[Recensione] Fallout 76 – Il Fallout che non ti aspetti (ma è davvero un Fallout?)

fallout 76
Di Alberto "Seven" Baldiotti
22 novembre 2018

Una riflessione conclusiva: cosa rappresenta Fallout 76?

Riprendiamo, in queste righe conclusive, il messaggio che vi avevamo lanciato alla fine del paragrafo inerente alla trama. Prima di dare una sentenza definitiva su Fallout 76 ci siamo posti in particolare un paio di domande: cosa rappresenta Fallout 76 per il mercato odierno? Ma soprattutto, qual è l’approccio giusto per avvicinarsi a questo capitolo?

Non abbiamo usato la parola “capitolo” a caso nel corso di questa recensione e nella precedente riga, ma per creare una sorta di paradosso e sottolineare l’aspetto più importante di tutti. Fallout 76, a nostro modo di vedere, non va considerato come un nuovo capitolo della saga. Va preso piuttosto per quello che è: un sandbox qualsiasi, oltretutto mal realizzato e vuoto sotto ogni aspetto, che affida sé stesso al brand di Fallout (e in particolare a Fallout 4) per gettarsi nella mischia dei survival online. Fallendo, chiaramente, perché il divertimento della vera sopravvivenza non lo si sperimenta mai. Paragonato a qualsiasi MMORPG offre davvero poco di più: siamo abituati a vedere giochi di ruolo online free-to-play con trame banalissime e secondarie rispetto all’esperienza, e Fallout 76 se non altro riesce nell’intento di proporre qualcosina di migliore, senza comunque incidere.

fallout 76

In singolo il gioco è noioso come pochi, almeno allo stato attuale delle cose. L’intento di Bethesda era quello di coniugare il multiplayer ad una storia percorribile anche da soli. Peccato che non conceda praticamente mai l’occasione di riflettere sulle proprie azioni, sul compimento di una determinata quest, perché tutto consiste solamente nel perenne completamento di incarichi elementari e compiti ridotti all’osso.

Le cose cambiano (leggermente) in cooperativa, risultando molto più piacevole con un incentivo a collaborare per compiere determinate quest o per sconfiggere nemici potenti. In tutto questo l’unica cosa divertente è proprio l’interazione con i propri amici, spostando così l’attenzione su altri desideri: costruire la base più bella, sconfiggere un nemico ostico, fare rissa a suon di fucilate con altri giocatori e poco altro.

Fallout 76 è un bizzarro incrocio tra un sandbox, un battle royale (dominato da un PvP che funziona solo se ci si accorda, perché non si possono subire danni finché non si risponde al fuoco e comunque i giocatori sono sempre visibili sulla mappa) e un survival basato sul crafting. In poche parole è tutto ciò che offre il mercato dei grandi numeri (di oggi e degli anni scorsi) gettato in un calderone senza un preciso ordine.

Videogioco da evitare

PUNTI DI FORZA

  • L’Appalachia è un mondo interessante e variegato da esplorare
  • In cooperativa propone qualcosa di più succoso
  • E’ un progetto a lungo termine, dunque c’è tempo per mangiarsi molte delle parole spese
  • C’è una trama, e c’è una lore piuttosto complessa…

PUNTI DEBOLI

  • …peccato che la trama sia vuota, emotivamente inesistente a differenza degli altri Fallout: difetto amplificato dall’assenza di NPC
  • Gameplay trito e ritrito, riportato di peso da Fallout 4 pressoché senza variazioni
  • Missioni banali e incapaci di coinvolgere
  • Tecnicamente improponibile nel mercato odierno
  • Per poterlo apprezzare al meglio, non va considerato come un autentico Fallout

Chi scrive questa recensione è un appassionato di Fallout e ha sviscerato ogni singolo aspetto dei precedenti titoli della saga. Con estrema franchezza, devo ammettere che mi piange il cuore dover sconsigliare Fallout 76 al pubblico: ho fortemente creduto in questo progetto sin dall’annuncio, emozionandomi durante la conferenza di Bethesda all’E3 e seguendo tutto il percorso di comunicazione istituzionale svolto da Bethesda nel corso dei mesi.

E’ innegabile però che attualmente Fallout 76 soffre di una totale mancanza di personalità. Non è né carne né pesce: non propone nulla di effettivamente nuovo rispetto a Fallout 4, se non la possibilità di interagire con giocatori reali, che risulta utile solo nella misura di un divertimento “casinista” e nel completamento di missioni difficili. La trama sul piano emotivo non esiste, e viaggia sopra un triste binario di missioni senza alcun motivo di emozione, di volontà di portarle a termine, senza empatia e amore/odio verso il cammino che si percorre.

Non esiste coinvolgimento: ma allora, ci chiediamo, può chiamarsi Fallout un Fallout che non coinvolge? Non è tutto da buttare ovviamente: come già detto, Bethesda ha promesso un supporto costante e continuativo al gioco, introducendo nuovi Vault e nuove storie da portare a termine.

Il suggerimento che possiamo dare alla casa produttrice è di scrivere da zero nuove trame, inserendo se possibile NPC e cercando di configurare narrazioni in grado di dare il pathos che Fallout è riuscito a darci nel corso degli anni. Per il resto, per ora meglio guardare altrove, sia se si cerca un titolo a tema post-apocalittico, sia se si vuole provare qualche titolo multiplayer.

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Studente universitario e gamer nel tempo libero, la sua passione videoludica non ha confini. Questa passione nasce a 4 anni, quando si ritrova a giocare Doom II su un vecchio computer acquistato dal padre. Appassionato di giochi open-world e GDR, le sue pietre miliari sono le serie di Grand Theft Auto, Fallout e The Elder Scrolls. A fianco di ciò, la tecnologia e lo sport giocano un ruolo fondamentale nei suoi interessi, ed adora restare informato sulle ultime novità nei rispettivi settori.