[Recensione] Digimon World: Next Order – Domatore-badante nel mondo digitale

Di Andrea "Geo" Peroni
12 febbraio 2017

Se guardiamo al mondo giapponese dei mostri, sono tanti i simboli arrivati anche in Occidente e con un enorme successo. Godzilla e i suoi innumerevoli film, i Pokémon di Nintendo. E anche i Digimon, ovviamente, che negli ultimi 2 anni, spinti soprattutto dalla ferrea volontà di Toei Animation che in loro vede ancora un grande potenziale, stanno cercando di tornare sulla cresta dell’onda con anime, film e anche videogiochi per tastare il nuovo pubblico e per riappacificarsi con fan di vecchia data che si sono sentiti traditi per il trattamento di un marchio di tale spessore. In questo senso, Digimon World: Next Order, nuovo titolo della serie Digimon World e disponibile da poco in Europa su PlayStation 4, si propone al pubblico mondiale come un’esperienza per molti innovativa ma che cerca di restare ancorato alle radici di una tendenza videoludica che non c’è più, segno che forse la serie DW ha fatto il suo tempo e che è ora di proseguire verso qualcosa di nuovo e più grande, obiettivo che Digimon Story: Cyber Sleuth aveva toccato lo scorso anno. Il “simulatore di figli”, come ho deciso di intitolare questa recensione, è un concetto che probabilmente riassume un buon 80% di quella che è l’esperienza di Digimon World, anche se per le considerazioni riassuntive vi rimandiamo ovviamente al termine della nostra recensione.

VIAGGI INTERDIMENSIONALI

Mentre il nostro protagonista si sta atteggiando alla vista del suo nuovo Digivice, un puro ornamento estetico da indossare al polso, qualcosa va storto. Il dispositivo infatti si attiva, e teleporta il protagonista all’interno di una misteriosa dimensione di dati digitali, dove stanno combattendo tre Digimon di tutto rispetto: WarGreymon e MetalGarurumon, che dichiarano di conoscere già da tempo il ragazzo anche se questo sembra decisamente spaesato, contro un gigantesco Machinedramon. Senza preavviso, dunque, siamo già costretti a prendere in mano il joypad e a imparare le tattiche di base di un combat system che lascia abbastanza a desiderare, se a questo aggiungiamo le mille sfaccettature del game design delle quali parleremo successivamente. In sostanza, il combattimento tra i vari Digimon in Digimon World: Next Order avviene all’interno di una ristretta area circolare, nel quale i nostri partner (due al massimo) sono liberi di combattere per conto proprio contro i rivali. Al nostro alter ego, però, toccherà il compito più difficile: quello di allenatore della squadra, e di vero e proprio motivatore, supportando costantemente in battaglia i mostri digitali permettendo inoltre più possibilità di combattimento, come nuove mosse, abilità speciali e attacchi molto più potenti.

Detto così sembra abbastanza semplice come sistema, ma fidatevi se vi diciamo che abbiamo toccato solamente una piccola parte di quel grosso puzzle che i ragazzi di Bandai Namco Entertainment hanno progettato per il gioco. Prima di addentrarci ulteriormente in quelle che sono le varie componentistiche del gameplay, cerchiamo di dare un senso al prologo della storia. Dopo la disfatta del malvagio Machinedramon, il protagonista insieme ai vari Digimon regrediti ad uno stadio primitivo vengono trasportati direttamente a Digiworld, il mondo  digitale, precisamente nella desolata città di Floatia. Spoglia, disabitata e ormai solo un ricordo di quello che era un tempo, Floatia è sotto al guida spirituale del misterioso Jijimon, che racconterà di come vari attacchi da parte di più Machinedramon nel corso degli ultimi tempi hanno distrutto tutto e lasciato solo le briciole di Floatia dietro di loro. Con  l’intento di veder rifiorire la città, il protagonista si mette in viaggio alla ricerca di nuovi Digimon da far risiedere a Floatia, in un pericoloso mondo digitale del quale non  sa nulla e dove la piaga dei Machinedramon deve essere estirpata. Pur offrendo alcuni spunti narrativi interessanti, specialmente nel momento in cui riuscirete a varcare i confini delle prime lande di gioco, la storia non brilla quasi mai, rappresentando fin troppo spesso un solo e semplice pretesto per avanzare, e nulla di più. Senza mordente, frammentata a causa del fin troppo profondo gameplay e con sicuramente meno pathos rispetto a Digimon Story: Cyber Sleuth, il bisogno di scoprire come prosegue la storia non sarà praticamente mai primario dentro di voi, più incentrati a scoprire cosa Digiworld ha da offrire.

DIGIMONDO DA ESPLORARE

Uscendo da Floatia, quello che ci si para davanti è un open world ricco di pericoli, un mondo da esplorare in lungo e in largo con tante variegate ambientazioni e che ricalca, con buona fedeltà, le atmosfere del mondo digitale delle prime serie animate di Toe Animation (Digimon Adventure, Digimon Frontier). Tra i vari pericoli del Programma Virus Cerebrale, che sta corrompendo i dati di alcuni Digimon facendoli divenire ostili come il Machinedramon di cui parlavamo in apertura, e la necessità di dover ripopolare Floatia, componente fondamentale anche per avanzare nella nostra scalata al successo, il protagonista insieme ai suoi due partner deve farsi largo in più occasioni contro ostacoli fin troppo potenti. Digimon World non fa certo del bilanciamento, infatti, uno dei suoi punti di forza. La difficoltà è decisamente elevata in vari frangenti, e questo si riflette in momenti  estremamente frustranti per un giocatore magari alle prime armi con il complicato mondo della serie e che si ritrova tra le mani questioni problematiche all’ordine del giorno. Come se non bastasse, le decine di status da tenere sotto controllo riguardo i nostri partner non aiutano certamente a godere di un’esperienza continuativa e delicata che possa interessare indistintamente ogni giocatore. La pazienza non è qui una virtù, ma deve essere necessariamente nella vostra indole.

Sin dalle prime battute scambiate con Jijimon,  che saranno un lungo (e abbastanza noioso) tutorial di tutti gli aspetti che dovremo tenere d’occhio sui nostri Digimon, è possibile notare la natura estremamente conservazionista di Digimon World e l’occhiolino che strizza alle origini del brand. Non molti sanno infatti che Digimon, i mostri digitali nati ufficialmente il 26 giugno 1997 con il loro debutto sul mercato, sono discendenti di quel Tamagotchi di Bandai che fece la storia negli anni ’90. L’impronta di tale incarnazione dei mostri digitali, che era anche alla base dei primi giochi della serie Digimon World, si fa sentire proprio in questo nuovo capitolo, un JRPG nel quale gestire il gruppo è forse più importante che combattere: più che un domatore, in molte situazioni vi sentirete un allevatore, una balia, un badante di due Digimon che più di una volta vi faranno sudare sette camicie per accontentare gusti e richieste, che a seconda della loro destinazione faranno alterare o migliorare determinati status del partner. Mangiare, dormire, bere, fare allenamento, riposare, rimettersi in sesto dopo aver contratto una particolare infezione o malattia: nei primi 15 minuti di gioco verremo bombardati da una quantità impressionante informazioni  e dettami del mondo digitale, da tenere forzatamente sotto controllo in ogni momento prima di andare incontro ad momenti problematici. La presenza di così tanti status e caratteristiche da tenere sottocchio rallenta non poco l’esecuzione dell’avventura e la fluidità del gioco, soprattutto se pensiamo che potreste talvolta imbattervi in status negativi di non facile risoluzione che portano ad una riduzione continua dei parametri come PF, PM e l’efficacia in combattimento, costringendovi ad utilizzare numerosi oggetti dall’inventario e a diminuire le vostre risorse inutilmente. Frustrante, perché più di una volta vi distrarrete per proseguire il gioco e vi ritroverete una bella patata bollente tra le mani, con il Digimon partner afflitto da bisogni di ogni tipo e che vi faranno cadere le braccia se non amate contrattempi continui.

È relativamente semplice scombussolare le proprie strategie di squadra

Un buon modo per ovviare al meglio ai vari problemi dei partner è quello di rivolgersi al Tokomon amico di Jijimon, che sarà una sorta di consigliere speciale per voi elencandovi i vari status del personaggio e anche come ovviare al problema. Dove trovarlo? Ma ovviamente a Floatia, una città che come abbiamo detto ha bisogno di crescere e che all’inizio sarà estremamente povera di offerta, ma che si arricchirà grazie a voi di nuovi abitanti e soprattutto forza lavoro: negozi di accessori e oggetti, depositi ove conservare tutti i materiali raccolti a Digiworld, e così via dicendo. Fondamentali, sin dalle prime battute, le due attività già avviate (fortunatamente) a Floatia: i campi di carne (sì, campi di carne, coltivazione della carne…) e la palestra per addestrare ed evolvere i nostri partner. Tramite la palestra è possibile scegliere quali parametri far aumentare grazie ad una intensa sessione di allenamento, che porterà non solo ad un ovvio aumento delle statistiche ma anche ad un affaticamento (che come spiegato prima è anche responsabile dell’alterazione più veloce di alcuni status) da tenere sott’occhio. Quando il Digimon sarà finalmente pronto, ecco che avverrà l’agognata digievoluzione che porterà alla nascita di un mostro più potente e pronto a farvi fare il salto di qualità. Un’evoluzione che non potrà essere controllata in prima persona da voi stessi, come in Digimon Story: i Digimon, a differenza dei Pokémon, possiedono molte evoluzioni a partire da un progenitore, e queste digievoluzioni vengono attivate a seconda di vari fattori e parametri come gli attributi potenziati. È proprio per questo che è relativamente semplice scombussolare le proprie strategie di squadra quando per un piccolo status alterato il vostro Tokomon, che speravate si tramutasse nel classico Patamon, finisce con il digievolvere nel fastidioso Tsukaimon. Fastidioso perlomeno per chi sperava, un giorno, di avere il possente Angemon a combattere al proprio fianco…

Pur presentando gli evidenti limiti del caso, Digimon World: Next Order, uscito originariamente  solo su PlayStation Vita, è stato sottoposto ad una buona operazione di porting su PlayStation 4, dovendo ovviamente fare i conti con ambienti che risentono notevolmente  del passaggio. Per quanto Digiworld sia ben caratterizzato e le animazioni dei combattimenti siano abbastanza soddisfacenti, rimane sempre quella domanda che ci ponemmo anche lo scorso anno con Digimon Story:  quand’è che verrà sfruttato da Bandai Namco il vero potenziale di PS4 per proporre un gigantesco videogioco dedicato ai Digimon? Il brand sta riacquisendo piano piano importanza, e sarebbe da folli continuare in operazioni portatili che, specialmente nel mercato occidentale odierno, non vengono considerate dal pubblico di massa.

PUNTI DI FORZA

  • Un buon porting da PlayStation Vita
  • Finalmente i sottotitoli in italiano
  • Atmosfere evocative dei vecchi fasti del brand
  • Complesso e profondo…

PUNTI DEBOLI

  • …Ma anche troppo antiquato
  • Storia poco avvincente
  • La potenza di PS4 è sprecata per un gioco del genere

Non ci troviamo di fronte ad un gioco pessimo, anzi. Gli sforzi degli sviluppatori per questo Digimon World: Next Order si fanno sentire tutti, ma l’errore più grande è stato quello di rimanere ancorati a qualcosa che non fa più parte e non trova spazio nel mercato videoludico odierno (specialmente in quello occidentale), con feature  più da antiquariato che da videogioco del 2016/17. L’immensa, a tratti eccessiva, profondità del gioco finisce per scontrarsi con meccaniche fastidiose da ripetere e da tenere sotto controllo continuamente, spezzando a più riprese il gioco e non permettendo una più fluida esperienza. Se siete dei  grandi appassionati del genere JRPG e di Tamagotchi, Digimon World sicuramente può fare al caso vostro, ma in caso contrario faticherete non poco ad abituarvi, perlomeno in poche ore di gioco, ai ritmi e alla difficoltà pressante che il gioco offre al giocatore. Fa alzare fortunatamente il giudizio finale anche una notevole longevità, a patto naturalmente che vi abituiate, come già detto più volte, ai blandi ritmi del mondo digitale.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.