[Recensione] Mario + Rabbids: Kingdom Battle – Donkey Kong Adventure

Di Andrea "Geo" Peroni
4 luglio 2018

Sembrava una missione impossibile. Sembrava solamente un sogno. Sembrava qualcosa di folle, di irrealizzabile. E invece, nell’agosto del 2017, Ubisoft Milano, che se n’era stata zitta zitta fino a qualche mese prima, esordisce su Nintendo Switch con Mario + Rabbids: Kingdom Battle, un assurdo quanto geniale crossover tra l’icona più famosa della Grande N e i pestiferi conigli di Rayman, rimasti al box ormai da tempo. Il successo è fenomenale, da pubblico e critica, e pensate che si trattò di un progetto nato con poche speranze di essere effettivamente realizzato, come ha sempre confidato il game director Davide Soliani, lo stesso che invece abbiamo visto scoppiare in lacrime di commozione e gioia all’E3 dello scorso anno quando il Maestro Shigeru Miyamoto lo ha ringraziato per il duro lavoro e per la grande idea che ha saputo conquistare Nintendo. A distanza di quasi un anno dalla release, dopo aver fatto man bassa di premi e riconoscimenti, arriva per Mario + Rabbids: Kingdom Battle il momento di espandersi, di diventare più grandi. Pochi giorni fa è infatti arrivato il corposo DLC Donkey Kong Adventure, che getta nella mischia, come avrete capito, il più famoso gorillone della storia dei videogiochi. Come è andata a finire, questa scorribanda di Kong nel già matto mondo di Mario e dei Rabbids? Lo scoprirete qui, oggi, nella nostra recensione.

FACCIAMO UN PASSO INDIETRO

Prima di parlare del DLC Donkey Kong Adventure, vi consigliamo caldamente di leggere la nostra recensione di Mario + Rabbids: Kingdom Battle che trovate al link seguent… No, sfortunatamente no, e qui ci tocca, o per meglio dire mi tocca, fare un mea culpa. Durante la promozione del gioco, nell’agosto dello scorso anno, venimmo gentilmente invitati da Ubisoft e Ubisoft Milano a provare in anteprima Mario + Rabbids, incontrando anche la mente creativa del progetto Davide Soliani che svelò alcuni retroscena sullo sviluppo del gioco. Tornati a casa con una copia di Mario + Rabbids, mi resi conto di un terribile problema: in quel momento ero totalmente sprovvisto di Switch, così come la totalità del nostro staff. Solo a dicembre, complici i saldi e una voglia irrefrenabile di mettere le mani su Super Mario Odyssey, mi sono concesso la nuova console Nintendo in regalo, e in quel momento ho potuto finalmente giocare anche a quest’opera. Ma a quell’ora, a quasi 5 mesi dall’uscita del gioco, era troppo tardi per una recensione.

Mario Rabbids kingdom battle

Senza entrare troppo nello specifico, poiché in questa sede ci preme maggiormente parlare del DLC che del gioco base, posso solo dire che trovai magnifico Mario + Rabbids: Kingdom Battle, in tutte le sue sfumature. Dall’ambientazione agli escamotage narrativi per realizzare ciò che è stato fatto, dall’impianto strutturale del gameplay (da appassionato di XCOM sapevo che mi avrebbe garbato) fino alla gradevole varietà di situazioni, nemici e missioni da completare, tutto di quel gioco mi tenne incollato alla mia neoarrivata Switch.

Per chi non lo sapesse, Mario + Rabbids: Kingdom Battle (da qui in poi MRKB, per evitare troppe ripetizioni) non è affatto un tradizionale titolo dedicato all’icona Nintendo. Si tratta infatti di uno strategico a turni nel quale, su di un terreno di battaglia condito da imprevisti e scorciatoie di vario tipo, si scontrano due squadre a suon di mazzate tramite armi molto particolari. La prima squadra è naturalmente quella di Mario & Co., nella quale figurano anche improbabili fusioni tra i Rabbids e altri iconici personaggi della serie come Peach e Luigi. Nell’altra squadra si trovano invece, sempre, i fastidiosissimi e pestiferi Rabbids nemici, giunti nel Mushroom Kingdom a causa di un’anomalia dimensionale che li ha spediti lì scombussolando l’intero regno. Una missione atipica per Mario e i suoi amici, un esperimento che, al netto di uno scetticismo iniziale forse giustificato da parte di qualcuno, ha saputo conquistare tutti gli appassionati del mondo ludico, divenendo presto uno dei titoli più importanti e ambiziosi della da poco uscita Switch.

IL RITORNO DI RABBID KONG

La storia di questo contenuto aggiuntivo si inserisce cronologicamente, e senza sbavature o forzature di alcun tipo, nel bel mezzo della storia di MRKB. Nei pressi del castello di Peach, dove si trova la lavatrice dimensionale dalla quale sono usciti tutti i Rabbids che hanno invaso il regno, si presenta il tanto grande quanto stupido Rabbid Kong, intenzionato come sempre a fare danni e che finisce col chiudersi all’interno dell’elettrodomestico fantascientifico. Non sarebbe un gran guaio, se non fosse che l’ingenua Rabbid Peach che decide di attaccare alla lavatrice il caricatore del proprio telefono, indispensabile per soddisfare la sua sete di selfie dalla mattina alla sera. Questo finisce col provocare un imprevisto: un cortocircuito nella lavatrice le fa compiere un nuovo balzo dimensionale, portandosi dietro Rabbid Kong, Rabbid Peach e una buona manciata di pestiferi conigli, il tutto sotto gli occhi sbigottiti di Mario e Luigi.

Dove vengono condotti dunque i malcapitati? Ma naturalmente nella terra di Donkey Kong, il più famoso scimmione salterino della storia dei videogiochi che vive nella sua giungla preferita, tra banani e templi in rovina. Rabbid Peach e Rabbid Cranky, ibrido tra un coniglio e il nonno di Donkey Cranky Kong, si ritrovano catapultati nei pressi delo scimmione, che sta assistendo ai danni provocati dalla lavatrice. Il malfunzionamento non ha infatti solo consentito a Rabbid Kong, precipitato nei pressi del grande tempio, di diventare una sorta di potente dittatore, ma ha anche portato alla nascita di un nuovo ibrido biologico, le Malbanane, una versione potenziata delle normali banane che conferiscono particolari poteri. Il tutto muscoli e niente cervello Rabbid Kong, che sembra però avere quale piccola ruotellina nella sua zucca, intuisce le capacità delle Malbanane e costringe il suo folto esercito di conigli a portare verso il tempio quante più scorte possibili. La missione del nostro improbabile gruppo, formato appunto da Donkey Kong, il burbero Rabbid Cranky e la tanto avvenente quanto goffa Rabbid Peach, ai quali si unisce lo sfortunato Beep-0 finito suo malgrado nel vortice dimensionale della lavatrice, è quindi semplice ma ricca di pericoli. Fermare Rabbid Kong prima che sia troppo tardi, e soprattutto riparare la lavatrice per riportare tutto e tutti alla normalità.

Senza alcuna volontà di prendersi sul serio, per spirito stesso dell’opera, la storia di Donkey Kong Adventure si articola principalmente in tre regioni: la giungla, la spiaggia e infine il maestoso tempio di Rabbid Kong, teatro dello scontro finale, che però come sempre viene trattato in modo estremamente goliardico e divertente. MRKB si riconferma un prodotto gioioso, giocoso, solare, capace di prendersi in giro da solo, di scherzare sulla base di citazioni e parodie, e di aiutare il giocatore ad affezionarsi ad un quartetto, quello dei protagonisti – ci aggiungiamo anche Beep-0, che presto viene tramutato in una sorta di hoverboard da nonno Cranky – che rispecchia la follia e la genuinità dei Rabbids, da sempre attratti dagli scherzi e ignari (non sempre) di cosa sia la paura di fronte al pericolo. Certo, possiamo condannare qualche cliché, come le due chiavi che servono ad aprire le porte del tempio di Rabbid Kong e che sono custodite dai due mid-boss, ma nell’insieme generale, di un gioco che non vuole porre l’attenzione sul racconto di una storia memorabile, siamo molto soddisfatti. Qualche effetto a sorpresa non avrebbe guastato, ma non vogliamo andare per forza a cercare il pelo nell’uovo, tranquilli.

TRA SALTI E INCHIOSTRO

Il concept e il gameplay di MRKB sono rimasti completamente invariati. Le battaglie che hanno luogo in arene sempre differenti tra loro come design, ma sempre riuscitissimo pur lavorando si più livelli, mettono in scena due squadre che si combattono a turni, rifacendosi ad esponenti del genere già famosi come la serie XCOM ma non senza trovare la propria identità. Donkey Kong, Rabbid Cranky e Rabbid Peach compongono un team, mentre i Rabbids nemici costituiscono la squadra rivale. Tra le loro fila, poi, troviamo anche conigli di taglie e capacità differenti, alcuni dei quali ricalcano le movenze e le specialità già viste nella campagna principale del gioco. Il DLC si prende però la briga non solo di offrire tante ore di divertimento in più (stimiamo almeno una decina di ore per completare al 100% la campagna, puzzle e pazienza permettendo, ma al termine della storia si aggiungono anche sfide extra), ma anche di innovare qualche meccanica e trovare nuovi elementi del gameplay per variegare l’esperienza e sfruttare soprattutto la grande fisicità di Donkey Kong che altri personaggi, in precedenza, non permettevano.

Alternando come sempre pure fasi di puzzle platforming e scontri, che se dovessimo fare una stima si dividono equamente la durata dell’esperienza, è proprio sul terreno di battaglia che troviamo le novità. La possibilità di avere a disposizione Donkey Kong ha creato nuove vie nella gestione delle battaglie vista la sua vena culturista e le sue acrobatiche movenze. Donkey è infatti capace di afferrare un nemico, o un blocco di roccia, o ancora una cassa speciale di miele o con effetti rimbalzanti, per poi scagliarlo al termine della fase di movimento contro un bersaglio, sia esso un Rabbid o un altro punto di interesse particolare per la missione da completare. Non solo, perché questa particolare abilità del gorillone serve anche ad aiutare i compagni. Quando questi vengono ad esempio immobilizzati dall’effetto miele, particolarmente ricorrente nell’arco del pacchetto, Donkey può strapparli dalla dolce morsa della sostanza giallognola e liberarli, pronti per dar nuovamente battaglia all’esercito dei Rabbids ribelli. Altra grande novità, che riguarda sempre il protagonista che da anche il nome al pacchetto, riguarda le pedane blu posizionate in prossimità di rialzi o di precipizi, e che Donkey può utilizzare come trampolino per spostarsi in aree invece inaccessibili agli altri protagonisti.

Questo rende Donkey, come vi renderete da subito conto, il protagonista assoluto e il più importante tra tutti i personaggi giocabili del pacchetto. Perdere il gorillone in battaglia significa rinunciare ad un certo tipo di strategia pensato appositamente per le sue abilità, abbandonare la sua notevole capacità di attacco e i suoi acrobatici movimenti, che spesso cavano d’impaccio i compagni in situazioni problematiche. Non vogliamo certo sminuire l’operato di Rabbid Peach, quella che si può definire il medico della squadra grazie all’abilità di curare i compagni, e neppure quello di Rabbid Cranky, simpatico e anzianotto coniglio abilissimo negli attacchi a lunga distanza e sempre fornito dell’utilissima abilità di far addormentare i nemici entro un certo raggio d’azione, ma questa è la verità: Donkey Kong è il cuore pulsante dell’esperienza, imprescindibile se volete avere speranze tangibili di superare i pestiferi Rabbids nemici.

Qualcosa della strategia del gioco originale va perduta, per una scelta molto chiara. Per Donkey Kong Adventure non abbiamo infatti a disposizione la stessa esagerata personalizzazione vista in MRKB, complice il fatto che il team è composto dai soli tre personaggi protagonisti, e questo significa che non dovremo (né potremo) scervellarci per capire quale sia il team migliore per affrontare una battaglia. Ognuno di loro, al contempo, ha però la stessa varietà di armi – una principale e una secondaria, che cambiano per ogni personaggio – e abilità visti in precedenza, con alcune aggiunte legate ai nuovi effetti dell’Inchiostro accecante e dello status Vampiro, e alle abilità speciali dei nuovi personaggi. Torna la possibilità di aumentare anche le statistiche, grazie stavolta alle Rune spendibili nell’albero delle abilità. Buone notizie anche dalla nuova modalità di battaglia disponibile, un’inedita sfida che consiste nel distruggere le scorte di Malbanane accumulate dagli sgherri di Rabbid Kong. Tutto sommato, visto l’impegno che traspare dall’intero pacchetto, fatichiamo a trovare qualcosa che davvero non ci abbia garbato dal punto di vista del gameplay, già solidissimo e collaudato nella versione base dell’esperienza. Il team di sviluppo non si è limitato semplicemente a replicare quanto già visto in precedenza ma con una nuova ambientazione, ma anzi ha trovato il modo di rimescolare le carte in tavola. Forse potreste ritrovarvi a faticare eccessivamente in alcuni scontri, specie contro i mid-boss, dove abbiamo notato una discrepanza troppo alta a livello di difficoltà. Niente però di impossibile e che non si possa risolvere studiando varie strategie, anche perché il gioco vi permette come sempre di ripetere quante volte volete una battaglia.

KIRKHOPE, WOULD YOU MARRY ME?

Sul fronte tecnico, non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Il gioco gira egregiamente sia in modalità portatile che con Switch inserita nel dock, e in questo caso abbiamo naturalmente un sensibile aumento di definizione con però alcuni fastidiosi effetti di aliasing specialmente in lontananza. Il motore grafico fa comunque egregiamente il suo lavoro, e mette in scena e in risalto un lavoro artistico molto interessante, atto a rivisitare luoghi celebri come quelli della lunga storia di Donkey Kong senza snaturarli ma anzi adattandoli al sistema di gioco di MRKB, e proponendo inoltre alcuni scorci davvero interessanti come l’organo di corallo colorato che avete ammirato poco fa. Non si ravvisano problemi di ordine tecnico, la nostra avventura è filata liscia come l’olio se dimentichiamo un crash in prossimità del finale della storia a causa probabilmente di un bug accorso ad un nemico.

E, infine, la chiusura con dedica a Grant Kirkhope. L’immortale compositore, che nella sua lunga vita ha curato centinaia di colonne sonore di videogiochi alcuni dei quali entrati nella storia del medium, torna anche in occasione di Donkey Kong Adventure, con brani che mi sono già rimasti impressi nella mente. Affrontare i Rabbids accompagnati dalle riconoscibilissime melodie di Kirkhope è a dir poco bellissimo, le sue note danzano sullo spartito e rievocano antichi ricordi, come il tema che rivisita l’indimenticabile Donkey Kong 64 e una delle avventure più intense del gorillone di casa Nintendo. Grant, mission complete, ancora una volta!

PUNTI DI FORZA

  • Nuove meccaniche
  • Tante nuove battaglie e tanti enigmi da risolvere
  • Donkey Kong e la sua crew sono uno spasso
  • Ricco di ironia e divertimento, proprio come Mario + Rabbids: Kingdom Battle
  • Grant Kirkhope che mi fa dubitare della mia eterosessualità

PUNTI DEBOLI

  • Alcune battaglie sono eccessivamente sbilanciate in difficoltà

Donkey Kong irrompe nel già folle crossover tra Mario e i Rabbids di casa Ubisoft, e quello che ne esce è uno splendido DLC che ricalca completamente le belle sensazioni del gioco principale e dal quale traspare tutto l’amore dei ragazzi di Ubisoft Milano per questo progetto, sul quale hanno speso anni di duro lavoro con risultati che sono fortunatamente sotto gli occhi di tutti. Lungo tutta la durata della nostra avventura nella terra delle banane, la cui longevità soddisfa pienamente considerando che parliamo di un DLC, siamo trasportati in giungle, spiagge, templi, tutti iconici luoghi che richiamano alla mente il buon vecchio gorillone di casa Nintendo e accompagnati dalle sempre riconoscibilissime note di Grant Kirkhope. Le aggiunte al gameplay donano quel tocco di evoluzione che serviva per non cadere nella trappolona del more of the same, anche se dobbiamo condannare un certo squilibrio di difficoltà tra le boss fight e gli scontri “normali” che possono farvi impantanare per un po’ in una battaglia. In ogni caso, il pacchetto è davvero succulento, il DLC è un must have per i possessori di Switch e Ubisoft Milano fa centro di nuovo. E infatti, ora, ci chiediamo: cosa ci attenderà? I Rabbids finiranno con l’invadere, che so, l’universo di Link? O quello di Kirby? O si getteranno, sempre a causa della loro pericolosa ingenuità, nello spazio profondo di Star Fox? Ubisoft Milano, sorprendeteci di nuovo!

Ringraziamo Ubisoft Italia per il codice review di Mario + Rabbids: Kingdom Battle – Donkey Kong Adventure.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.