Recensione Lantern – Il colore della tranquillità

Lantern Recensione
Di Diego "Lanzia" Savoia
27 novembre 2016

Più che un vero e proprio gioco, la recensione di oggi riguarda un’esperienza videoludica rilassante e piacevole, che ci allontana per un momento dalla frenesia e dall’azione della stragrande maggioranza dei titoli in circolazione. L’italianissimo studio Storm in a Teacup non è nuovo alla creazione di particolari esperienze ludiche legate in particolar modo al campo visivo, e con Lantern è riuscito a plasmarne una capace di infondere un senso di calma e positività nel giocatore, dando origine ad un’atmosfera di pura distensione.

Diversi aspetti in Lantern contribuiscono alla creazione di questa particolare atmosfera: possiamo ben dire che alla base dell’esperienza rilassante sono presenti le meccaniche di gioco. Nel dettaglio, prenderemo il controllo del vento per portare l’emblematica lanterna rossa in giro per i quattro mondi giocabili, i cui nomi corrispondono alle quattro stagioni. Proprio l’immedesimarsi in questa leggera brezza fa sì che i movimenti siano fluidi e morbidi, infondendo così nel giocatore un senso di tranquillità inimmaginabile in titoli di altro genere. Purtroppo un primo approccio con il sistema di movimento potrebbe risultare difficoltoso, portando la lanterna a schiantarsi contro i vari oggetti presenti: dopo qualche minuto di pratica, però, diventeremo veri padroni del vento e sapremo spostare la lanterna a dovere. Come consigliano gli sviluppatori sulla pagina Steam, è consigliato l’uso di un controller, che rende il tutto molto più semplice e ancora più fluido rispetto all’utilizzo di mouse e tastiera. L’importante è non confondersi e ricordarsi sempre che stiamo comandando il vento, e non la lanterna!

Lantern

Non appena si prende piena dimestichezza con i controlli di gioco, può iniziare l’avventura: è allora che cominciamo ad intravedere il messaggio che Lantern ci vuole trasmettere.

Le varie e brevi cutscene a cui assistiamo non sono parlate ma lasciano trasparire via via il significato del nostro viaggio, fatto di colori e musica accompagnati sempre da un’infinita dolcezza dei movimenti.

Il mondo è diventato grigio e immobile a causa dell’infelicità della principessa, sola e senza amore: il compito della lanterna diventa quindi quello di illuminare nuovamente il mondo, restituendogli colore e gioia.

Ecco allora che il tutto assume innumerevoli significati metaforici: la lanterna rappresenta la felicità, l’amore e la forza capace di donare un nuovo volto al mondo cupo e triste. Ma a poco a poco, durante il nostro viaggio, scopriamo che al passaggio della lanterna le case e i ponti vengono ricostruiti, e i mulini a vento tornano a funzionare: la lanterna può quindi rappresentare la forza di volontà, di mettersi in gioco per creare e sistemare un mondo ormai abbandonato a sé stesso e corrotto. E ancora, vediamo la lanterna assumere i caratteri illuministi del lume della ragione, capace di far comprendere una realtà oscura ai più dandole significato (e quindi colore) solo dopo la nostra analisi (e quindi il nostro passaggio). Potremmo elencare molti altri significati che ci sono saltati alla mente durante la prova di Lantern, che nella sua semplicità nasconde una profondità immensa e varia.

Lantern

La struttura di Lantern, come abbiamo detto, si basa sulla suddivisione in quattro mondi legati alle rispettive stagioni: in questo modo percorreremo ambientazioni completamente differenti tra loro, seppur accomunate sempre da elementi riconoscibili come abitazioni, ponti e fiaccole. Ogni mondo ha un’atmosfera propria, che rimanda immediatamente alla stagione corrispondente: i vari mondi sono anche abbastanza vasti, calcolando che dobbiamo ricoprirli di colore da cima a fondo con la nostra lanterna, ma non abbastanza. L’avventura di Lantern registra infatti una durata di 2-3 ore, diventando pure, se vogliamo, leggermente monotona già durante il terzo mondo: dobbiamo però considerare che si tratta, come già detto, di un’esperienza più che un vero e proprio videogioco classico. Possiamo perciò paragonarlo a titoli quali Journey che, nella loro breve durata, offrono particolari esperienze (specialmente visive): insomma, l’avventura è breve e sarebbe potuta essere articolata con qualche variante, ma stiamo parlando di titoli studiati appositamente per le sensazioni che generano, e per questo in parte giustificati.

Nel corso del gioco siamo accompagnati da musiche dai richiami asiatici ed effetti sonori studiati appositamente che, nel complesso, contribuiscono alla creazione di quell’atmosfera di calma e rilassamento di cui abbiamo già parlato; anche le forme degli oggetti e delle costruzioni presenti, tonde e mai spigolose, fanno da contorno all’armonia generale dei quattro mondi. Sorvolando la natura e gli agglomerati di abitazioni con la nostra lanterna scopriamo la libertà di movimento, e al tempo stesso coloriamo il mondo circostante che diventa mano a mano sempre più riconoscibile: in questo Lantern si configura come un gioco adatto veramente a chiunque, anche ai più piccoli. La mancanza di nemici, l’atmosfera positiva e tranquilla, il fatto di dover colorare (come usando dei pennarelli) gli elementi che ci circondano garantiscono infatti una buona giocabilità senza troppi intoppi. Sfortunatamente è possibile incappare in qualche bug durante il percorso, facendo rimanere bloccata la lanterna e impedendo di procedere, costringendo quindi a dover ripartire dall’ultimo mondo iniziato: si tratta però di rari casi che, dopo un riavvio, non si dovrebbero più verificare e permettono di procedere tranquillamente.

PUNTI DI FORZA

  • Esperienza rilassante e positiva
  • Adatto a chiunque, anche ai più piccoli
  • Semplice ma originale nel suo genere

PUNTI DI DEBOLEZZA

  • Sistema di movimento difficoltoso nei primi minuti di gioco
  • Esperienza monotona e ripetitiva dopo poco tempo
  • Piccoli e rari bug

recensioni_consigliato

In conclusione, Lantern si configura come una vera e propria esperienza videoludica capace di rilassare il giocatore: gli obiettivi prefissati dagli sviluppatori di Storm in a Teacup sono quindi stati raggiunti. Detto questo, il titolo ci ha entusiasmati per la sua (solo apparente) semplicità e originalità, ma il fervore non è durato molto: l’avventura diventa monotona e ripetitiva seppur nell’atmosfera di tranquillità generale, al contrario di ciò che accade in altri titoli dello stesso genere. Si tratta comunque di un gioco consigliato, giocabile la prima volta con curiosità e poi per il puro scopo di rilassarsi godendosi il mondo che prende colore, ancora meglio se con un visore di realtà virtuale.



Appassionato di tutto ciò che riguarda la tecnologia, il suo interesse spazia in particolare nel mondo dei videogiochi e dell'informatica. Ama ogni genere videoludico, ma predilige i giochi d'azione e le avventure grafiche.