[Recensione] God of War – Kratos è tornato

Di Andrea "Geo" Peroni
2 maggio 2018

L’E3 2016 di Sony iniziò in maniera a dir poco atipica. Un gigantesco teatro immerso nell’oscurità totale, una maestosa orchestra che intona un epico canto accompagnato da una melodia capace di far breccia nel cuore sin da subito. La musica si interrompe, lo schermo mostra le prime immagini. Un bosco innevato, un ragazzino con indosso una pelle di animale che lo protegge dal freddo, e una baritonale voce che lo chiama all’interno dell’abitazione in legno lì vicino. Dalla penombra spunta fuori la figura a cui appartiene questa voce, un uomo capace di far sobbalzare dalla sedia chiunque e di scatenare urla, deliri, lacrime in sala: Kratos. Kratos era tornato.

La storia del nuovo God of War inizia proprio quel giorno, quel 13 giugno 2016 nel quale Sony Santa Monica e Cory Barlog, impegnato a mostrare il live gameplay reveal del gioco, mostrarono per la prima volta la nuova incarnazione del Fantasma di Sparta. Sin da quelle prime sequenze di gioco, capaci di far cadere la mascella a chiunque le guardasse, si percepiva un’aria di cambiamento profondo, un rinnovamento su tutta la linea di quella che era ancora una delle IP più apprezzate di sempre in casa Sony. Dopo anni di sviluppo, di trepidante attesa e di speranze, il 20 aprile scorso God of War, titolo scelto per questa nuova iterazione del brand e non a caso, ha debuttato su PlayStation 4, a seguito di un plebiscito della critica nazionale e internazionale. A seguito di dibattiti, contestazioni popolari, discussioni e lamentele in merito a voti e giudizi di vario tipo che hanno coinvolto forum, social network e testate di tutti i generi, finalmente anche noi siamo pronti a dirvi la nostra su God of War nella nostra recensione. Quasi un peso, per come l’argomento viene sentito dalla fanbase e dalla community in generale, ma facile da reggere quando ci si trova di fronte a quello che può essere definito come un immenso capolavoro.

CI SONO CONSEGUENZE SE UCCIDI UN DIO

Anni dopo i fatti della Grecia, che portarono Kratos a compiere la sua vendetta contro l’intero Olimpo e a sterminare dèi e Titani lasciando il mondo nel caos, il Fantasma di Sparta ha cambiato vita. In questo momento Kratos cerca di essere, talvolta inutilmente, un uomo qualunque, immerso nel freddo Nord dove le creature magiche che lo popolano non conoscono nulla del suo sanguinoso passato. Nella sua piccola casa in legno nel bel mezzo della foresta vive insieme ad Atreus, giovane ragazzo dalle spiccate doti di guerriero che lui stesso sta addestrando, e alla moglie, la quale però è da poco deceduta nel momento in cui prendiamo le redini dell’ex-Dio della Guerra greco per iniziare quello che si rivelerà un grandioso viaggio. Le terre del Nord nascondono infatti ben più di un segreto. Luoghi lontani da quelli che conoscevamo, ma altrettanto magici, pericolosi, leggendari, popolati da mostri, creature e dèi che sembrano interessati alla vita del Fantasma di Sparta.

kratos god of war ps4

Un certo sconosciuto si presenterà alla porta di Kratos e Atreus, rivelandosi essere molto interessato a qualcosa legato al Fantasma di Sparta del quale sembra conoscere l’identità. Poco importa però, perché nonostante in Kratos scorra ancora la potenza e la forza di un dio, lo sconosciuto si rivela essere un avversario a dir poco temibile, tanto che padre e figlio si ritroveranno a dover fare i conti con numerosi imprevisti nel corso del loro viaggio, che in origine aveva solamente uno scopo: spargere le ceneri della moglie e madre dalla vetta più alta dei Nove Regni. In tandem con il figlio, pronto ad accogliere una pesantissima eredità della quale non sa nulla per volere del padre, Kratos si rimette in marcia, molti anni dopo le sue ultime sanguinose battaglie ma nuovamente pronto a dare tutto se stesso per raggiungere la tanto agognata meta, la quale deve per forza nascondere qualcosa se il volere della madre di Atreus si rivela essere così tanto difficile da rispettare. In un viaggio che da Midgard porterà la strana coppia in vari dei Nove Regni di Yggdrasil, percorreremo le magiche lande nordiche, solcheremo le limpide acque del Lago dei Nove che custodisce il Tempio di Tyr al cui interno si trova il Bifrost, e che nascondono il gigantesco Jormungandr, il Serpente del Mondo, oltre a spingerci verso Helheim, Alfheim e altri numerosi reami tutti da scoprire. Tutti da vivere e da esplorare, stando ben attenti ai pericoli che ivi si annidano e assimilando quanto più possibile sul nuovo mondo, ben lontano dalle storie che conosciamo ma che si rivela altrettanto interessante. I fan storici del brand saranno poi molto felici di sapere che i riferimenti al passato di Kratos non mancano, alcuni dei quali davvero inaspettati e incredibili. Eppure, il gioco può essere tranquillamente fruito anche da chi non ha mai avuto dimestichezza con la serie, pronto a mettersi in viaggio per la gloria del Fantasma di Sparta.

Ma la storia di questo nuovo God of War è molto più che un viaggio verso la meta di Kratos e Atreus. God of War è il racconto del rapporto tra un uomo, un padre con un oscuro passato che sta facendo ancor oggi ammenda degli errori della sua vita e tormentato dai suoi demoni, e un bambino, un giovane caratterizzato dalla tipica tracotanza della sua età, che lo fa sentire in grado di spaccare il mondo quando in realtà è ancora molto, molto fragile. God of War è un’emozione continua, una serie di rivelazioni che lasciano senza fiato il giocatore che si ritrova spiazzato di fronte a paesaggi, mondi, luoghi da visitare, mai stanco della campagna principale nelle circa 20 ore che servono per portarla a termine grazie ai ritmi elevati che solo quando sembrano essere arrivati ad una fase di stanca vengono stravolti e riportati in alto, quasi a volerci ricordare che con Kratos non possiamo mai aspettarci nulla di scontato. God of War è, narrativamente parlando, un capolavoro, una storia perfettamente scritta e raccontata, che sfrutta con decisione il nuovo setting imposto dalla mitologia nordica ma che non si allontana dai canoni classici, dalla brutalità che ha sempre contraddistinto la serie anche in termini di scene e avvenimenti forti da digerire. Una storia che vuole rispondere ad una delle domande che spesso vengono in mente ad un appassionato di videogiochi quando rivanga la propria esperienza e i propri miti: cosa succede se sposto il protagonista di un’opera dal suo habitat naturale? Parecchie cose, a giudicare da ciò che Sony Santa Monica ci ha alacramente raccontato, e che ci porta ad una conclusione fondamentale: c’è ancora tanto da raccontare, là fuori. La storia di Kratos non è finita come qualcuno pensava, e anzi il Fantasma di Sparta è più attivo che mai.

UN MONDO TUTTO DA SCOPRIRE

A partire dalla foresta in cui Kratos e Atreus vivono, la storia di God of War ci spinge a vedere tutto quello che ci è dato scoprire in questa nuova iterazione del franchise. Allontanandosi dai canoni tipici della serie, il gioco si prodiga, riuscendoci, nel tentativo di proporre un grande mondo, concetto completamente estraneo per il passato della serie che conosciamo ma che si è adattato a meraviglia al nuovo concept dietro a God of War. Non parliamo di un (ennesimo) open world, in questo caso, ma possiamo considerarlo come qualcosa che si avvicina molto a quel concetto, mascherando i sentieri guidati in aree solo apparentemente immense da esplorare. Il gioco mantiene i suoi tratti principali di action adventure fortemente story driven, dove gli avvenimenti convogliano i due protagonisti lungo una prefissata direzione per lunghi tratti, ma spesso viene scelto di lasciare la libertà di decisione al giocatore. Dal Lago dei Nove è possibile infatti accedere a numerose aree extra, zone che non visiteremo durante il corso degli avvenimenti e soprattutto nuovi regni come Muspellheim e Niflheim, sbloccabili sul Bifrost solo dopo aver aiutato Atreus a conoscere quanto basta sulle rune di quei mondi e aver capito come si apre il passaggio tra i mondi.

Accompagnati dalle parole e dalle leggende narrate dal sempre interessante Mimir, il gigante che farà da Cicerone del mondo della mitologia norrena in questa nostra nuova grande avventura, veniamo letteralmente spinti a controllare ogni anfratto delle acque di Midgard a bordo della nostra piccola imbarcazione, altro elemento di novità, e a cercare qualsivoglia tesoro o oggetto particolare che potrebbe esserci utile in questo pericoloso mondo. Capiterà spesso di imbatterci in, ad esempio, spiriti in cerca di redenzione e che promettono una ricompensa a Kratos se verranno aiutati a fare ciò che non sono riusciti, personaggi in eterna lotta con gli dèi che si dimostrano essere non sempre benevoli con gli uomini e più interessati alle proprie questioni che a quelle dei mortali, o ancora pericolosi draghi da liberare che custodiscono un immenso tesoro. Le attività secondarie di God of War vengono perfettamente contestualizzate, legate a doppio filo con le vicende della storia e con la ricerca di maggiore potere da parte del giocatore.

Saranno infatti spesso anche i fratelli Brok e Sindri, i due celebri nani forgiatori di straordinarie armi e stranamente interessati alla poderosa ascia Leviatano in mano al Fantasma di Sparta, a chiederci di fare tappa in determinati luoghi colmi di oscurità e di pericoli, a caccia di manufatti perduti e rarissimi oggetti dallo spiccato potere, tutto in cambio di una succosa ricompensa come la possibilità di aumentare la forza del nostro equipaggiamento o l’efficacia di determinate armi in combattimento. Ma su questo argomento torneremo successivamente, quando discuteremo del combat system e dell’intero apparato di gioco legato a Kratos. Ci limitiamo, per il momento, a sottolineare nuovamente come l’impatto d’insieme della costruzione del gioco a livello esplorativo sia esaltante a dir poco, ampliato su quella che sembra essere la conclusione di tutto grazie ad una serie di attività endgame senza precedenti nella storia del franchise. Tutto viene pensato per spingere il giocatore a superare i suoi limiti concettuali di un tipico God of War, grazie inoltre ad una costruzione esemplare degli ambienti di gioco e alla spiccata sensazione che pervade la mente del giocatore di trovarsi di fronte a qualcosa di totalmente estraneo e magnifico, che lo invoglia a prendersi parecchie pause dalla storia principale per andare a vedere da vicino quella statua, quella montagna, quel ponte, quella foresta. Non fate l’errore di ritenere God of War terminato una volta raggiunti i titoli di coda, perché potreste fare l’errore peggiore. Il gioco ha tanto da offrire, prima, durante e dopo il viaggio di Kratos e Atreus, e sarebbe un peccato perdersi tutto questo, che porta la longevità ad un altissimo livello concedendo almeno altre 15-20 ore di permanenza nei Nove Regni di Yggdrasil. God of War si rivela essere qualcosa di completamente nuovo anche sotto questo aspetto, senza dimenticare però del cambio che ha coinvolto globalmente il combat system del gioco.

TUTTO UGUALE, TUTTO DIVERSO

A partire dal setting e dal concept di gioco, come avrete ormai capito e come scoprimmo già dai tempi del reveal all’E3 2016, il nuovo God of War rivoluziona completamente la serie. Una rivoluzione che non potrebbe essere tale se non avesse toccato l’elemento forse più importante dell’intera epopea di Kratos, il combat system, sempre frenetico, sanguinoso e sempre pronto a rinnovarsi e ad espandersi grazie alle novità che venivano introdotte nel corso della storia. Seppur occorra parlare di un gameplay completamente nuovo, questo è incredibilmente vicino a quello dei classici titoli della serie, in modi che forse neanche potete immaginare.

god of war ps4

La telecamera, prima fissa in un determinato punto e che offriva la visione d’insieme dell’intera arena di combattimento, si ritrova ora alle spalle di Kratos, e potrete farci l’abitudine sin dai primi minuti di gioco che possiamo considerare un piccolo tutorial per apprendere le meccaniche di base. Situata a breve distanza dal Fantasma di Sparta, l’impatto della telecamera può essere disorientante all’inizio ma si adatta alla perfezione al nuovo contesto di gioco col passare del tempo, lasciando al giocatore tutti gli strumenti per capire pienamente il combattimento grazie agli indicatori posti intorno a Kratos che si attivano nel momento in cui un nemico si avvicina o sta per lanciare un attacco a distanza, cosa della quale potrebbero avvertirci anche Atreus e Mimir se prestiamo attenzione alle loro parole. Naturalmente non cambia solamente la visuale nel rinnovato comparto di God of War, ma anche le basi del combattimento. Kratos è equipaggiato dell’ascia da guerra Leviatano, una potente arma forgiata dai nani Brok e Sindri dotata del potere del ghiaccio, che fornisce capacità uniche e da saper sfruttare a dovere. Oltre ai tipici attacchi fisici ravvicinati, l’ascia da guerra offre infatti una serie di tecniche di assalto differenti e da adottare al contesto. Capace di tornare tra le mani di Kratos con la semplice pressione del tasto Triangolo, il Leviatano può essere lanciato dal protagonista per trafiggere un nemico lontano e congelarlo temporaneamente – oppure eliminarlo, se si rivela essere un rivale di scarsa caratura – lasciandoci armati dei poderosi ganci destri e sinistri di Kratos che, nel caso in cui riescano ad essere abbastanza per stordire le creature nemiche, portano alle cruente fatality. Prive totalmente, o quasi, e fortunatamente dei Quick Time Event, rimossi in larga parte e lontanissimi dalla presenza in massa come avveniva in precedenza. Rimangono però alcuni elementi del passato, come la parata e conseguente contrattacco col giusto tempismo, questa volta però affidati allo scudo in dotazione a Kratos.

E così, tra un Draugr selvatico, un Incubo pestifero e una fastidiosissima Rediviva, per la quale serve appoggiarsi al sempre utile Atreus, i combattimenti sono sempre ricchi di azione e adrenalina, spesso difficoltosi ai primi impatti viste le grandi novità ma con meccaniche ben studiate che divengono famigliari lungo il viaggio. Imparerete ad esempio a sfruttare con dovere le abilità del ragazzo, non un corpo estraneo all’azione come poteva essere una Ellie di The Last of Us o un’accoppiata spesso inutile di Paperino e Pippo in Kingdom Hearts, ma un elemento importante dell’azione che agisce di testa propria ma sempre pronto a rispondere ai nostri comandi, un sofisticato comprimario che in alcuni casi si rivela essere fondamentale per superare i combattimenti. Nel caso delle Redivive, ad esempio, se Atreus riesce a colpire con il suo arco il corpo dell’essere infernale, questi rimane stordito e vulnerabile per qualche prezioso secondo, quando invece in precedenza era capace di smaterializzarsi di continuo per evitare i nostri fendenti.

Se però pensate che gli attacchi del Leviatano e quelli di Atreus siano gli unici elementi del combat system di God of War, certamente più lento e riflessivo che in passato ma non per questo mal realizzato, vi sbagliate di grosso. Senza rivelarvi troppo, gli avvenimenti della storia porteranno a evidenti stravolgimenti anche nel gameplay, introducendo meccaniche di combattimento completamente nuove oppure, che si ripercuotono poi sul corposo endgame. Grazie a questo ma non solo a questo, Kratos si prodiga nella ricerca di materiali rari per forgiare modifiche per il Leviatano, che col passare del tempo diventa un’arma sempre più forte. Un’altra delle novità studiate per il nuovo corso di God of War è proprio quella del sistema di progressione delle armi, che grazie a Brok e Sindri vengono più o meno costantemente migliorate ma che possono essere portate a livelli ancor più alti di potenza solo grazie ai nostri sforzi e ai viaggi che compiamo: più è pericoloso il luogo da visitare, più alta sarà la ricompensa, come è da sempre nei videogiochi, e God of War non fa eccezione. La possibilità di eseguire upgrade dell’arma non influenzerà solo la pura potenza, ma anche altri parametri come vitalità o impatto delle rune, magici oggetti o incantesimi da incastonare nel Leviatano e anche nell’armatura in possesso di Kratos per esibirsi in suntuose combo che ci ricordano i bei tempi andati del Fantasma di Sparta. E ancora, l’albero delle abilità, completabile con i punti esperienza accumulabili dall’uccisione di nemici e dal completamento delle missioni, offre maggiore varietà al combattimento, una nuova serie di attacchi e soprattutto una gran varietà, anche se vi confidiamo che risulta difficile ricordare a memoria ogni singolo attacco di cui Kratos dispone vista la vasta scelta. È molto probabile che imparerete ad affidarvi ad una piccola serie di attacchi utili, che testerete voi stessi nel prosieguo dell’avventura, senza però dimenticare che migliorare il proprio equipaggiamento è fondamentale.

E così, mentre scaliamo le alte vette di Midgard o esploriamo il lago di Alfheim a caccia di Elfi Scuri da fare brutalmente fuori, ci capita di imbatterci in fortunosi scrigni contenenti materiali utili per il crafting come Argento e Oro di Aegir o direttamente bracciali, corazze e quant’altro per migliorare di volta in volta le statistiche di Kratos, in attesa di imbatterci con qualcuno dei boss più pericolosi della storia principale o di quelli ancor più temibili tra le fila dei contenuti secondari, da fruire dal primo all’ultimo se volete per godere del gioco nel suo insieme. A tal proposito, per la prima volta nel corso di questa recensione ci sentiamo in dovere di toccare un tasto dolente per il nuovo God of War. Le spettacolari, cinematografiche e indimenticabili boss fight degli ultimi titoli della serie, come il combattimento tra Kratos e Poseidone all’inizio di God of War III o quello conclusivo del dimenticabile Ascension, sono purtroppo solo un lontano ricordo per questa nuova iterazione del brand targato Santa Monica. Gli scontri con i nemici più pericolosi e potenti si rivelano spesso privi del mordente e dell’ispirazione di cui sopra, passando nel dimenticatoio troppo spesso e sovrastando in numero le boss fight davvero indimenticabili. Al netto di questo, però, l’intera ridefinizione del gameplay e del combat system funziona come mai ci saremmo aspettati prima di mettere le mani sul gioco. L’incredibile affinità tra padre e figlio rappresenta un connubio perfetto per il brutale combattimento messo in scena dai ragazzi di Barlog, capace di dare vita ad un rinnovamento totale senza sbavature di alcun tipo.

METICOLOSO E MAGNIFICO

Sin dal momento in cui imbracciamo la scure per tagliare l’albero oggetto del primissimo compito del gioco, l’intero ambiente si dimostra come un’opera magnifica, un incredibile esempio di un comparto artistico e audiovisivo curato sotto ogni minimo aspetto al fine di erigere un titolo di proporzioni mastodontiche. Gli ambienti di gioco sono costruiti in maniera esemplare, mascherando quanto basta il concetto di open world che God of War non vuole essere ma vuole dissimulare, e appaiono ai nostri occhi come rinascimentali quadri che mettono in mostra quanto di più bello visto fino ad oggi perlomeno su console. L’impatto visivo su PlayStation 4 è grandioso, quello su PS4 Pro è ancor più imponente sul fronte della definizione, ma anche la versione base della console Sony si difende a testa altissima grazie ad un lavoro certosino che non ha voluto trascurare neppure un aspetto del gioco. Dal Tempio di Tyr fino al maestoso lago di Alfheim teatro delle lotte tra gli Elfi, dalle mortali isole che costituiscono il regno di Hel fino alle infuocate distese di Muspellheim, ognuno degli ambienti che vediamo ci rimane impresso nella mente. E la cosa si ripete anche con i modelli dei personaggi, Kratos e Atreus su tutti naturalmente, ma sul fronte della varietà ritroviamo qualche pecca nei nemici. Splendidamente disegnati, molti di essi si ripetono eccessivamente nel gioco con poche variani (esistono ad esempio molti tipi di Incubi, tutti un more of the same durante i combattimenti), e qualcosa in più soprattutto per caratterizzare al meglio i vari reami non avrebbe guastato. Si nota ad esempio una fondamentale differenza tra Alfheim, quasi un mistico luogo dove i fastidiosi Elfi Scuri volanti stanno dando parecchio filo da torcere agli Elfi Chiari, e altri reami, dove ritroviamo sempre Draugr, Troll e altri nemici ricorrente.

Adattandosi alla perfezione ad ogni momento in cui viene chiamata in causa, la colonna sonora composta da Bear McCreary è fatta di suoni forti, soavi, melodie ricorrenti, penetranti allo stesso modo del brano d’esordio del gioco all’E3, con il profondo coro ad accompagnare le note musicali. Così come i suoni delle sferzate dei Leviatano penetrano nell’orecchio come nei corpi dei nemici, anche il doppiaggio italiano – ora Kratos passa a Pierluigi Astore che presta la sua voce al Fantasma di Sparta dopo lo storico Marco Pagani – rende una grandiosa giustizia al lavoro dei doppiatori originali, pur perdendosi più di una volta a causa di musiche troppo alte che sovrastano le parole dei protagonisti.

PUNTI DI FORZA

  • Una storia grandiosa
  • La brutalità di God of War è rimasta intatta
  • Combat system avvincente e game design eccellente
  • Longevo e ricco di attività extra
  • Comparto tecnico e artistico da urlo

PUNTI DEBOLI

  • Qualche riciclaggio di troppo tra i nemici
  • Boss fight meno epiche del passato

Come sempre in sede di recensione, abbiamo analizzato oggettivamente ogni aspetto del gioco, nel tentativo di scovare anche il più piccolo dettaglio che possa essere considerato un pericoloso nemico durante l’esperienza tra i Nove Regni. Ma al netto delle boss fight sicuramente meno incisive rispetto al passato e ad un reiterato utilizzo di alcuni nemici in più aree di gioco, God of War è indissolubilmente, indubitabilmente, inoppugnabilmente un capolavoro, l’esclusiva PlayStation 4 più importante tra tutte in questo momento e un titolo che non può e non deve mancare nella libreria di nessun giocatore. La rivoluzione del franchise, necessaria secondo chi scrive, ha toccato ogni aspetto del gioco, dal setting spostato tra i fiordi del Nord e la mitologia di Thor e Odino al gameplay, riscritto completamente da capo. Il possibile scetticismo iniziale era ben comprensibile, considerando l’impatto e il successo di una IP come God of War che si ritrova a che fare con un reboot creativo totale. Ma lo scetticismo viene totalmente superato e soppiantato da questa mastodontica opera messa in scena da Sony Santa Monica, che deve essere goduta dal primo all’ultimo secondo. Un action adventure di altissimo livello, forse poco innovativo sul panorama videoludico ma che non disdegna qualche piccola ma geniale intuizione. Opera imprescindibile per un appassionato, e ora fioccano le prime domande: a quando il sequel?



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.