[Recensione] Assassin’s Creed: Origins – Un nuovo inizio

Di Andrea "Geo" Peroni
2 novembre 2017

Sembrava  quasi surreale che Ubisoft, nel 2016, decidesse di concedere ad Assassin’s Creed un anno di riposo. Dopo la vacanza intercorsa tra il primo e il secondo capitolo, infatti, la serie ha incontrato una  cadenza annuale per ben 7 anni, nei quali tra capitoli principali e spin-off facciamo fatica a ricordare il numero esatto di giochi usciti. Un cambio di rotta, al netto delle critiche via via crescenti alle quali il brand andava incontro, era necessario: ricostruire le scricchiolanti fondamenta della serie, anche se questo significava ricominciare da capo, dalle origini. Assassin’s Creed: Origins nasce quindi con l’intento di non solo raccontare i progenitori della Confraternita e le loro (non sempre) nobili gesta, ma anche di riabilitare un nome che sta perdendo sempre più prestigio. L’operazione è mastodontica, e messa nelle mani di Ubisoft Montreal, già vittoriosi al timone della serie con Assassin’s Creed IV: Black Flag, odora di una grande vittoria con un gioco che si avvicina pericolosamente alla perfezione, nel quale limare i dettagli nel futuro prossimo della serie significherà far tornare definitivamente grande il nome  della creatura di Patrice Desilets.

Versione provata: PlayStation 4.

BAYEK DI SIWA

Siwa sarà la prima cittadina incontrata in Assassin’s Creed: Origins, un piccolo agglomerato di case di poveri contadini sovrastate dal maestoso tempio di Amon che scruta con occhio severo tutte le persone. Tra queste, si nasconde nell’ombra il giovane Bayek, prima medjay al servizio del faraone d’Egitto e ora fedele solo alla propria causa, vendicarsi cioè di tutti coloro che hanno rovinato la sua vita. Basta poco tempo per capire che il nuovo protagonista del gioco è una persona assetata di vendetta, un uomo la cui esistenza è stata dannatamente sfortunata andando incontro a situazioni sbagliate nel momento sbagliato, finendo col pagare il prezzo più alto possibile. Volutamente, sto lasciando un velo di mistero riguardo la vita precedente di Bayek, che sarà spesso rievocata tramite particolari sequenze che faranno sempre più luce sul passato tormentato del protagonista e della sua dolce metà, Aya. La donna, che incontreremo per la prima volta solo dopo alcune ore di gioco, forma con Bayek una coppia affascinante, sensuale e letale, in un crescendo di eventi che culminerà poi in un finale tanto scontato quanto bello da vedere, dopo aver rincorso per tutto questo tempo le enigmatiche tracce dell’Ordine degli Antichi.

Risulta chiaro, al temine della storia principale, come Origins sia non solo il capitolo rappresentativo delle origini della Confraternita degli Assassini, setta che Bayek fonderà e che incarnerà parte del suo battagliero spirito. No, Origins è anche un punto di partenza per una nuova storia della serie, che ha lentamente abbandonato la storyline di Desmond Miles e che sta ricucendo i pezzi dopo le (apparentemente) inutili scorribande a Londra e Parigi di Syndicate e Unity, le cui trame si incrociano poco o nulla con i fatti del presente. In questo nuovo capitolo, invece, le sequenze ai giorni nostri tornano a possedere quantomeno una presenza regolare con Lyla, una figura  della quale conosciamo ancora molto poco ma che sa farsi apprezzare in quei limitati momenti in cui l’Animus ci obbliga a concederci una pausa.  Di questo non possiamo che esserne felici, anche se per il momento il carisma di personaggi come Warren Vidic o lo stesso Desmond, nelle sequenze presenti, resta inarrivabile. Chissà che il nuovo corso non dia spazio a nuove grandi figure da ricordare, ma per ora ci limiteremo a dire che la scelta di espandere la narrazione anche oltre l’Antico Egitto potrebbe dare in futuro i suoi frutti.

Una main quest che fatica a tenere sempre interessato il giocatore

La storia del medjay di Siwa si incrocerà spesso, come sempre accade nelle vicende degli Assassini, con figure storiche di grande rilievo. Tra queste, il dittatoriale Tolomeo Teo Filopatore (o Tolomeo XII), che spinto dalla sete di potere destituirà l’avvenente sorella Cleopatra dal trono per divenire faraone e scatenando poi le ira della famosa regina d’Egitto. Non dimentichiamo poi del condottiero romano per eccellenza, Caio Giulio Cesare, le cui pattuglie irromperanno ben presto nelle vicende del regno dorato e la cui irruenza avrà delle pesanti e inevitabili ripercussioni sul cammino di Bayek e della sua ricerca di vendetta, verità e giustizia verso un popolo maltrattato da sovrani che badano più al lusso e al proprio benessere che alla felicità dei sudditi. Il carisma di questi importanti personaggi realmente esistiti e in particolar modo dei villain principali fa purtroppo un po’ a cazzotti con i, chiamiamoli, galoppini di Tolomeo e compagnia, i governatori, esattori e supervisori delle varie regioni del regno dei quali abbiamo ben poco tempo per scoprire segreti e sfaccettature. Un elemento di non poco conto per una main quest che fatica a tenere sempre interessato il giocatore, sperduto tra le innumerevoli missioni secondarie sì ben legate al contesto principale ma che fanno anche dimenticare questioni teoricamente ben più importanti.

Quel che però lascia grande soddisfazione è la crudeltà con la quale Ubisoft Montreal ha voluto rappresentare le vicende di Bayek. La violenza che Bayek lascia traspirare dalla sua indole e storia viene perfettamente resa a schermo, con sangue, cruenti scontri e sequenze talvolta non adatte ai facilmente impressionabili che rendono davvero alla perfezione il significato di una Confraternita che basa il suo Credo su temi adulti. Con le forse poco incisive e “leggere” tematiche viste nei recenti Unity e Syndicate, Origins c’entra davvero poco, e parte per la tangente mostrando una versione più realistica di quelli che potevano essere gli avvenimenti in un tempo nel quale la legge (là dove c’era) non andava certamente per il sottile.

LE NOTTI D’ORIENTE, CON LA LUNA NEL BLU

L’immensa mappa di gioco, da esplorare da cima a fondo in ogni suo piccolo particolare, rivela quella che da sempre è stato il fiore all’occhiello di questa serie: l’ambientazione. La ricostruzione storica degli scenari di gioco, realizzata in maniera quanto più minuziosa possibile vista l’impossibilità di attenersi a tangibili testimonianze storiche al di là dei siti archeologici attualmente rinvenuti, ha restituito probabilmente la miglior ambientazione mai vista in Assassin’s Creed, un continuo sbalordire il giocatore in ogni istante che si ritrova ammaliato dalle bellezze architettoniche dell’Antico Egitto e dalla sconfinata grandezza del deserto del Sahara. Più di una volta io stesso mi sono perduto, nel corso delle innumerevoli cavalcate a dorso delle dune di sabbia modellate dal vento, solo per ammirare straordinarie opere come il Faro di Alessandria, i canyon del Deserto Nero, le triremi egiziane, senza dimenticare la maestosità immortale delle Piramidi di Giza i cui segreti cunicoli sono anche esplorabili dal buon Bayek. Paesaggi e location che ci hanno lasciato spesso senza parole, e per questo vi rimando al nostro speciale tour fotografico realizzato per l’occasione.

[Speciale] Assassin’s Creed Origins – Un tour fotografico dall’Antico Egitto

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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.