Recensione Lemuria: Lost in Space – Una misteriosa passeggiata nello spazio

Recensione Lemuria Lost In Space
Di Diego "Lanzia" Savoia
15 marzo 2017

Viaggi spaziali? Battaglie galattiche? Macché, buttiamoci a capofitto nel mistero di una navicella danneggiata e senza equipaggio. Così si presenta Lemuria: Lost in Space, l’avventura punta e clicca del polacco EJR Team che uscirà il 17 Marzo 2017 su PC e che abbiamo avuto modo di provare in anteprima. Nella nostra esplorazione vestiremo i panni di Abrix, un robot con intelligenza artificiale capace di resistere a condizioni ambientali estreme. Il nostro compito è quello di esplorare la navicella Lemuria 7, riapparsa nel sistema solare dopo quasi 70 anni, con vari danni e senza alcuna traccia dell’equipaggio. Insomma, un mistero molto fitto su cui dovremo far chiarezza proprio nel corso dell’avventura, spostandoci all’interno delle oltre 100 stanze dell’astronave.

Inizialmente ci troveremo spaesati, ma grazie ad un non breve ma essenziale tutorial avremo in mano la situazione e saremo pronti all’esplorazione. Abrix è un robot capace di muoversi attraverso le stanze, aprendo e chiudendo porte all’occorrenza. Il primo aspetto che salta all’occhio è proprio il sistema di movimento, estremamente lento e bloccato: non possiamo infatti muoverci in ogni direzione, ma solo cliccando in specifiche aree e attendendo lo spostamento automatico del personaggio. La transizione risulta però lenta e innaturale, seppur per un robot, e l’assenza di effetti sonori in questo frangente si fa sentire. Ma Abrix non sa solo muoversi: fondamentale nella nostra avventura è il raccoglimento dei vari oggetti che troviamo sul percorso. Questi possono essere di vario genere, dalle card per aprire porte o bauli, agli estintori (utilizzabili all’infinito) alle armi e così via. Ovviamente non tutto è raccoglibile, ma solo certi oggetti predefiniti che, devo dire, scarseggiano in certe fasi di gioco. Le stanze, in più, risultano spesso vuote e monotone: certamente ci troviamo su una navicella spaziale, però qualche piccola decorazione per arricchire l’esperienza non sarebbe guastata, a mio avviso.

Un grosso aspetto positivo riguarda la figura del robot in sé: il protagonista è resistente a temperature e livelli di radiazioni non adatti all’uomo, e per questo si configura come la scelta migliore per l’esplorazione di un ambiente così ostile. Queste particolarità sono però state studiate in maniera ottima, dato che in basso a destra potremo monitorare costantemente la temperatura del robot, il livello di radiazioni a cui è sottoposto, e anche l’energia rimanente per effettuare qualunque azione. Ogni stanza ha un’atmosfera propria, visto che le temperature possono variare notevolmente così come le radiazioni: questo ci viene segnalato immediatamente, ed è un campanello d’allarme che ci preannuncia il comportamento dei livelli di cui abbiamo parlato, che tenderanno a modificarsi notevolmente. Raggiungendo il valore limite di uno dei tre aspetti, Abrix sarà impossibilitato a continuare e l’avventura avrà fine. Starà alla nostra abilità dosare le risorse che troveremo durante il percorso per evitare un eccessivo sbalzo di temperatura, un notevole incremento dei livelli di radiazioni, o addirittura l’esaurimento dell’energia. Al suolo o nei bauli troveremo infatti alcuni kit utili a contrastare tutto ciò, evitando di conseguenza lo spegnimento del robot. Ma non è tutto, dato che l’esploratore può evolversi e migliorarsi durante il percorso, grazie ai potenziamenti disponibili: nel corso dell’avventura riusciremo infatti ad incrementare il livello di esperienza, così da guadagnare punti da utilizzare poi per potenziare il robot. Le classi previste sono 5, e ognuna contiene vari aspetti potenziabili più e più volte. Anche qui, starà al giocatore scegliere cosa evolvere e cosa no, ma spesso il percorso ci obbliga a compiere determinate scelte.

Percorso che appare ricco di ostacoli: oltre a semplici pulsanti o leve da attivare con un click, il gioco ci propone spesso qualcosa di più impegnativo, come hackerare terminali. Questi si configurano sia come domande a risposta multipla sia come mini-giochi non sempre semplici. Grazie a tutto questo Lemuria: Lost in Space ci permette anche di mettere alla prova le nostre conoscenze di pensiero logico, ma anche di matematica, geografia e molto altro. Un passatempo in più all’interno dell’avventura, molto divertente e che offre poi grandi vantaggi se superato con successo: in caso contrario, invece, saremo costretti a pagare caro. Per i più pigri è spesso disponibile una modalità “Brute Force”, che permette di bypassare la domanda pagando un certo prezzo, ma essendo sicuri della vittoria. I computer presenti nella navicella non servono però soltanto ad ottenere agevolazioni, ma permettono anche di capirne di più su ciò che era Lemuria 7 e cosa le è accaduto. In aggiunta alle voci fuori campo e ai diari di bordo narrati ad inizio missione, quindi, questi rendono l’avventura davvero avvincente per quel che è, e non solo una passeggiata nello spazio. Ogni parte della nostra missione sarà accompagnata infatti da un prologo, e potremo trovare tutti gli oggetto con cui interagire grazie ad una mappa sempre accessibile.

L’avventura non è però priva di pericoli, poiché robot e torrette ostili sono sempre dietro l’angolo pronti a colpirci. Chiaramente dovremo difenderci con le armi trovate a terra o fabbricate da noi, ma è utile un certo ragionamento prima del colpire senza sosta. Ogni nemico presenta infatti almeno un punto debole, che ci viene segnalato immediatamente e che può essere sfruttato per ucciderlo più in fretta e di conseguenza subire meno danni. Un sistema intelligente, dunque, non casuale ma pensato in relazione alle armi che troveremo lungo il percorso. Ho comunque trovato il sistema di combattimento molto meccanico, lento nell’azione ma rapido nell’esaurirsi: nonostante gli aspetti positivi e il chiaro studio dietro a tutto questo, si nota una scarsa fluidità e un bilanciamento non sempre ottimale.

PUNTI DI FORZA

  • Robot protagonista ben studiato
  • Narrazione interessante
  • Domande e mini-giochi che arricchiscono l’esperienza

PUNTI DI DEBOLEZZA

  • Sistema di movimento lento e molto limitato
  • Sistema di combattimento meccanico e poco equilibrato
  • Atmosfera forse troppo scarna

In conclusione, Lemuria: Lost in Space si presente come un’avventura intrigante e dall’atmosfera particolare. I non pochi difetti a livello di gameplay minano in parte l’esperienza a bordo della nave spaziale, che però risulta positiva e avvincente. Il protagonista, il robot Abrix, è stato efficacemente strutturato e dona varietà al titolo così come i numerosi mini-giochi, utili anche a far emergere la verità dietro al misterioso caso di Lemuria 7. Insomma, un discreto lavoro da parte di EJR Team, che avrebbe forse richiesto maggiore attenzione per fare un vero salto di qualità.



Appassionato di tutto ciò che riguarda la tecnologia, il suo interesse spazia in particolare nel mondo dei videogiochi e dell’informatica. Ama ogni genere videoludico, ma predilige i giochi d’azione e le avventure grafiche.