[Recensione] Call of Duty: WWII – Vecchio è sempre meglio

Di Andrea "Geo" Peroni
14 novembre 2017

Come per tutti i brand a cadenza annuale,  anche per Call of Duty è arrivato il momento di una fase di stanca. Un periodo di ristagnazione creativa durato molto a lungo, forse troppo a lungo, e culminato con le critiche mosse in massa al capitolo del 2016 che spingeva la serie nello Spazio profondo tra armi laser e battaglie galattiche. Eccessivo, per una serie che ha le sue radici in conflitti storici ben definiti, e la cui svolta sci-fi con Ghosts, Advanced Warfare, Black Ops III e Infinite Warfare non ha mai realmente funzionato, dati alla mano. Tocca quindi a Sledgehammer Games, in ovvio accordo con le decisioni di Activision, tentare di risollevare una situazione che con Infinite Warfare ha rischiato di diventare realmente tragica. Per cercare di tornare agli antichi fasti, quindi, la decisione è sembrata essere solamente una, quella richiesta da ormai diversi anni da milioni di fan: tornare direttamente alle origini del franchise, all’inizio della serie, a quello che rappresentava un tempo l’altisonante nome di questo popolarissimo FPS. Call of Duty: WWII giunge sui nostri schermi carico di speranza, non solo per i fan ma anche per Activision intera, che a costo di ammettere i propri errori è fortemente intenzionata a riprendersi tutto il suo pubblico perduto. Imbracciate le armi, or dunque, perché Adolf Hitler e la minaccia nazista hanno, ancora una volta, soggiogato la quasi totalità dell’Europa. Noi, prodi e patriottici americani, rappresentiamo l’ultima speranza per molti.

Versione provata: PlayStation 4.

EUROPA SOTTO SCACCO

Difficile riuscire a raccontare una storia originale quando il tema è la Seconda Guerra Mondiale. Sledgehammer ci mette del suo, e prova a rievocare l’avanzata degli Alleati in Francia a partire dalla Normandia seguendo le orme di un solo plotone, una sola famiglia. Perché è questo che Call of Duty: WWII ci racconta nel single player, la storia di un gruppo di soldati tra i quali si è creato un forte legame di cooperazione ma anche di legami affettivi, che talvolta conducono a decisioni affrettate e ben poco lungimiranti se inquadrate nell’ottica di un conflitto che da anni sta mettendo in ginocchio l’Europa intera. Una storia che, seppur concentrandosi su fatti ben noti a tutti, non disdegna passaggi inediti e inaspettati, come sequenze stealth o anche sotto copertura che diversificano il tutto e che spezzano il ritmo e la possibile noia nel dover ripetere sempre la solita azione: sparare. La narrazione non offre però grandi spunti emotivi o innovativi. Purtroppo, e questo è un problema del quale già abbiamo discusso più volte nel momento in cui si paventava l’ipotesi di un ritorno di Call of Duty alla Seconda Guerra Mondiale, la Storia è già scritta, è già stata raccontata e la stessa serie  di Activision l’ha toccata, esplorata e rielaborata più volte (questo è il quinto capitolo con questa ambientazione temporale), e sorprendere non solo non è semplice ma è quasi impossibile per come la vediamo noi.

Nonostante questo, la campagna single player di Call of Duty: WWII scorre piacevolmente nelle circa 6 ore che vi basteranno per completarla, durata che naturalmente aumenta nel momento in cui aumenterete anche il livello di difficoltà. A prescindere da questo, però, la storia riserva comunque alcune missioni speciali che, a memoria, raramente abbiamo ritrovato in un titolo della serie. Le operazioni di infiltrazione stealth, ad esempio, con tanto di indicatore di sospetto sulla testa dei nemici, sono protagoniste di buone sezioni nelle quali si respira la medesima adrenalina che ritroviamo in combattimento. Tra i momenti più curiosi e intriganti segnaliamo l’operazione sotto copertura presso alti ufficiali tedeschi con tanto di discorso finale alla Bastardi senza gloria, mentre tra quelli meno riusciti annoveriamo il combattimento aereo reso scomodo dalla visuale e dalla presenza di numerosi mezzi alleati. In ogni momento che viviamo sul campo di battaglia, però, non possiamo fare a meno di notare la crudele verità con la quale gli sviluppatori hanno dato vita alla storia da loro raccontata. Sin dai primi passi sulla spiaggia della Normandia, dove saremo accerchiati da compagni valorosamente caduti e uniformi insanguinate, passando alle dense sequenze di guerra dove scene anche forti faranno capolino davanti ai nostri occhi, per poi culminare in un epilogo del quale non vi sveliamo naturalmente nulla ma che fa ancora una volta riflettere su quei tragici e disumani anni che hanno quasi devastato il mondo intero.

UN PIZZICO DI RINNOVAMENTO

Raccontare una storia non è però l’unica cosa di cui si parla quando si tratta di una campagna single player. C’è infatti tutta la componente che riguarda come questa storia è stata resa giocabile all’utente, e sotto questo punto di vista gli sviluppatori sono stati abili nel cogliere l’occasione per proporre un gameplay differente rispetto a quello abituale. Nella campagna, in cui impersoneremo per la gran parte del tempo il soldato Daniels, trovano infatti spazio elementi come la barra della vita non ricaricabile, se non grazie all’intervento dei kit medici che possiamo trovare all’interno di edifici e bunker nemici oppure richiedere direttamente al nostro supporto personale, il fidato compagno di plotone Zussman sempre (o quasi) pronto a fornirci aiuto medico. E qui occorre parlare di un’altra delle novità che la campagna di WWII ci offre, ossia la possibilità di usufruire dei proprio compagni di squadra per avere determinati supporti. In cambio di un certo numero di uccisioni, i membri del nostro plotone possono supportare Daniels, ognuno dei quali con un determinato compito. Il comandante Pierson, ad esempio, rappresenta gli occhi della squadra, capace di evidenziare i nemici sul terreno di battaglia. Aiello, invece, è in grado di fornirci un segnalatore per scatenare un attacco con i mortai, questo fondamentale nel caso ad esempio di attacchi da parte di mezzi corazzati nemici. Feature queste che però, in definitiva, risultano per la maggior parte superflue. A parte Zussman, prezioso quanto basta per i vari medikit, munizioni e granate si possono reperire in gran quantità in sostanzialmente qualsiasi area, senza contare che abilità come l’attacco con mortaio sono disponibili in poche missioni e che altre, come lo spot dei nemici, sono quasi inefficaci in certi casi.

La campagna mantiene come sempre la spettacolarità tipica di Call of Duty, adatta tanto ad un titolo della serie quanto ad un blockbuster hollywoodiano. La necessità di dover ricondurre determinate azioni a particolari scene esige però sequenze scriptate, talvolta eccessivamente, che fanno a cazzotti con videogiochi di mentalità certamente più moderna che lasciano al giocatore un potere decisionale più ampio. L’estrema linearità non deve sempre essere vista come un difetto, ma in questo caso ci aspettavamo qualcosa di più, considerando inoltre come Sledgehammer ha apportato alcuni ottimi cambiamenti e che Infinity Ward aveva per la prima volta nella serie introdotto missioni secondarie divergenti dalla storyline principale. Di contro, il comparto grafico e sonoro della campagna è quasi di un altro livello rispetto agli altri due studi al lavoro su Call of Duty, segno del fatto che gli sviluppatori di Advanced Warfare, quantomeno sul piano tecnico, sanno fare il loro lavoro. I volti dei personaggi appaiono ben definiti e realistici, gli effetti particellari lasciano in alcuni casi a bocca aperta, e anche le texture hanno fatto un notevole passo in avanti rispetto ai capitoli precedenti risultando ben definite e senza sgranature. Call of Duty: WWII ha messo in mostra gli artigli dell’engine personale dello studio, che fa anche dei giochi di luce uno dei suoi punti di forza. L’IA nemica e alleata, invece, deve ancora  essere sistemata. Capita spesso che gli alleati si rivelino completamente inutili durante i combattimenti, lasciando al giocatore l’intera matassa da sbrogliare, ma anche i nemici spesso ci mettono del loro mostrando reattività nulle e molta poca percezione del mondo che li circonda, e questo spesso quando si ritrovano a comabttere in aree più estese del normale.

TENERE I PIEDI PER TERRA

Insieme alla campagna, anche il multiplayer torna inevitabilmente con i piedi per terra dopo anni di jetpack, esoscheletri e chi più ne ha, più ne metta. Dite dunque addio a match dalla velocità esagerata, nei quali occorreva prestare attenzione a letteralmente qualsiasi punto della mappa viste le funamboliche acrobazie che i gadget sci-fi permettevano, e preparatevi ad affrontare una partita come i bei vecchi tempi. Il comparto multigiocatore di Call of Duty: WWII torna a presentare ambientazioni logiche che evocano giuste atmosfere belliche, con due squadre che si combattono in mappe di dimensioni variabili ma mai eccessivamente grandi o piccole. Nessuna novità per quanto riguarda le classiche modalità di gioco, tra le quali troviamo le classiche Deathmatch, TCT, Cattura la bandiera, Postazione, Dominio, CED e Football, nuovo nome della modalità Uplink già introdotta da anni nella serie. A queste si aggiunge l’inedita Guerra, una modalità pensata come un doppio round di attacco e difesa in cui si può avanzare solamente portando a compimento l’obiettivo. Guerra è pensata per essere una modalità multigiocatore in continuo movimento ed evoluzione, se non fosse per il fatto che in alcune operazioni la squadra che deve difendere il presidio si ritroverà nettamente in vantaggio a causa di spazi angusti e difficili da oltrepassare. Ben più di una volta vi capiterà di rimanere bloccati di fronte a nemici armati di mitragliatrici e fucili da cecchino, con la sensazione di essere completamente inefficaci ai fini della missione vista la difficoltà nel raggiungere l’obiettivo. Naturalmente, però, non si tratterà di una situazione ricorrente, e dipende spesso dall’affiatamento di squadra. Guerra insomma rappresenta una buona aggiunta, ma ci aspettiamo che nelle nuove operazioni che verranno aggiunte con i DLC ci sarà una maggiore attenzione al bilanciamento delle due fasi.

Il gioco dice anche addio agli Specialisti di Black Ops III e Infinite Warfare, per tornare ad un sistema molto classico fatto delle solite serie di punti e di classi personalizzabili senza abusare delle specialità/abilità equipaggiabili. Stavolta queste sono infatti limitate ad uno dei “plotoni” selezionabili per ogni classe, suddivisi tra cinque divisioni ognuna delle quali è anche portatrice di benefici vari. Aviotrasportata, ad esempio, permette di equipaggiare in qualsiasi momento un silenziatore sulle mitragliette, mentre Spedizioniere dota i fucili a canna liscia di pirotecniche munizioni incendiarie; a queste specialità si aggiungono poi altre componenti ottenibili solamente prestigiando le divisioni (e quindi giocando), abbandonando (almeno per ora, per quello che ne sappiamo) armi speciali e da costruire tramite crafting oppure ottenibili con le microtransazioni, qui sempre presenti  (verranno ufficialmente inserite tra alcuni giorni) ma per nulla invasive. Poche abilità per volta insomma, senza rendere il nostro combattente virtuale una macchina da guerra invisibile ai radar, resistente alle esplosioni e così via, situazioni che spesso nella storia di COD ci hanno fatto lanciare i joypad in giro per la stanza. Le partite però restano sempre vive e veloci, come nello spirito della serie. L’effetto deja-vù è forte.

Tra le novità più curiose, troviamo anche il Quartier Generale, area social in cui i giocatori all’interno di un party possono incontrarsi fisicamente e svagarsi in attesa di trovare una partita, operazione questa piuttosto lunga visti i problemi in corso sui server. Tra partite a scacchi, vecchi giochi arcade targati Activision come Pitfall e 1v1 nell’arena adibita agli scontri, il QG rappresenta una divertente e utile area, tramite la quale possiamo anche accedere agli addestramenti sulle serie di punti e agli Ordini giornalieri e settimanali, per raccogliere nuovi punti EXP o conquistare lanci di rifornimento. Il Cinema del QG, purtroppo, non è lo stesso cinema di Black Ops III che permetteva di riguardare le nostre partite. WWII ne è sfortunatamente e inspiegabilmente sprovvisto.

Dopo un prestigio di gioco nel multiplayer e centinaia di partite, siamo in grado di carpirne abbastanza a fondo pregi e difetti. Pad alla mano, il multigiocatore di Call of Duty: WWII è molto divertente, il feeling con le armi è evocativo di quelli che sono i capitoli più anziani della serie, emulando per certi versi l’apprezzatissimo Call of Duty 2 del 2004 con il quale condivide ambientazione ed equipaggiamenti. Le mappe, come detto, sono ispirate al punto giusto, ma in partita si percepiscono abbastanza spesso due problemi di non poco conto. Il primo riguarda i punti di respawn delle varie modalità, talvolta completamente illogici se analizziamo l’andamento di un match: in Postazione capita ad esempio che la zona di rinascita della vostra squadra cambi in maniera casuale, annullando magari una pianificata strategia. Il bilanciamento tra le bocche da fuoco non è poi esente da difetti, e anzi auspichiamo che Sledgehammer intervenga per arginare alcuni fenomeni che recentemente stanno dilagando come il fucile d’assalto BAR, già nerfato con la recente patch ma non abbastanza. Il punto in assoluto più negativo però è da attribuire ai server di gioco, ancora oggi, a 11 giorni dal lancio del gioco, instabili e ricchi di problematiche interne. Il QG è ancora deserto a causa di questo, i problemi causati alle connessioni di casa sono all’ordine del giorno, e si segnala l’impossibilità ripetuta di accedere al proprio arsenale a partita terminata. Su questo, l’intervento deve essere immediato.

Un piccolo appunto, per chiudere il capitolo sul multigiocatore, sulla mappa Carentan. Il remake della mappa di Call of Duty 2 è un oggetto extra disponibile solamente per chi ha acquistato il Season Pass di WWII, cosa che chi scrive questa recensione ha fatto grazie ad Activision. Ebbene, nelle quasi 200 partite giocate finora sul multiplayer, Carentan ancora non si è palesata. Pochi Season Pass venduti, o algoritmi di rotazione delle mappe sballati? In ogni caso, è un’ambientazione che oggi mi sento di definire sprecata, e che poteva essere sfruttata anche nel gioco di base senza dover ricorrere ad altri acquisti.

IL RITORNO DEI NON-MORTI

Come ormai da tradizione (è il quarto anno consecutivo), la terza modalità di Call of Duty viene riservata ai non-morti. La nuova storia ideata dai ragazzi di Sledgehammer Games è però completamente slegata da tutte le altre modalità Zombies che si sono alternate negli anni, anche da quella di Advanced Warfare che rappresentò il primo banco di prova della software house con gli infetti. Stavolta i quattro protagonisti sono infatti personaggi totalmente inediti, tra cui spiccano attori del calibro di David Tennant ed Elodie Yung che hanno prestato il loro volto per apparire qui, che si ritroveranno immischiati in una faccenda molto più pericolosa del previsto. Quella che doveva essere una relativamente semplice azione per recuperare antiche opere d’arte rubate dai nazisti si trasformerà infatti in una disperata lotta per fermare il dottor Straub, che sfruttando le sue abili capacità mediche e antichi riti esoterici è riuscito a risvegliare un’armata di non-morti pronti a rifondare il Reich e ribaltare le sorti ormai disperate della guerra per i tedeschi.

modalità zombie di call of duty wwii

Sulla storia è decisamente difficile pronunciarsi, anche perché questa non rappresenta né lo scopo principale della modalità Zombies né qualcosa di decifrabile in così poco tempo, considerando il prosieguo nel corso degli immancabili DLC in arrivo nel 2018. Quello che però abbiamo potuto assaporare nelle prime due mappe che compongono la modalità Nazi Zombies (L’ultimo Reich, più ampia e articolata, e Groesten House, di modestissime dimensioni) ha il gusto di una ventata di novità, che pur senza mettere a nuovo le classiche basi della modalità come la ricerca di celati segreti e messaggi in codice riesce a fornire quanto basta per non ricadere nella banalità. Impostata come di consueto come una modalità di sopravvivenza a orde per un massimo di quattro giocatori online, Nazi Zombies di WWII introduce caratteristiche uniche per personalizzare il personaggio e variare l’esperienza di gioco da partita a partita, associando ad esempio ad un giocatore il ruolo di medico, ad un altro quello di macchina da guerra irrefrenabile tramite l’attivazione di una particolare abilità, e così via. Unite all’ambientazione che punta spiccatamente sull’horror, condita da una selezione di suoni perfetti per far sobbalzare il nostro debole cuoricino ad ogni angolo, le nuove caratteristiche di WWII Nazi Zombies rappresentano una vera, e tanto attesa, ventata di freschezza per la modalità, dopo che Advanced Warfare Zombies prima e Infinite Warfare Zombies poi si erano dimostrati sostanzialmente cloni della serie madre di Treyarch.

Clicca qui per leggere la nostra guida all’Easter Egg Riunione Oscura della mappa L’ultimo Reich!

PUNTI DI FORZA

  • Una campagna cruda, violenta e con alcune nuove feature interessanti
  • Multiplayer divertente…
  • Modalità Zombie finalmente rinnovata
  • Tecnicamente il migliore tra gli ultimi Call of Duty

PUNTI DEBOLI

  • La storia è già vista e rivista
  • …ma ricco di problemi ai server e al bilanciamento delle armi
  • Manca il Cinema

Spinti dal sempre più insaziabile (e spesso incontentabile) pubblico, Sledgehammer Games e Activision hanno dato vita ad una rievocazione storica del franchise madre del colosso americano, dimostrando con i fatti qualcosa che già sapevamo: si stava meglio quando si stava peggio. Call of Duty: WWII, riportando l’azione ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, risulta essere un capitolo molto piacevole della celebre saga FPS, che dopo aver abbandonato jetpack, armature exo  e chi più ne ha più ne metta, torna finalmente e letteralmente con i piedi per terra, dimostrando che questo è il campo che più compete alla serie. Accompagnati da una storia già vista in più salse ma che non disdegna alcune piccole interessanti introduzioni a livello di gameplay, il comparto multiplayer e la modalità horror Nazi Zombies completano l’offerta di un pacchetto davvero allettante, funestata questa da alcuni problemi proprio nel competitive ancora non perfettamente bilanciato. Cessato lo spauracchio delle microtransazioni, qui presenti ma totalmente ininfluenti ai fini del gioco stesso, Sledgehammer Games deve ora sistemare opportunamente i suoi server di gioco, che presentano problemi sin dal lancio avvenuto lo scorso 3 novembre.

Ringraziamo Activision Italia per il codice review di Call of Duty: WWII.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.