[Recensione] Call of Duty Black Ops 4 – Lunga vita al multiplayer

Di Andrea "Geo" Peroni
23 ottobre 2018

David Vonderhaar, Jason Blundell e tutte le grandi menti di Treyarch devono sicuramente essere contenti per ciò che la software house americana è riuscita a dare alla luce negli ultimi dieci anni. Dopo l’ottimo World at War, nel 2010 la serie Call of Duty vide l’esordio di Black Ops, un capitolo inedito per l’ambientazione temporale (la Guerra Fredda), l’atipica ma straordinaria campagna singe player, e soprattutto per la scelta di ampliare considerevolmente la già apprezzata modalità Zombies, che iniziava a riscuotere un gran successo. Da quel momento in poi, Treyarch riuscì ad ottenere così tanti successi e consensi da diventare, per Activision, il punto di riferimento per la serie Call of Duty, soppiantando quella Infinity Ward che dopo Modern Warfare 3 ha collezionato una debacle dopo l’altra. Black Ops II consolidò il marchio COD, Black Ops III nel 2015 andò ad abbracciare la piega futuristica della serie creando forse il più equilibrato tra i tre titoli sci-fi usciti in quegli anni.

Con Call of Duty: Black Ops 4, Treyarch, che ha sempre cercato di dare quella spinta innovativa che al brand serve per restare sulla cresta dell’onda in un mercato saturo di FPS, si gioca il tutto per tutto. Una nuova rivoluzione, un nuovo periodo storico da esplorare, non senza mantenere un forte legame con Black Ops III e con tutti i suoi titoli precedenti. Perché, infatti, Black Ops 4 è una sorta di grande omaggio alla storia della serie Black Ops, un ricettacolo di riferimenti, rivisitazioni, ricordi che affiorano continuamente, senza però dimenticare che sono state apportate modifiche considerevoli. Un gioco che vuole puntare fortemente, anzi esclusivamente sul multigiocatore, come mai prima d’ora aveva fatto Call of Duty, con un tris micidiale che abbiamo avuto modo di analizzare approfonditamente in queste prime settimane dal lancio: multiplayer, il ritorno di Zombies, ma soprattutto Blackout, la nuovissima modalità Battle Royale. Cosa pensiamo, a conti fatti, di questo Black Ops 4? Ve lo spieghiamo nella nostra recensione, dove abbiamo deciso di suddividere per bene le tre modalità.

Versione provata: PlayStation 4.

PARLIAMO DELLA CAMPAGNA SINGLE PLAYER…

… Che non c’è. Probabilmente siete già a conoscenza di questo, una delle più chiacchierate decisioni di Treyarch in merito a Black Ops 4 che fa discutere sin dalla presentazione del gioco. Per la prima volta nella storia della serie, infatti, Call of Duty rinuncia completamente ad una tradizionale campagna single player, per puntare dritto e fortemente sulla componente multigiocatore e social in generale. Una scelta forse non tanto di cuore, quella di Treyarch, quanto di testa: i numeri, come vi abbiamo anticipato alcuni mesi fa, parlano chiaro, e ci dicono che solo una piccola percentuale dei giocatori di COD ha la premura di completare la campagna single player, divenuta ormai (tristemente, aggiungo) una perdita di tempo e risorse prezione per una software house su FPS competitivi.

Appurato che questa mancanza può essere considerata un reale punto a sfavore solamente da chi fa della campagna single player il proprio pane, e chi scrive non è tra questi pur amandole e reputandole importanti componenti di un gioco, sappiate che Treyarch ha preparato anche un contenuto diverso dal solito. Arriva infatti QG, una modalità single player pensata sia per dare la possibilità al giocatore di testare le abilità degli Specialisti, sia per far comprendere le meccaniche di alcune nuove modalità di gioco online. Inoltre, tramite il QG possiamo scoprire qualcosa di più proprio sugli Specialisti e sulla loro storia, considerati qui in Black Ops 4 dei veri e propri protagonisti piuttosto che semplici personaggi per il multigiocatore come avveniva nel capitolo precedente. Sia chiaro, è una modalità che non aggiunge niente di nuovo, ma che può solo fare la fortuna degli amanti delle retrospettive sui personaggi in una manciata di minuti.

UN NUOVO VECCHIO MULTIPLAYER

Dopo che la presentazione di Black Ops 4 aveva lasciato parecchi interrogativi sulle reali innovazioni del comparto multiplayer rispetto a Black Ops III, la closed beta estiva e il lancio del gioco hanno reso tangibile un netto cambio di meccaniche al vertice, che donano inaspettatamente una nuova linfa e un tatticismo decisamente più elevati e imprevedibili per un marchio come Call of Duty. Il cambiamento più evidente è quello legato alla salute del nostro alter ego digitale, che non si ricarica più automaticamente ma che necessita di una iniezione con ricarica a tempo e potenzialmente illimitata. In cosa si traduce questo, in soldoni, durante la partita? In sostanza, ogni qualvolta che ingaggiamo uno scontro a fuoco e rimaniamo feriti, siamo chiamati a indietreggiare per aspettare la nostra dose di cura nel caso non sia carica, e sperare che un nemico non sia nei paraggi; al contrario, con una siringa perfettamente funzionante, potremmo sorprendere i nemici approfittando dell’elemento sorpresa, dell’adrenalina che ci circola in corpo (quello vero, perché chi non si esalta per una uccisione su COD??) e della scivolata in avanti che accellera i movimenti, elemento questo recuperato dal precedente capitolo.

Il restante impianto dell’esperienza multigiocatore di Black Ops 4 è una sorta di amalgama delle meccaniche più apprezzate dell’intera serie. Da Black Ops III tornano gli Specialisti: il giocatore non impersona più un anonimo soldato sul campo di battaglia, ma un personaggio ben preciso con una sua storia, il suo carattere, il suo equipaggiamento specifico e le sue Special, attivabili premendo L1+R1 dopo averla caricata a dovere. Insomma, l’influenza degli hero shooter come Overwatch si fa sentire, ma anche di altri titoli come Rainbow Six Siege. Da Black Ops II, invece, torna il sistema del pick ten, la possibilità cioè di creare classi fino a 10 elementi equipaggiati che coprendono armi, accessori, equipaggiamenti tattici, perk e bonus extra. Tornano naturalmente anche le Score Streak, le ricompense cioè conquistabili raggiungendo un certo punteggio senza morire. Ne esistono molte, recuperate in parte dai capitoli storici come l’RC-XD esplosivo o il Missile Hellstorm, e siamo contenti nel constatare che il punteggio richiesto per alcune di queste sia stato aumentato rispetto al passato. Conquistare un UAV per visualizzare sulla minimappa i nemici è ora più difficile, ed è certamente un sollievo. Persistono però, come da tradizione per Call of Duty, alcune scelte a nostro avviso completamente sbagliate di matchmaking. Il gioco non si fa remore nell’inserirci a partite in corso dove il punteggio è una triste sentenza non appena imbracciamo l’arma: entrare in una Uccisione Confermata sul 9-47 per i nemici, con qualsiasi tipologia di Score Streak in aria, significa andare incontro ad una serie di odiose morti e ad una sconfitta inevitabile, e non possiamo farci assolutamente nulla.

Per quanto riguarda le armi, il feeling con Black Ops II e parzialmente Black Ops III è rimasto sostanzialmente invariato, tanto che le armi ci sembreranno in alcuni casi delle semplici reskin di vecchie conoscenze del passato. I fucili da cecchino, invece, sono stati modificati, e ora hanno apparentemente più somiglianze con quelli visti nella saga Modern Warfare a livello di utilizzo, i migliori a nostro avviso nella serie Activision.

Le mappe disponibili al lancio sono ben 14, alle quali si aggiungerà nel corso del prossimo mese anche una Nuketown in salsa sovietica. Oltre alle riproposte Summit, Firing Range, Slums e Jungle, si fanno spazio nuove ambientazioni dal level design molto scolastico, cercando di trovare un giusto equilibrio tra scontri a fuoco a corto, medio e lungo raggio. È il caso di Icebreaker che riesce in questa non sempre facile impresa, ma anche di Seaside, già apprezzata nel corso della beta. Un po’ troppo confusionario è invece Gridlock dove è davvero difficile capire da dove i nemici potrebbero fuoriuscire viste le fin troppo numerose vie, così come anche in Morocco, dove il pericolo arriva anche dall’alto. Alle tradizionali modalità di gioco, infine, si aggiungono le new entry Furto e Controllo. La seconda è molto tradizionale: a turno, le squadre devono difendere e attaccare punti specifici sulla mappa, con un numero di rientri limitati. Furto, invece, è un’apprezzata sorpresa ma le cui meccaniche devono essere affilate a nostro avviso. Lo scopo della partita è recuperare denaro da un certo punto della mappa e portarlo al sicuro nel sito di estrazione, denaro che poi utilizziamo all’inizio di ogni round per acquistare armi, specialità ed equipaggiamento. Sicuramente una modalità divertente e che mette un po’ di pepe al tutto, ma la squadra che vince un round pare inevitabilmente troppo avvantaggiata rispetto all’altra, facendo perdere velocemente la competitività. Come sempre, però, il multiplayer targato Call of Duty è adatto a chiunque, con partite mordi-e-fuggi in pieno stile Activision e dove, spesso ma non sempre, la vittoria arriva all’ultimo secondo. Sotto questo punto di vista, COD non sbaglia davvero mai.

Segnaliamo inoltre anche la possibilità di giocare in split screen, a costo però di un abbassamento della qualità visiva, e questo in tutte le modalità. E qui si entra in un argomento spinoso: quello del motore di gioco e della resa. Black Ops 4 poggia sul veterano (e ormai anche antiquato) motore di gioco di casa Treyarch, che a sua volta è solo una versione aggiornata degli engine dei primi capitoli della serie. Le differenze visive con Black Ops III, dobbiamo sottolinearlo, sono praticamente inesistenti, e non c’è certamente stato un passo in avanti. Forse Treyarch ha deciso di concentrarsi maggiormente sui contenuti, che sono davvero tanti quest’anno, piuttosto che sulla qualità per l’occhio umano. Ma l’IW Engine deve assolutamente mettersi al passo coi tempi, già dal prossimo capitolo.

BLACKOUT TOTALE

Ad affiancare il multiplayer tradizionale, Treyarch ha pensato bene di tentare una nuova via per il franchise di Call of Duty, una tipologia di gioco che ormai da un anno fa parte delle nostre vite in tutti i sensi e che, da fenomeno globale qual è, non accenna ad arrestare la sua corsa. Già sperimentata da Raven Software in Call of Duty Online per il mercato cinese, la battle royale irrompe prepotentemente su Black Ops 4 con Blackout, un’inedita e imponente modalitàà che, come per il resto del gioco, guarda al futuro senza dimenticare da dove proviene. Già testata ampiamente in occasione della closed beta di settembre che ha fatto registrare numeri record (così come all’uscita del gioco, con Blackout capace di catalizzare su di sé l’attenzione su Twitch e superare agevolmente Fortnite), Blackout è stata aggiustata a dovere in alcune meccaniche a seguito dei feedback e ora si presenta in formissima. Il modus operandi della battle royale, ormai lo sappiamo, resta sempre quello: il giocatore o la sua squadra – team da 2 o da 4 se non giocate in singolo – vengono lanciati da un elicottero sopra una gigantesca mappa di gioco armati di nulla, in balia dei pericoli e a caccia di armi e oggetti da lootare nel posto in cui decidiamo di cadere.

Continua nella prossima pagina…

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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.