2016

Dopo diversi anni dal suo annuncio la terza produzione di Fumito Ueda, The Last Guardian, sbarca su PlayStation 4 portando con se grandi aspettative. Con i fan in attesa da fin troppo tempo dal connubio tra ICO e Shadow of the Colossus, che il developer nipponico ha voluto creare: da un lato l’ambientazione antica di una civiltà sconosciuta, dall’altro l’interazione tra piccolo (bambino) e grande (Trico). Scoprite nella nostra recensione il legame tra uomo e bestia in questa storia poetica.

Nota: la versione provata è per PlayStation 4

BAMBINO & GRIFONE

Il gioco si apre senza spiegare nulla sulla trama, per non parlare dei personaggi. Ci ritroveremo infatti in una terra antica, circondata da rovine di grandi civiltà ormai scomparse, rigogliose foreste popolate da piccole tribù indigene e feroci bestie imponenti. E proprio queste due specie si incontrano all’interno di una grotta. Il primo è un bambino senza alcun nome e memoria, vestito con una tunica da monaco e comparso di strani tatuaggi. Egli una volta risvegliatosi si ritrova in compagnia di una gigantesca creatura sofferente, per via delle catene che lo rendono prigioniero e di alcune lance conficcate nel fianco, apparentemente in seguito ad una battaglia. Il suo nome è Trico, simil grifone con grandi occhi e un pelo ispido, che nei primi minuti di gioco sarà molto diffidente ed aggressivo nei confronti del bambino. Come sottofondo narrante avremo una voce adulta e stanca, che scopriremo appartenere fin da subito al bambino, poiché parla di se in prima persona.

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Nelle fasi iniziali dovremo trovare il modo di liberare Trico dalle lance nella sua schiena e guadagnare la sua fiducia, portandogli dei barili con una sostanza molto gradita dall’animale. Quest’ultimo sarà abbastanza diffidente e solamente dopo alcune ore di gioco avrà una sintonia maggiore col bambino, che riuscirà attraverso dei gesti di guidarne i movimenti e i comportamenti. In aggiunta uno strano artefatto simile ad uno specchio, consentirà al piccolo protagonista indicare a Trico dove eseguire una scarica elettrica proveniente dalla sua coda.

Successivamente alla fuga dalle rovine in cui i due protagonisti erano imprigionati, partirà la vera e propria avventura, incentrata sulla risoluzione di puzzle ambientali di vario tipo: saltare da una piattaforma all’altra, tirare leve per aprire cancelli, spostare oggetti e molto altro ancora. Sarà fondamentale esplorare le ambientazioni e spremere il cervello per trovare il modo di proseguire, infatti a parte qualche riflessione del narratore non ci verrà dato nessun aiuto o consiglio.

DUALISMO

Durante la storia ci saranno diversi pericoli che si ergeranno dinnanzi ai nostri due protagonisti, statue di pietra che minacceranno il bambino e strani dispositivi circolari di colore rosso che paralizzeranno Trico. Di fronte a questi ostacoli emergerà il dualismo della coppia di amici, ognuno aiuterà l’altro in queste situazioni di impotenza. Il giovane protagonista grazie alla sua agilità e piccola corporatura dovrà distruggere gli specchi scarlatti con occhio impresso sopra citati, mentre Trico con la sua enorme forza potrà distruggere i guerrieri di pietra.

Il rapporto tra i due crescerà con l’avanzare del gioco creando momenti ad alto tasso emotivo, così come la complessità degli enigmi, che sfrutteranno ad esempio l’acqua, forza di Trico e la combinazione di diverse strutture. A dare qualche problema sarà la telecamera, che negli spazi angusti metterà a dura prova la pazienza del giocatore. Parlando di level design, Japan Studio e Team Ico sono riusciti a variegare nella costruzione dei puzzle, proponendo delle ambientazioni che si sviluppano in maniera verticale o orizzontale ben strutturate. Per quanto riguarda la longevità, The Last Guardian sarà completabile in una quindicina di ore circa.

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Infine spendiamo due parole per il comparto tecnico, che a livello di texture soffre dello sviluppo iniziato su PlayStation 3 e terminato su PS4, ma grazie ad un’ottima direzione artistica ha garantito un impatto visivo notevole sulle ambientazioni e sulla sensazione di solitudine generata dalle rovine delle civiltà del passato. Di ottima fattura il comparto audio, con la colonna sonora diretta da Takeshi Furukawa che accompagna in modo perfetto le gesta dei due protagonisti.

PUNTI DI FORZA

  • Gameplay con puzzle ambientali complessi
  • Rapporto profondo tra il bambino e Trico
  • Stilisticamente piacevole

PUNTI DEBOLI 

  • Telecamera ballerina negli spazi stretti
  • Prima parte dell’avventura piatta
  • Lo sviluppo iniziato su PS3 si nota

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The Last Guardian grazie ad un gameplay solido, variegato e che farà spremere le meningi all’utente riesce ad offrire un’esperienza più profonda rispetto alle precedenti produzioni di Fumito Ueda. Senza contare il binomio bambino/Trico, fulcro del gioco, sia a livello di giocabilità che a livello emotivo. Purtroppo lo sviluppo iniziato a cavallo di due generazioni di console si nota in alcuni dettagli visivi, ma non comprometterà la godibilità di questo titolo. Anche la telecamera, soprattutto nelle prime fasi di gioco sarà un ostacolo nelle sezioni strette, però nel complesso la meastosità, la sensazione di solitudine e il dualismo presenti in The Last Guardian ve lo faranno apprezzare in modo totalmente positivo.



Appassionato di videogiochi e console di ogni tipo, tecnologia ed informatica. Amante dei manga ed anime giapponesi, e della cultura nipponica in generale.
Ha iniziato a videogiocare molto giovane prima con SNES e Game Boy, per poi passare a PlayStation. Da allora ogni genere di gioco lo ha sempre affascinato. Gli piace informarsi e tenere informati su questo fantastico mondo virtuale.