[Recensione] Danger Zone – Guida e distruggi

Di Andrea "Geo" Peroni
19 giugno 2017

Le operazioni di remake, o comunque di rivisitazione di antichi brand per cercare nuova gloria nel mondo attuale dei videogiochi, non vanno sempre a buon fine. Un esempio è sicuramente Yooka-Laylee, dei Playtonic Games ex Rare. Platform 3D molto godibile, successore spirituale della serie Banjo-Kazooie, ma purtroppo deludente se paragonato alla sua fonte di ispirazione e soprattutto alle possibilità attuali di console e PC.

Anche i Three Fields Entertainment, recentemente, hanno provato a cavalcare l’onda della nostalgia di uno dei loro antichi prodotti di punta. Questa software house nasce infatti da alcuni ex sviluppatori di Criterion Games, dalle cui menti nacque la serie racing arcade Burnout. Indimenticabili le sue atmosfere, la sua follia e quelle tante chicche che facevano di Burnout, serie che ha raggiunto a mio avviso con il terzo capitolo, Takedown, la perfezione, un gioco di altissimo livello. Tra queste chicche vi era una modalità extra particolarmente casinista e ben poco ortodossa: la modalità Crash. E se vi dicessi ora che Danger Zone, il nuovo gioco dei Three Fields Entertainment, è proprio dedicato interamente a questa storica modalità? Vediamo insieme pregi e difetti del gioco da poco uscito sul mercato nella nostra recensione.

Versione provata: PlayStation 4

REGOLA N°1: GUIDA SENZA PRUDENZA

Così come in Burnout 3: Takedown, anche in Danger Zone le regole da seguire sono ben poche quando si cerca di portare a compimento le richieste del gioco: totalizzare un certo quantitativo di dollari quantificati dai danni ai veicoli coinvolti nel maxi incidente che dovrete provocare. Niente di così difficile, insomma: una volta messi al volante della vettura, tutto quello che dovrete fare è cercare la giusta via per realizzare il più grande incidente mai visto e raccogliere i frutti della vostra insana guida. Purtroppo, ma ne riparleremo più avanti, l’offerta di Danger Zone si può considerare come già discussa: la modalità in questione, la ex modalità Crash di Burnout, è l’unico scopo del gioco targato Three Fields Entertainment.

Nel tentativo di realizzare un emulo di una graditissima caratteristica della serie Burnout, gli sviluppatori hanno creato un buon prodotto in termini di aderenza alle proprie idee e al gioco che ha dato il via a questo progetto. Così come ci aspettavamo, gli stessi aspetti riscontrati in Crash di Burnout vengono riproposti nella medesima salsa anche in Danger Zone, ma questo significa anche il venir meno di innovazioni e modifiche. Mancano infatti qualsiasi riferimento alla personalizzazione del veicolo, o anche solamente alla scelta del veicolo, che sarà sempre il solito fornitoci dal gioco. Il tutto si rivelerà essere un semplice “guida, distruggi, riprova”, nei soli 20 incroci che la simulazione di Danger Zone creerà per farci testare gli epocali incidenti. Il gioco manca proprio di spirito, e di passione: la stessa mancanza di qualsiasi musica di sottofondo o altri effetti sonori lo farà sembrare spento e poco attraente, per gli occhi di chi cerca un’appagante e divertente esperienza.

GOTTA CRASH’EM ALL

Unico vostro scopo, in questa gigantesca simulazione virtuale di incroci pericolosi che è Danger Zone, è creare quanta più confusione possibile. Per farlo, non occorre solamente gettarsi a capofitto in mezzo al traffico e sperare di colpire quanti più veicoli possibili, ma anche sfruttare i vari extra sparsi per tutto l’incrocio. E non preoccupatevi se, poco prima di rendere inutilizzabile la vostra auto, non sarete riusciti a raccogliere tutti i bonus denaro in strada, che aumenteranno la quantità di danni a fine livello: in vostro soccorso arriva la potente esplosione Smashbreaker.

Chi masticava pane e Burnout avrà già capito la funzionalità dello Smashbreaker, una “nuova” modalità Crashbreaker della serie di Criterion. Coinvolgendo nello scontro un certo numero di auto e veicoli, è possibile assistere ad una potente conflagrazione della propria vettura, la quale può essere, senza alcuna logica realistica in questo caso, indirizzata verso bonus denaro mancati oppure anche per recuperare nuove combo Smashbreaker, anch’esse sul tracciato ma contrassegnate da una forma romboidale. Le esplosioni, specialmente coinvolgendo un buon numero di auto, sono abbastanza belle da vedere, anche se osservando più da vicino il tutto sembra ridursi a effetti particellari in 2D che stonano parecchio con l’Unreal Engine 4 che il gioco sfrutta, peraltro bene in termini di texture e grafica d’insieme pur senza sbalordire.

L’offerta di Danger Zone, purtroppo, si conclude qui. 20 livelli con altrettante medaglie di platino da conquistare, nessuna modalità extra e una rigiocabilità di fatto inesistente. Neanche il gioco spinge il giocatore a migliorarsi, se non forse per i fanatici di Trofei e Achievements che vogliono “platinare” il gioco (operazione molto semplice in quanto le medaglie di platino richieste, le più difficili da ottenere, sono solo 10), e dopo neanche tre ore di gioco la vostra esperienza su Danger Zone può ritenersi conclusa. È un gran peccato: l’idea è buona, ma i Three Fields Entertainment hanno dimostrato, per loro stessa ammissione poche settimane fa, che tenere in piedi un titolo con questa unica modalità non è facile.

PUNTI DI FORZA

  • Per gli amanti di Burnout, è un tuffo nel passato
  • L’Unreal Engine 4 fa il suo sporco lavoro

PUNTI DEBOLI

  • L’offerta è risicatissima
  • Ci aspettavamo modalità o personalizzazioni extra
  • Alcuni bug e crash (ma non quelli degli incidenti)

Danger Zone è un piacevole diversivo, anche se a parer mio venduto ad un prezzo leggermente elevato rispetto all’offerta. Gli sviluppatori, ex Criterion Games e ora indipendenti, hanno confessato che la loro idea originale era un vero e proprio successore spirituale di Burnout, e non solo della modalità Crash. Purtroppo, oggi più che mai, nell’industria videoludica sono i soldi a farla da padrone: niente finanziamenti significa progetto ridimensionato, ed è una regola alla quale neanche Danger Zone fa eccezione.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.