Recensione DOOM – Autostrada per l’Inferno

Di Matteo "bovo88" Bovolenta
18 maggio 2016

Dopo la pubblicazione di Wolfestein: The New Order, Bethesda ha dimostrato con grande imponenza che gli FPS old school possono intrattenere e divertire il giocatore molto di più di alcuni franchise più giovani.

Quindi il grande successo di Wolfestein ha convinto l’azienda inglese a proporre un altro remake o reboot, chiamatelo come volete, di un altro caposaldo degli sparatutto in prima persona: DOOM. Avere questo nome, leggerlo sulla copertina della scatola è un fardello di responsabilità videoludica. Soprattutto dopo dodici anni dalla pubblicazione di un terzo capitolo che ha deluso la maggior parte dell’utenza, snaturando quello che è stato il fondatore della categoria degli FPS, insieme a Wolfestein 3D.

DOOM punta quindi a recuperare tutti quelli elementi di gameplay che al giorno d’oggi la concorrenza non offre, anzi la uniche cose che importano nel titolo sviluppato da id Software sono le seguenti: correre e sparare. Scopriamo nella nostra recensione di DOOM, quanto adrenalinica possa essere la carneficina del quarto capitolo di questa celebre serie.

Nota: la versione provata è per PlayStation 4 

PIANETA ROSSO SANGUE

La campagna single player di DOOM inizia senza troppi fronzoli: Marte, il protagonista viene risvegliato all’interno di una base di ricerca scientifica, che da anni studia un sistema si immagazzinamento dell’energia demoniaca e si ritrova in uno stato di emergenza, poiché invasa dai demoni infernali. Ah, ci siamo scordati una cosa, non vi è nessuna cutscene o scena cinematografica che vi spiegherà tutto ciò, solo del nudo e crudo gameplay frammentato dai alcuni dialoghi e piccoli intermezzi che esporranno via via chi e cosa ha causato questa invasione di mostri, senza mai interrompere l’azione di gioco. Lungo il percorso si troveranno anche degli oggetti collezionabili che forniranno maggiore conoscenza sui personaggi e sulle ambientazioni. Ma questo sinceramente poco importa, al DOOM Marine interessa maciullare, smembrare e dissanguare.

Quest’ultimo, come già anticipato prima, verrà risvegliato per fermare l’orda di demoni ed impedire alla scienziata di turno, che ha perso il lume della ragione, di aprire definitivamente il portale che collega Marte all’Inferno.

Il Pianeta Rosso si tingerà di sangue e saremo noi gli autori di quest’opera.

Una volta liberatosi dalle catene, al DOOM Marine verrà conferita l’armatura Praetor, equipaggiamento fondamentale che sarà al centro della crescita del personaggio, insieme ovviamente alle armi. Senza troppi tutorial avrà inizio quindi la missione, prima all’interno della base UAC e poi direttamente all’Inferno, un luogo che abbiamo trovato molto caldo e accogliente.

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CHI SI FERMA È PERDUTO

La linearità della trama viene sovrastata dal frenesia del gameplay, ma andiamo con ordine, innanzitutto con questo nuovo capitolo id Software ha dato il meglio di sé nella creazione delle mappe di gioco. Esse sono molto vaste e ben strutturate, con una verticalità che non si trova facilmente in altri titoli FPS, aventi vere e proprie sezioni platform che obbligheranno l’utente ad eseguire salti ed aggrapparsi con il giusto tempismo. Dopo aver ripulito una zona infestata da Imps, Cavalieri Infernali o Revenant, giusto per citarne qualcuno, i giocatori più pignoli in termini di collezionabili avranno pane per i loro denti nell’esplorare zone segrete e anfratti che nascondono oggetti sotto forma di action figure del DOOM Marine, veri e propri token per il potenziamento dell’armatura Praetor oppure droni da campo per aggiungere delle abilità alle armi, però di questo ne parleremo più avanti. Ritornano le chiavi colorate che apriranno determinate aree, proprio come nei vecchi capitoli. Inoltre saranno presenti diversi Easter Egg che faranno strappare un sorriso agli utenti, oppure faranno scendere una lacrimuccia di nostalgia. Infatti in ogni livello dopo aver attivato una combinazione giusta di leve si aprirà un sezione segreta che proporrà una mappa del primo DOOM, con grafica pixellosa e l’inconfondibile musica di sottofondo.

Ma ora veniamo alla sezione più succulenta di questa recensione. Il punto focale di DOOM è sparare, essendo uno sparatutto in prima persona direte: “Questi hanno scoperto l’acqua calda”, tuttavia gli scontri a fuoco non si svolgeranno solamente con pressione dei tasti del pad alla rinfusa per annientare i demoni. Anzi, l’abilità del giocatore sta nello sfruttare la struttura delle mappe e armi a disposizione, che avanzando nell’avventura diverranno sempre più grosse, cattive e dannose. Inoltre sarà di vitale importanza muoversi costantemente, poiché chi si ferma è perduto. I demoni non vi daranno scampo se resterete fermi in un punto per troppo tempo e le coperture strutturali si contano sulle dite di una mano, anzi a volte vi intralceranno.

Il tutto si traduce in un’azione frenetica, adrenalinica e divertente, molto godibile con il joypad su console ma che con mouse e tastiera può offrire un’esperienza di gioco più completa, soprattuto per i puristi della serie e hardcore gamers. Chi invece è stato cresciuto a pane e CoD potrà storcere un po’ il naso di fronte a queste meccaniche di gioco e per la loro ripetitività: grandi zone da ripulire dai demoni evocati aventi grandezza crescente, esplorazione per la raccolta degli oggetti e spostamento verso l’area successiva con sezioni platform. Questo è DOOM ragazzi e che vi piaccia o meno è maledettamente divertente.

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Appassionato di videogiochi e console di ogni tipo, tecnologia ed informatica. Amante dei manga ed anime giapponesi, e della cultura nipponica in generale. Ha iniziato a videogiocare molto giovane prima con SNES e Game Boy, per poi passare a PlayStation. Da allora ogni genere di gioco lo ha sempre affascinato. Gli piace informarsi e tenere informati su questo fantastico mondo virtuale.