Recensione The Town of Light – Follia e mistero

uagna the town of light
Di Andrea "Geo" Peroni
25 febbraio 2016

Avete mai provato ad immaginare cosa può provare una persona in preda alla follia? A pensare a cosa potrebbe accadere a qualcuno, malato di mente, che viene rinchiuso in un istituto psichiatrico, sempre a stretto contatto con altre anime perdute? L’italianissimo studio KLA.it ci ha pensato, e da questi presupposti nasce uno degli indie italiani più riusciti di sempre, The Town of Light, vincitore ben prima del suo debutto di tanti meritati premi, e che arriverà oltre che su Steam dal 26 febbraio anche su Xbox One. Un mix di mistero, di follia, di storia e di passioni, ambientato nel celebre istituto psichiatrico di Volterra.

Versione provata: PC Steam

THRILLER PSICOLOGICO

recensione the town of light uagnaSe a prima vista The Town of Light vi sembrerà un horror, come centinaia di giochi indie che da anni a questa parte, dopo il successo di Slender Man, hanno invaso il mercato, vi sbaglierete di grosso. Pur mantenendo atmosfere ed elementi che possono essere accomunati a quelli dei suddetti giochi horror, The Town of Light si pone invece come obiettivo quello di raccontare una storia, un thriller ambientato in questo ormai ex istituto psichiatrico e come protagonista Renée, una ragazza che per anni ha vissuto suo malgrado in questo luogo. La nostra ricerca nei ricordi di questa ragazza inizia proprio a Volterra, nel 1942. Renée torna a visitare l’istituto della città, sua “casa” per chissà quanto tempo e chissà per quale motivo. Ai nostri occhi, infatti, Renée sembrerà una ragazza normalissima, una donna alla ricerca del suo passato e soprattutto alla ricerca della verità, per scoprire cosa realmente è accaduto durante il suo periodo di internamento a Volterra. Un manicomio degli orrori, per come ci viene presentato. Renée ripercorre, nel corso della sua visita, tutto ciò che ha vissuto negli anni di prigionia nell’istituto. Dagli abusi, sia psicologici che sessuali, alla perdita di profonde amicizie e sentimenti nati nel corso della sua rovinosa esperienza, fino alle verità angoscianti che riguardano la sua famiglia, le sue segrete colpe da espiare, e soprattutto sé stessa. Una ragazza colma di dubbi, di preoccupazioni, ma anche di consapevolezza. La consapevolezza di essere stata parte di questo grande istituto della follia.

Un thriller, dicevamo. L’intento dei KLA.it è di contestualizzare la follia di Renée e al tempo stesso far capire quanto questa ragazza si trovasse immersa in un mondo che non le apparteneva, quasi per farci affezionare ad un personaggio del quale non sappiamo nulla. I flashback confusi, che fanno da contorno alla breve esperienza che rappresenta questo gioco (poco più di 2 ore di gioco per portarlo a termine), non fanno altro che aggiungere nebbia e contorni sfocati a quella che è stata l’esperienza traumatica della ragazza all’interno del manicomio. Le infermiere, prive di una qualsiasi espressività facciale, che sembrano indicare un totale disinteresse verso i pazienti, trattati come delle bestie al macero o degli animali da tenere a bada con iniezioni e legandoli al letto. Addirittura i muri del manicomio, simbolo non solo della prigionia ma adornati anche da inquietanti disegni che sembrano tutti rimandare ai ricordi di Renée. Ne sono un chiaro esempio i temi di questi disegni, su tutti i conigli, simbolo per antonomasia della follia nell’immaginario collettivo grazie a quel capolavoro di L. Carroll che è Alice nel Paese delle Meraviglie. Un caso? Forse il gioco ci sta comunicando qualcosa? Forse Renée non è la ragazza che abbiamo sospettato all’inizio della nostra esperienza nell’ex manicomio di Volterra?

LA LUCE IN FONDO AL TUNNEL

recensione the town of light uagnaSia ben chiaro, l’intento dei KLA.it non è quello di dare al giocatore la possibilità di esprimere al meglio le sue conoscenze ed abilità in campo videoludico. The Town of Light nasce come il racconto di una storia, che seppur di fantasia deve e vuole raccontare tutte le atrocità e il malessere di un possibile paziente di un istituto a quell’epoca, negli anni ’30 e ’40. Ed è soprattutto per questo motivo che le sequenze video, talvolta quasi oniriche pur mantenendoci ben ancorati alla realtà, rappresenteranno il vero punto cardine di questo gioco. Le sequenze di gioco, vere e proprie, saranno infatti ridotte all’osso. Dalla ricerca di un semplice oggetto o di un foglio da leggere, al raggiungimento di una stanza in particolare, o all’attivazione di qualcosa, come le caldaie nella zona cucina dell’istituto, il vero tempo in cui dovremo mettere a frutto l’ingegno sarà davvero limitato, quasi a volerci indicare ciò che faceva andare avanti Renée nella sua esperienza, ossia nulla. La ragazza trascorreva infatti le lunghe giornate nel parco del manicomio, seduta su panche di pietra, ad attendere qualcuno che non arriverà mai.

Anche il comparto sonoro non può essere da meno. Durante la nostra ricerca della verità, in un ambiente perfettamente ricreato e fotorealistico a tal punto da far credere che si tratti in tutto e per tutto dell’istituto in questione, ci sarà una colonna sonora con toni e tempi davvero azzeccati. Pochi suoni, a dire la verità. Il canto degli uccellini, le lampade al neon che si accendono e si spengono, l’acqua che scorre, il vento che soffia nei corridoi. L’ambiente è abbandonato completamente, e anche la natura e il rumore sembrano ricordarcelo. Davvero magistrale anche il doppiaggio della protagonista, curato dall’attrice Daniela D’Argenio, che si cala perfettamente nei panni di Renée e ci restituisce un’interpretazione veramente ottima. Qualche difettuccio, se proprio vogliamo cercarlo, nel momento delle “apparizioni” di certi componimenti musicali, che vengono naturalmente risaltati ogni qualvolta ci troviamo di fronte alla stanza da esplorare o all’oggetto da investigare, come consuetudine per i giochi di questo tipo. Peccato solo che lo stacco della musica sia troppo netto: detto in soldoni, se vi allontanerete anche solo di un passo dal punto in cui la musica di circostanza è iniziata, questa si interromperà bruscamente senza alcuna sfumatura in uscita.

PUNTI DI FORZA

  • Un’esperienza suggestiva e sconvolgente
  • Fotorealismo incredibile e immersivo
  • Sonoro ineccepibile

PUNTI DEBOLI

  • Prezzo elevato

recensioni_consigliato

Un gioco dall’immenso carattere, crudo, violento, ma ancorato incredibilmente alla realtà. Un titolo che vi farà quasi rivivere sulla vostra pelle, nonostante le poche ore per le quali vi terrà compagnia, tutto ciò che la giovane Renée potrebbe aver vissuto nel manicomio. Sia ben chiaro, se cercate un survival horror, un puzzle game o un action, The town of Light non è il gioco che fa per voi. Ma meditate. E’ utile ogni tanto anche fermarsi a riflettere, e anche il mondo dei videogiochi può venirci in aiuto, espandendo non solo la nostra coscienza ma anche la nostra consapevolezza su quello che il mondo, il vero mondo, può a volte rappresentare. Un applauso a KLA.it, che tengono alto il nome del nostro Paese e che meritano tutti i riconoscimenti finora avuti con The town of Light, il gioco che ancora una volta dimostra quanto sia sottile la linea che separa puro intrattenimento da capolavoro. Un sguardo critico però anche verso il prezzo, troppo elevato per le poche ma comunque intense ore che mette a disposizione il gioco.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.