[Recensione] L.A. Noire – Il braccio violento della legge in 4K

Di Andrea "Geo" Peroni
19 novembre 2017

Esistono videogiochi mediocri dal successo inspiegabile, ed esistono videogiochi incredibili inspiegabilmente privi di tale successo. Un esempio di quest’ultima categoria? L.A. Noire, thriller investigativo partorito da Team Bondi poco prima della sua chiusura e dimostratosi essere, nella sua uscita datata 2011, quasi un capolavoro. Il gioco, divenuto realtà solo dopo il provvidenziale intervento di Rockstar Games nel salvare la software house sulla via del fallimento, è stato da pochi giorni protagonista di una ormai classica opera di rimasterizzazione, arrivando a portare il titolo anche su Switch e a fargli godere dei benefici tecnologici di PlayStation 4 Pro e Xbox One X per quanto riguarda il 4K e l’HDR. In questo affollatissimo 2017 che ha rappresentato un’annata da ricordare per i videogiochi, L.A. Noire tenta di farsi nuovamente strada, puntando ad una precisa fetta di pubblico e tastando evidentemente il terreno per valutare il da farsi sul futuro. Consci dello splendido titolo già assaporato su PS3, abbiamo avuto l’occasione di provarlo a fondo anche su PS4 (e PS4 Pro) per verificare di persona lo stato di salute del gioco e le migliorie che sono state apportate. Il risultato è eccellente, e L.A. Noire si dimostra un gioco ancora largamente apprezzabile nonostante i 6 anni sulle spalle.

Versione provata: PlayStation 4 Pro e PS4.

LA SOTTILE LINEA ROSSO SANGUE

Mentre molti si aspettavano una rimasterizzazione sulla generazione attuale di console di Red Dead Redemption vista l’imminente uscita del sequel, o addirittura di GTA IV, Rockstar Games ha deciso di provare a rilanciare un titolo che nella sua storia ha raccolto molto poco rispetto a quello che si meritava. L.A. Noire fu probabilmente vittima della sua stessa particolarità, e del fatto che un gioco con il logo della grande R di Rockstar sulla confezione veniva additato come un action con alcuni elementi imprescindibili: violenza, open world, furti, crimini, e così via. E invece il gioco di Team Bondi non è niente, o quasi, di tutto questo. Ambientato nella Los Angeles degli anni ’40, poco dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale, L.A. Noire è infatti un thriller poliziesco a tutti gli effetti, che vede il giocatore e il protagonista, l’agente e poi detective Cole Phelps, impegnato a risolvere crimini in tutta la città. Un valoroso soldato, che al rientro in America ha deciso di continuare la sua carriera tra le forze dell’ordine nelle strade della Città degli Angeli, nella quale il crimine serpeggia e dove qualcosa di grosso si sta muovendo dietro le quinte.

Ogni caso di L.A. Noire è pensato per essere un’esperienza a parte, un’indagine ben precisa le cui finalità dipenderanno anche dal reparto operativo nel quale Cole, col proseguire della storia, verrà inserito. Ma anche in L.A. Noire, nonostante una natura palesemente episodica del suo single player che non lascia molta libertà creativa o svaghi al giocatore, esiste una sottile linea rossa da seguire, una serie di piccoli e ben celati indizi attraverso i quali possiamo farci un’idea di che cosa ci aspetta nel futuro, quasi come se ci trovassimo in una serie TV che all’interno di ogni puntata si concentra sul proprio tema lasciando però presagire allo spettatore che il vero motivo per il quale stiamo seguendo da vicino il detective Cole è un altro. In questo senso, i casi aggiunti tramite DLC assumono un contorno definitivamente differente. L’edizione remastered di L.A. Noire presenta infatti anche tutti i 4 casi inseriti come DLC all’epoca del lancio del gioco (Un piccolo lapsus, La città nuda, Nicholson Electroplating, Un mare d’erba), i quali sono stati perfettamente integrati all’interno del continuum della storia ma al cui interno si nota una certa nota di divagazione. Nei casi filler, se così vogliamo definirli, la storyline principale non è minimamente (e giustamente, vista la loro funzione originaria) accennata, e questo può far indispettire il giocatore voglioso di arrivare  più velocemente alla conclusione di tutto.

Ogni indagine di Cole viene contraddistinta da tre fasi principali. La prima consiste nello studio della scena del crimine, la seconda nell’indagine vera e propria e la terza rappresenta la conclusione del caso, con il sospettato che viene finalmente arrestato o per il quale viene riservato un futuro ben peggiore. Tutte le azioni, le intuizioni e i risvolti delle indagini dipendono esclusivamente da noi, dalla nostra voglia di scoprire ogni minimo indizio della scena del crimine, e di riuscire a collegare tutte le tessere del mosaico. Non un’impresa facile, e neppure immediata, perché sebbene le prime ricerche siano semplici e guidate dal gioco, quelle successive si riveleranno via via più complicate, contraddistinte anche da risvolti inaspettati e con indizi che si possono riscontrare in luoghi impensabili, facendo capire al giocatore che ogni minimo oggetto, parola o luogo rappresentano un elemento imprescindibile per arrivare alla conclusione dell’indagine. Fortunatamente, sarà anche possibile riprovare dall’inizio un caso, alla ricerca della perfezione finale che viene rappresentata dalle 5 stelle attribuiteci al termine delle indagini.

Il nostro intuito sarà poi messo a dura prova anche dalle fasi più delicate, quelle degli interrogatori, dove Cole deve catalogare tutte le informazioni raccolte e incastrare il vero colpevole. Il team di sviluppo di L.A. Noire fu uno dei pionieri dell’uso massiccio della motion capture, che riveste un ruolo fondamentale proprio nella fase degli interrogatori dove le espressioni dei personaggi  servono a capire quanto questi stanno nascondendo qualcosa, mentendo o dicendo la verità. Non sempre questa operazione sarà automatica, ma dopo aver compreso i meccanismi tutto verrà più naturale, anche grazie ad alcune espressioni facciali volutamente esagerate dal team di sviluppo in fase di sistemazione del motion capture per meglio adattarsi al concetto del gioco. Espressioni forse, anzi sicuramente, innaturali, ma necessarie per la miglior fruizione possibile del gameplay.

INDAGINI IN ALTA DEFINIZIONE

Della straordinaria MotionScan dell’epoca, però, l’operazione di rimasterizzazione non è riuscita a salvare tutto. Spesso sarà possibile notare, specie nel momento in cui vengono accentuate le espressioni facciali degli interrogati in modo tale da carpirne le intenzioni, una sorta di stiramento delle texture della pelle, con la conseguente sgradevole sensazione di avere di fronte degli agglomerati di gomma piuttosto che personaggi replicanti in tutto e per tutto le fattezze originali degli attori, tra i quali figurano nomi del calibro di John Noble (Fringe, Sleepy Hollow, Il Signore degli Anelli) e Aaron Stanton (Mad Men), che interpreta proprio il protagonista Cole. Intendiamoci, il gioco è godibile in ogni modo anche con questi disguidi tecnici, e gli interrogatori sono comprensibili anche oggi così come ieri, ma i segni del tempo vengono acuiti proprio in questi caso.

L.A. Noire non è mai stato così bello.

Sul restante fronte tecnico rimasterizzato, invece, L.A. Noire si dimostra protagonista di un’ottima prova. Dopo aver giocato circa una decina di ore su PlayStation 4 Pro e aver ammirato la sua risoluzione in 4K (che si trova anche su Xbox One X a differenza dei 1080p su PS4 e Xbox One), siamo rimasti ammaliati dalle texture migliorate di auto, edifici, strade, paesaggi e indumenti, legate poi ad un sistema di illuminazione tutto rinnovato che rende l’esperienza più naturale rispetto a prima. Con l’ausilio delle nuove tecnologie, LA Noire riesce a mostrare ancora i suoi denti e il suo valore a 6 anni di distanza, ma la sua età purtroppo si fa sentire nel momento in cui entra in scena la componente più action del gioco, quando cioè siamo costretti a inseguire sospettati o a prendere la pistola e iniziare a fare fuoco. Le animazioni, così come la risposta dei comandi e la loro precisione, non sono sempre perfette, e se potevano andare bene in passato non fanno una buona impressione oggi. Del resto, Rockstar Games si è preoccupata solamente di rimodernare l’apparato tecnico di LA Noire, senza badare a ricostruire la motion capture da capo o modificare i meccanismi di movimento dei personaggi, o inserire nuove meccaniche di gioco e novità (tralasciando i superflui nuovi collezionabili, un’inezia, e le due inedite visuali cinematografiche per le scene del crimine). Una semplice remastered, come già lo fu quella di GTA 5 al passaggio tra le due generazioni. In quel caso però le introduzioni furono più ampie, mostrando ad esempio una los Santos più viva e attiva. La Los Angeles del 1947 di L.A.  Noire, invece, è rimasta totalmente immutata.

Se siete curiosi di vedere in prima persona le differenze tecniche, vi lascio di seguito un video del canale YouTube Candyland che mette in mostra le versioni PS3, PS4, PS4 Pro e Switch.

Una lode va sicuramente attribuita al comparto sonoro, con musiche che si integrano alla perfezione con l’epoca dell’ambientazione ed effetti sonori d’aiuto nel corso delle indagini per far restare il giocatore sempre sull’attenti. Il doppiaggio è rimasto su livelli altissimi, proprio come ce lo ricordavamo. Spendiamo infine qualche parola sulle altre versioni della rimasterizzazione. La versione Switch, in 720p in modalità portatile e 1080p su TV, ha poco da invidiare alle altre controparti, se non naturalmente una risoluzione più bassa e colori più spenti nel momento in cui la potenza di PS4 Pro e Xbox One X si fa sentire sfruttando L’HDR. Le versioni di base di PS4 e Xbox One, infine, offrono notevoli miglioramenti rispetto all’edizione originale del titolo, ma inferiori come era ovvio pensare alle loro sorelle mid-gen da poco uscite. Inspiegabile, invece, la scelta di modificare le tre scelte durante i dialoghi con i sospettati su Switch, che risultano poco comprensibili per il giocatore: Bad Cop o Good Cop sembrano le due facce della stessa medaglia, quando invece indicano rispettivamente due concetti ben differenti. Nel primo caso il detective dubita della sincerità del sospettato, nel secondo siamo invece certi della sua testimonianza.

PUNTI DI FORZA

  • A. Noire più tutti i DLC a prezzo budget
  • Il restauro tecnico è stato ottimo

PUNTI DEBOLI

  • I casi dei DLC sono molto distaccati dalla storia
  • Nessun contenuto inedito di spessore
  • Si notano alcuni difetti visivi dovuti al tempo

L.A. Noire non è mai stato così bello. Cole Phelps e le sue bistrattate indagini, un per poco mancato capolavoro nel 2011, si ripresentano quest’anno su PS4, Xbox One e Switch per cercare nuova giustizia, e lo fanno nel migliore dei modi. Una rimasterizzazione completa del titolo originale, con migliorie tecniche sotto ogni punto di vista ma che presentano anche qualche visibile difetto, dovuto ovviamente agli anni che il gioco si porta dietro. Ma ad un prezzo budget di circa 40 euro, per l’esperienza originale completa di tutti i DLC integrati alla perfezione con la storyline principale, L.A. Noire è un gioco che non deve sfuggirvi nel caso in cui ve lo siate persi nella passata generazione. La sua vena poliziesca thriller, con la spiccata investigazione e studio del caso lasciati al giocatore, viene resa alla perfezione nel 1947 immaginato da Team Bondi, un’epoca dove alcune tematiche, ci dispiace dirlo, risultano ancora oggi terribilmente attuali.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.