[Recensione] Bravo Team – Gioco di squadra in VR

Di Andrea "Geo" Peroni
7 marzo 2018

Gli svedesi di Supermassive Games sembrano averci preso gusto, con la realtà virtuale. I creatori di Until Dawn, nell’ultimo anno e mezzo, si sono resi protagonisti di due esclusive PlayStation VR ambientate nel medesimo universo narrativo inaugurato con il survival horror uscito nel 2015, Until Dawn: Rush of Blood e The Inpatient di cui vi abbiamo parlato nelle scorse settimane. In entrambi i casi, i risultati non sono stati sicuramente da ricordare, ma forse la terza è la volta buona. Oggi debutta infatti la nuova esclusiva PS VR sviluppata da Supermassive, Bravo Team, un FPS cooperativo e che strizza l’occhio agli sparatutto cabinati, molto in voga anni fa, e che non ha nulla a che vedere con le precedenti produzioni. Nel corso dei giorni post-release continueremo a verificare l’andamento del gioco specialmente per il comparto multigiocatore, in modo da aggiornare la recensione al più presto col verdetto definitivo.

COVER ME!

All’apertura di Bravo Team, possiamo scegliere subito tra tre opzioni prima di avviare la campagna, e che hanno a che fare con la natura del nostro compagno virtuale. Il gioco si basa infatti sull’estremo concetto di cooperazione, in quanto la squadra è composta da un massimo di due personaggi: noi, il giocatore, e il secondo soldato, che può essere gestito dalla IA del gioco, può essere un amico online oppure un qualsiasi giocatore dal matchmaking. Per ovvie ragioni, è stato possibile testare il gioco solamente in single player, ma tutto sommato l’intelligenza artificiale ha saputo fare il suo sporco lavoro come vedremo fra poco.

La storia inizia in un mezzo blindato, mentre stiamo scortando la Presidentessa di un ignoto Paese dell’Est Europa. All’improvviso il nostro mezzo subisce un’imboscata, e un gruppo di guerriglieri rapisce la Presidentessa e uccide due dei membri del Bravo Team lasciando la squadra con due soli uomini. Partirà dunque una corsa contro il tempo, per riuscire a salvare la donna e impedire il golpe che gli insurrezionisti vogliono. Un plot che non stupisce certo per originalità, e che non ha il benché minimo risvolto nel corso del suo svolgimento se non forse nel colpo di scena che anche in questo caso è il più classico dei cliché. Ormai raccontare una storia di guerra in un Paese dell’Est Europa o del Medio Oriente, con contesti moderni e con le tematiche attuali, è diventato difficile, perché ne abbiamo veramente già viste di cotte e di crude in questo campo. Per tutta la durata delle 7 missioni che compongono la campagna – basteranno appena un paio d’ore per portarle tutte a termine – non avremo però il tempo di preoccuparci di stare al passo con la storia, perché ovviamente il gameplay vuole essere il fulcro dell’esperienza a differenza del recente The Inpatient sempre di Supermassive. E se siete spaventati dalla durata, sappiate che la troviamo adeguata per quello che è Bravo Team ma che poteva osare di più sul fronte della varietà.

VAI AVANTI, IO ARRIVO DOPO

Studiato come un’evoluzione di FPS su binari, un genere non più molto in voga ma che continua ad avere la sua nicchia di appassionati, il gameplay di Bravo Team viene gestito dal giocatore durante le fasi di shooting in maniera però completamente autonoma, cosa che appunto non accadeva nei vari House of the Dead, Rambo (sì, proprio QUEL Rambo del 2014!) e simili. Il sistema di coperture viene infatti gestito a discrezione dell’utente, che guardando verso una precisa direzione e premendo X può scegliere di far spostare il proprio soldato in modo tale da avere una visuale più comoda sui nemici o semplicemente per ripararsi da colpi dei quali non capiamo la provenienza, grazie anche alla possibilità di tornare immediatamente nella posizione precedente premendo il tasto cerchio. La fase di shooting, una volta che ha avuto fine la sequenza di spostamento, può avere inizio, e in questo caso si tratta di qualcosa di davvero coinvolgente. Abbiamo testato Bravo Team con il Dualshock 4, e anche se siamo sicuri che l’Aim Controller è capace di garantire un’esperienza più appagante non ci siamo trovati mai in difficoltà. Il Joypad PS4 è calibrato alla perfezione, e l’immersività concessa al giocatore è molto alta. Abbiamo infatti la possibilità di, alzandoci e abbassandoci, avere più o meno copertura, oppure di avvicinare il joypad al nostro viso in modo da avere uno zoom migliore nel caso ad esempio di una fase con il fucile da cecchino, o ancora di spostarci verso destra o sinistra in modo da vedere oltre una barricata e cercare di sorprendere il nemico, non sempre il massimo in termini di IA per scaltrezza e prontezza, ma abbiamo visto di peggio.

A proposito del cecchino, qui occorre precisare alcuni difetti dal punto di vista tecnico. La grafica di gioco non è assolutamente niente male, in linea con quanto visto su The Inpatient e superiore, a livello di dettagli per quanto riguarda armi ed elementi di contorno, di Farpoint, ancora il miglior FPS esclusiva PS VR in circolazione. Manca però una qualsivoglia componente originale a livello di costruzione dei paesaggi e degli ambienti, con anonimi e grigi condomini in cemento armato e strade ricolme di auto e mezzi blindati abbandonati, che si ripetono per la quasi totalità della storia. Ma anche qui ci chiediamo: quanto ha senso prendersela per un gioco che non può offrire più di tanto, in termini di ambienti di gioco? Rimangono alcune assenze gravi, come l’inesistenza di un filtro antialiasing che possa dare più morbidezza alle forme, e soprattutto quella fastidiosa sfocatura degli oggetti più lontani che in alcune fasi è una croce. Nella missione ambientata tra i tetti della città, ad esempio, siamo costretti ad utilizzare un fucile da cecchino per eliminare i bersagli che puntano verso di noi, una sequenza da Oscar vista l’esaltazione provoca il semplice gesto di avvicinare a noi il controller per vedere meglio da vicino. Peccato che almeno un paio di essi si trovino in palazzi molto distanti, dove addirittura riconoscere le sagome dei nemici è difficile, rendendo questi momenti snervanti e fastidiosi.

Sappiate inoltre che in Bravo Team, spesso, le orde di nemici sono infinite. Questo significa che solo eliminando i soldati e avanzando possiamo dare fine a questa cosa, nel momento cioè in cui raggiungiamo la parte terminale di un edificio, una strada o della missione. Se questo può essere fatto in relativa tranquillità in single player, con l’IA alleata preparata e che fa il suo dovere (a parte quando rimane compenetrata nei muri, come è capitato un paio di volte), l’esperienza più appagante di Bravo Team probabilmente (anzi, sicuramente) arriva nel momento in cui giochiamo in co-op con un amico. Qui la comunicazione è a dir poco fondamentale, perché essendo due cervelli e quattro occhi possiamo godere di una maggiore copertura e di più informazioni sulla posizione dei nemici, avanzando o arretrando a seconda della situazione. Se ad esempio ci ritroviamo senza munizioni, possiamo fare affidamento sul nostro compagno, fino al momento in cui non troviamo una delle tante casse sparse in ogni area di guerriglia. Non pensate però di dover organizzare tattiche particolari e differenti dal solito, nelle missioni che vi accompagneranno fino alla fine del gioco, perché manca in assoluto la libertà di farlo. Bravo Team presenta infatti solamente tre armi (cecchino, assalto, pompa) oltre alla pistola silenziata di cui siamo perennemente dotati, e non lascia spazio ad alcun tipo di novità o varietà. Solo la voglia di cimentarsi nella modalità secondaria, Attacco a Punti, può aumentare la longevità di un titolo che non vi porterà via più di una manciata di ore.

PUNTI DI FORZA

  • Buon feeling con il Dualshock 4
  • Buon livello tecnico
  • Molto divertente da giocare in co-op

PUNTI DEBOLI

  • Brevissimo e con varietà praticamente nulla
  • Storia banale
  • Pochi bug, ma ci sono
  • In alcune fasi di shooting la sfocatura di sfondo è snervante

Bravo Team è un FPS sicuramente poco coraggioso, non annoia mai nel corso della storia ma questo per due motivi: il gioco è molto breve, appena un paio d’ore per la campagna che aumentano leggermente con la difficoltà Veterano, e non ha alcun tipo di variazione sul piano del gameplay nel corso delle sue missioni. L’obiettivo di creare uno sparatutto immersivo al 100% con la realtà virtuale è stato assolutamente raggiunto, vista la presenza di alcune feature estremamente interessanti, ma non possiamo definire il gioco come riuscito, e ancora molto lontano dalla qualità di Farpoint seppur la sua fosse un’esperienza completamente differente. È sicuramente un buon titolo da giocare in compagnia di un amico, facendo della co-op il suo vero punto di forza, ma il prezzo di lancio di 40€ potrebbe far allontanare i possibili acquirenti, specialmente dopo aver appurato che l’offerta è molto limitata. I server di gioco (testati per la prima settimana) sembrano reggere bene ed essere discretamente popolati, ma naturalmente la natura di Bravo Team spinge a creare una squadra con un conoscente piuttosto che con un qualsiasi utente online. Consigliamo a Supermassive di prendersi un bel periodo di riflessione e cercare di capire se e come continuare a puntare sulla realtà virtuale, dopo che ben tre esperimenti su tre non sono andati per il meglio a livello qualitativo. L’ispirazione c’è e si vede, ma manca la sostanza.

Un ringraziamento a Sony Interactive Entertainment Italia per il codice review di Bravo Team.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.