Recensione Battlefield 1 – La Grande Guerra di DICE

battlefield 1
Di Andrea "Geo" Peroni
1 novembre 2016

Con Battlefield 1, DICE si prende un grande rischio, che potrebbe allo stesso tempo essere il suo punto di forza. Mentre la concorrenza, interna ad EA e anche esterna, si concentra sul raccontare storie di un futuro ipertecnologico, la software house svedese rompe con la tradizione degli FPS attuali e si dedica invece alla Storia con la s maiuscola. L’annuncio di Battlefield 1 non fu accolto, almeno inizialmente, da un gigantesco clamore, questo a causa dell’inedito setting di questa fittizia Prima Guerra Mondiale che qui viene rappresentata. Un concetto di guerra lontano dalle menti di molti, specialmente dei giovani, una preoccupazione che la stessa DICE aveva nel momento dell’annuncio come gli stessi sviluppatori confessarono diversi mesi fa. Una guerra di trincea, fatta di poco movimenti e di tantissima strategia, non avrebbe avuto un buon appeal per un videogioco. E difatti DICE si è preoccupata di sfruttare l’ambientazione per cercare di rivoltare le carte in tavola e di offrire un’esperienza inedita seppur ricca di elementi tradizionali, in modo da non traumatizzare eccessivamente gli appassionati. L’idea è andata decisamente a buon fine, non mancano gli scivoloni certo, ma nel complesso Battlefield 1 è una grande esperienza di sparatutto in prima persona, sicuramente la più alta oggi disponibile sulle console current gen. Vediamo insieme il perché di tali affermazioni nella nostra recensione.

Versione provata: PlayStation 4

STORIE DI GUERRA

È innegabile il fatto che la modalità single player, o Campagna, stia acquisendo sempre meno importanza nel genere degli FPS. Di esempi ce ne sono tantissimi, anche in casa EA. Dal primo Titanfall che rinunciò ad una storia da raccontare per concentrarsi esclusivamente sul comparto multigiocatore (politica peraltro modificata radicalmente con il sequel uscito da pochi giorni), fino a Battlefield 4, protagonista di una narrativa certamente non esaltante e di una campagna che ha sì brillato per effetti speciali ma che non ha trovato alcuno spazio nel cuore degli appassionati. Come dimenticare poi l’ultima fatica di DICE nel 2015, Star Wars: Battlefront, che presentava una sorta di brevi e illustrative missioni da affrontare sui vari pianeti presenti nel gioco e che non ha avuto altra funzione se non quella di rappresentare un contentino per i fan. L’impressione, giocando la Campagna, se di Campagna si può parlare, di Battlefield 1, è che DICE abbia rielaborato ciò che era già stato espresso su Battlefront e che abbia deciso per una narrazione anticonvenzionale per gli standard della serie.

battlefield1-personaggi

Il malinconico prologo che ci mette senza mezzi termini di fronte agli orrori della Prima Guerra Mondiale, con decine di vite di giovani soldati spezzate e spazzate via in pochi istanti, la gigantesca panoramica mondiale della Grande Guerra ci si para davanti. Attraverso la rappresentazione del pianeta Terra, nel quale sono allocati alcuni punti di interesse concentrati tra l’Europa Centrale e il Medio Oriente, è possibile una volta completato il suddetto prologo andare a compiere una delle 5 missioni che il gioco ci proporrà. Sembreranno poche, ai vostri occhi. E in effetti è proprio così. Le varie missioni che compongono la campagna potranno essere completate in tre stadi di difficoltà e anche al livello più alto vi porteranno via qualcosa come 5 o 6 ore di gioco, una durata davvero troppo contenuta se ci aggiungiamo il fatto che molte di queste piccole missioni includono tutorial su, ad esempio, come pilotare i biplani e sfruttare la loro potenza di fuoco.

GIOCARE = IMPARARE

In effetti, nonostante siamo rimasti davvero affascinati di fronte alla magnifica opera di rappresentazione di DICE e da sequenze cinematiche da urlo, l’impressione è che gli sviluppatori abbiano voluto utilizzare questo spazio non tanto per raccontare una storia, cosa che tutti credevano, quanto piuttosto per spiegare al giocatore tutto quello che avrebbe incontrato nel comparto multiplayer. I cieli della Gran Bretagna saranno infatti il campo di addestramento, come spiegato, per l’utilizzo dei biplani, molto semplice a dire il vero e ben lontano dalla difficoltà di utilizzo dei mezzi aerei dei vecchi titoli della serie. Il deserto di Sir Lawrence d’Arabia sarà invece la location perfetta per farvi sfruttare al meglio non solo il cavallo, del quale parleremo maggiormente nella sezione dedicata al multiplayer, ma anche alcune fondamentali componenti per il multigiocatore come gli strumenti per distruggere i mezzi corazzati e l’arrivo sul campo di battaglia di pesanti e imponenti corazzate come i treni che ritroveremo come elemento dinamico anche in diverse modalità online.

Le missioni andranno avanti senza intrecciarsi, raccontando porzioni della Grande Guerra e evitando di puntare a narrare una storia molto più grande, forse visto anche il complicato e delicato tema che il gioco sta trattando e che è ben lontano dalle sconfinate possibilità di sceneggiatura delle ipotetiche guerre future di Battlefield 3 e 4. Interessante però notare come DICE abbia cercato di essere anticonformista sotto certi aspetti della campagna, introducendo novità in termini di gameplay che si prestano particolarmente per alcuni degli scenari narrativi esplorati. Alcune missioni sono state infatti studiate appositamente per permettere al giocatore di procedere secondo due vie preferenziali: un’azione più diretta, a colpi di fuoco, dopo aver scovato le armi negli appositi punti di raccolta, oppure fasi stealth che hanno come obiettivo quello di procedere nel silenzio più totale e senza allertare i nemici. Vengono infatti introdotti anche gli ormai sempre più presenti, in tanti titoli, indicatori di sospetto. Atipici, certo, per la serie Battlefield, ma per una narrazione che cerca di essere sempre meno lineare si tratta di un’ottimo modo per variegare le situazioni.

Continua nella prossima pagina…

Pagine: 1 2 3 4



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.