[Recensione] Chronicles of Innsmouth – L’epoca d’oro è qui

Di Stefano "Elymbo" Eliseo
26 maggio 2017

Quando i modelli su cui basi il tuo titolo d’esordio sono H.P Lovecraft e le avventure grafiche dell’epoca d’oro (per intenderci, quelle sviluppate nei primi anni ’90 da LucasArts e Sierra tra cui l’intramontabile The Secret of Monkey Island), le aspettative sono di quelle che fanno venire i brividi. Così come sono state tante le riproposizioni videoludiche delle tetre atmosfere lovecraftiane nel corso degli anni, altrettante sono state le delusioni. Aggiungeteci il fatto che il titolo, oltre ad essere stato creato con risorse limitate, è stato interamente sviluppato in pixel art su una risoluzione nativa di 320×200: qualche dubbio è più che legittimo. Tuttavia lo diciamo sin da subito: a parte qualche sbavatura, i ragazzi italiani di PsychoDev sono riusciti, a fronte di un budget estremamente limitato, nella titanica impresa di non sfigurare di fronte ai colossi di cui sopra. Ma andiamo con ordine.

Uno dei tanti flashback presenti nel gioco

Il titolo, disponibile solo su Steam, è liberamente ispirato alla novella “The shadow over Innsmouth”, scritta da Lovecraft nel 1931. Chronicles of Innsmouth, ambientato negli anni ’20 in pieno periodo proibizionista (i rimandi in gioco saranno numerosi e spesse volte funzionali al procedimento), narra le vicende di un giovane ragazzo da poco diventato maggiorenne che, dopo essere rimasto a piedi nella stazione ferroviaria di Newburyport nel Massachussets, si troverà costretto ad escogitare un piano alternativo per giungere alla sua destinazione. Inutile dire che il viaggio lo porterà a transitare per la spettrale cittadina di Innsmouth, cuore pulsante del titolo. La componente narrativa parte col piede giusto sin da subito, complici anche le ambientazioni che, esclusi gli interni, sono tutte in notturna e aiutano ad entrare nello spirito lovecraftiano del titolo. La trama inizia in maniera piuttosto leggera, quasi scanzonata se si considerano le strambe caratteristiche dei comprimari con cui dovremo interagire nelle prime fasi. Tuttavia l’atmosfera rilassata della prima parte lascerà presto il posto agli angoscianti vicoli e agli oscuri abitanti di Innsmouth. Nonostante ciò, la componente ironica, vera cifra caratteristica della produzione, non verrà mai meno, anche nelle situazioni più concitate: suore che si ubriacano con bevande analcoliche, easter egg metavideoludici (capirete a tempo debito, non preoccupatevi di eventuali “interruzioni” durante le vostre sessioni) e, chi più ne ha, più ne metta. La longevità si attesta sulla decina di ore. In generale la scrittura, oltre ad essere fedele alla novella nella sua impalcatura di base, si attesta su ottimi livelli per tutta la durata dell’avventura anche se, purtroppo, in più di un’occasione il particolare ironico risulta fuori luogo e contribuisce a smorzare il pathos narrativo del momento, soprattutto nelle fasi di gioco più avanzate.

L’interfaccia di gioco ovviamente si ispira ai grandi capolavori di genere: semplice ma funzionale, in perfetto stile punta e clicca. Lo schermo è diviso in due parti: sopra, la componente grafica del titolo mentre sotto, la griglia dei comandi e l’inventario nel quale sarà possibile sia utilizzare che combinare tra loro gli oggetti. Inutile girarci troppo in giro: Chronicles of  Innsmouth è un gioco dannatamente difficile. La risoluzione degli enigmi richiederà una buona dose di pensiero obliquo, considerando il fatto che per venirne a capo occorrerà ritornare sui propri passi parecchie volte. La varietà dei misteri è piuttosto ampia anche se, in più di un’occasione, la poca nitidezza cromatica di alcune sezioni ha reso particolarmente difficile capire con quali oggetti poter interagire. Tuttavia nel menù di gioco potranno essere attivati gli aiuti: premendo barra spaziatrice compariranno delle icone a forma di occhio sulle parti dello scenario sensibili. A tale proposito occorre sottolineare che non è presente alcun tutorial: tutto è scritto nel manuale di gioco che è disponibile in formato pdf e ricalca, nella sua breve struttura, i tomi presenti nelle confezioni delle vecchie avventure grafiche. Insomma, una scelta che farà felici tutti i puristi del genere. Purtroppo, anche se la molteplicità delle situazioni e dei pattern da seguire è considerevole (pedinamenti, quick time event  e molto altro), occorre constatare che in certi frangenti il tutto si riduce a semplici meccaniche trial & error, peraltro anticipate dall’autosave.

Gli abitanti di Innsmouth non sono del tutto amichevoli

Il motore grafico che si basa sul devkit AGS (Adventure Game Studio), nonostante le magagne elencate precedentemente, non fa miracoli però riesce a restituire quell’atmosfera retrò che, oltre a contribuire all’immedesimazione del giocatore nelle grottesche vicende narrate, rende dignitosamente omaggio alle pietre miliari del genere punta e clicca. Del tutto fuori parametro la colonna sonora che riesce a caratterizzare in maniera unica ogni singolo scenario.

PUNTI DI FORZA

  • Atmosfera lovecraftiana sapientemente ricreata
  • Colonna sonora maestosa
  • Enigmi complessi e appaganti…

PUNTI DEBOLI

  • …ma talmente difficili da non essere per tutti
  • A tratti la pixel art pecca di omogeneità cromatica

In definitiva Chronicles of  Innsmouth è la prova tangibile che, per creare un gioco dall’atmosfera e dallo spirito intriganti con uno stile estremamente caratteristico, non occorrono né grandi team né budget stratosferici ma “solamente” tanta passione. Non si tratta di un titolo per tutti: la complessità di alcuni enigmi che, come già detto, costringono il giocatore a rivisitare location già esplorate in precedenza, è veramente alta. Certo, il titolo non è nemmeno esente da difetti tra cui risaltano una spiccata omogeneità cromatica di fondo e un’ironia leggermente fuori luogo in certi momenti chiave del titolo. Tuttavia si tratta di piccole sbavature per un titolo che, per essere l’opera d’esordio di un duo di sviluppatori alle prime armi, riesce a rendere onore nel migliore dei modi ai capolavori di genere del passato.

Un ringraziamento a PsychoDev per la copia fornita.



Si avvicina al medium videoludico grazie a uno scheletro piuttosto goffo, Sir Daniel Fortesque, protagonista di un certo Medievil. Tuttavia ai tempi è ancora troppo piccolo per comprendere quello che stava giocando e il mondo che lo circondava (oggi si illude che la situazione sia migliorata). Da quel momento la passione per i videogiochi lo prende e non lo lascia più. Per ora è un PC Gamer accanito ma non disdegnerebbe un ritorno su console. Ama tutto ciò che è inerente all'arte della narrazione. Half-Life, Fallout e Metro uber alles.