[Recensione] Monster of the Deep: Final Fantasy XV – Pesce avariato

Di Andrea "Geo" Peroni
28 dicembre 2017

L’universo espanso di Final Fantasy XV continua ad espandersi ad un ritmo sempre più veloce. Se nei primi 10 mesi del 2017 gli update a pagamento e gratuiti sono stati pochi e con poca sostanza, nei restanti due mesi la creatura di Hajime Tabata si è vista arricchire di DLC di ottima fattura come Episode Ignis (qui trovate la nostra recensione) ma anche di delusioni cocenti come Comrades (anche in questo caso, ecco la nostra recensione). Utilizzato ormai come terreno di prova per update di varia natura, ognuno dei quali si spinge in una certa direzione per osservare la risposta di un pubblico ovviamente esigente visto il nome in ballo, per Final Fantasy XV è arrivato il momento di confrontarsi con la più recente tecnologia in ambito gaming: la realtà virtuale. Niente a che vedere, però, con la VR Experience annunciata all’E3 2016, e che convinse ben poco. La nuova esperienza in realtà virtuale, e in esclusiva PS4, si chiama invece Monster of the Deep, simulatore di pesca derivato da una delle attività secondarie più curiose (e tediose, per quanto mi riguarda) del gioco principale. È dunque ora di scoprire, nella nostra recensione, se le canne da pesca di Lucis sono state la via giusta per il team di Tabata nella loro prima prova con il PS VR di Sony.

IL RAGAZZO PESCATORE

La storia che fa da contorno alla campagna di Monster of the Deep, completabile in meno di tre ore di gioco, ci metterà nei panni di un personaggio completamente inedito e abitante del continente di Lucis. Durante l’iniziale battuta di pesca, facciamo subito la conoscenza di una delle mostruose creature marine che popolano il mondo di Eos, e che ovviamente, dopo aver fatto la conoscenza di una società dedita alla pesca, diventerà il nostro unico obiettivo per la vita. A seguito di una ricca customizzazione del personaggio, che si rivela sì profonda ma completamente inutile dato che per la stragrande maggioranza del tempo vedremo solo le mani del protagonista, può avere inizio l’esperienza di gioco vera e propria, che ci porterà a interagire anche con vecchie conoscenze.

Oltre a Cindy, che incontreremo nel preludio della storia, anche Noctis e i suoi compari faranno delle comparsate di tanto in tanto, senza però avere profondi stravolgimenti nella narrazione o nella crescita del personaggio. Ognuno di essi, in realtà, funge infatti da NPC per assegnare le nuove missioni, in totale 7 e che si rivelano essere un copia-incolla continuo senza possibilità di redenzione per il gioco: ascoltare il dialogo con le richieste del personaggio, teletrasportarsi al punto dove pescare, catturare il pesce e tornare a casa felici e contenti con la preda. Se volessimo sorvolare su questo aspetto, lo faremmo tranquillamente. In fondo, si tratta di un gioco dedito alla pesca, e che con il concetto di Final Fantasy condivide ben poco se non l’universo di appartenenza. Ma in Monster of the Deep la ripetitività (e conseguente noia) viene accentuata da una mancanza totale del senso di progressione del personaggio, al quale basta semplicemente proseguire nelle missioni senza modificare parametri, acquistare oggetti o altro. Anche e soprattutto per questo motivo, le 3 ore della campagna risulteranno particolarmente tediose da portare a termine, senza lasciarci in tasca davvero nulla da ricordare se non i parecchi difetti riscontrati nel corso del gioco.

MA DOVE VAI, SE LA NOIA CE L’HAI

Il gameplay di Monster of the Deep è strutturato per essere molto semplice e accessibile, forse anche troppo vista la particolarità che era stata riservata a questa attività nel gioco principale. Una volta giunti sul punto prestabilito per la pesca, abbiamo due sole cose da fare: attivare il “radar sonico” che permette di individuare i banchi di pesce e l’obiettivo fissato, e lanciare poi la lenza per far abboccare la preda e ripetere i classici movimenti già visti in Final Fantasy XV. Per i neofiti o per chi non ha mai provato le brezza (?) della pesca nel gioco diretto da Hajime Tabata, vi basti sapere che tramite una combinazione dei movimenti delle levette analogiche e dei trigger posteriori del Dualshock 4 dovremo accompagnare dolcemente gli spostamenti del pesce e mano a mano farlo avvicinare riavvolgendo la lenza, senza fare mosse brusche o troppo affrettate per evitare di romperla e dover rifare tutto da capo. Semplice, semplicissimo, e vista la totale assenza di cambiamenti dal gioco originale o nel prosieguo della storia si tratta di un procedimento pesante da sostenere così ripetutamente. Inadatto a intrattenere a dovere anche il livello di sfida, che rimane sempre bassissimo sia nella pesca preparatoria (prima di affrontare il “boss” di fine livello dovremo ottenere un tot di kg di pesce) che in quella del pescione obiettivo della missione. Se non altro, la pesca del boss di fine livello si rivelerà più piacevole da vedere, ma nulla di più per quanto riguarda il resto.

Ci aspettiamo, al netto delle pesanti critiche che abbiam mosso finora al gioco, di trovarci di fronte ad un comparto audiovisivo di tutto rispetto, come per il resto già accaduto in Final Fantasy XV nonostante tutti i difetti. Ancora una volta, invece, dobbiamo fare i conti con un impianto tecnico di basso livello, che fa a cazzotti con le più recenti produzioni per PS VR e affini (Skyrim VR, DOOM VFR, Megaton Rainfall solo per citarne alcuni) e che fa sfoggio di texture di bassissima qualità e filtri antialiasing praticamente assenti, rendendo non particolarmente allettante la ricerca degli orizzonti o dei particolari dei pesci che sono comunque, artisticamente parlando, dei piccoli gioiellini. Tutto però, come detto, viene funestato dalla resa visiva effettiva, molto sotto alla media dei più recenti giochi per la realtà virtuale. Le musiche, invece, risultano orecchiabili ed efficaci al punto giusto, adattandosi ai momenti opportuni della “battaglia” contro il pesce.

Totalmente superflue le meccaniche di gioco relative a nuova personalizzazione del personaggio, ad upgrade degli equipaggiamenti e ad altri extra acquistabili. Proseguendo in ogni missione, la quantità di denaro che incasseremo sarà talmente bassa da impedirci di fare acquisti in fatto di esche, canne da pesca e altro, e dunque porteremo a termine la campagna principale senza schiodarci dall’outfit e dall’equipaggiamento iniziali. Per quanto riguarda l’aspetto del personaggio, poi, la personalizzazione ulteriore risulta totalmente inutile, in quanto appunto viviamo il gioco sempre in prima persona. Tutto l’insieme di Monster of the Deep dà l’idea di un gioco che è stato concepito con delle discrete intenzioni, quelle cioè di sviluppare uno degli aspetti secondari comunque apprezzati di Final Fantasy XV, senza però dare sufficiente forma e credibilità alla cosa, rendendo il gioco un evitabile passatempo che si riassume in poche ore di noiosa e semplicissima pesca anche andando a snocciolare le altre modalità di gioco presenti. La profondità del minigioco della pesca del titolo principale viene qui incomprensibilmente schiacciata e ridotta, quando invece ci saremmo aspettati esattamente il contrario.

PUNTI DI FORZA

  • Le creature sono molto belle e fantasiose
  • Gameplay semplice e accessibile…

PUNTI DEBOLI

  • … Forse anche troppo
  • Graficamente pessimo
  • La noia vi assalirà dopo pochi istanti

Videogioco da evitare

Monster of the Deep è esattamente quello che ci era sembrato durante il reveal all’E3 2017 con tanto di gameplay trailer e gelida accoglienza del pubblico in sala: un gioco completamente evitabile, un capitolo aggiuntivo dell’universo di Final Fantasy XV che non aveva alcun bisogno di essere creato, e sicuramente la peggiore esperienza extra del gioco di Hajime Tabata che sia stata prodotta fino ad oggi. Seppur, con molte riserve, possa risultare un titolo appagante per un appassionato di pesca, Monsters of the Deep dice addio a qualsivoglia profondità del gameplay, cercando invece di proporre una storia legante a Final Fantasy XV della quale non v’era alcun bisogno, e che non riesce a interessare nonostante l’inserimento di comparse eccellenti come i protagonisti del gioco. Tra tutti gli ultimi prodotti per PS VR, dei quali vi parlerò anche più approfonditamente nei prossimi giorni, si tratta certamente del peggiore. Non è un totale disastro, ma quasi.

Un ringraziamento a Sony Interactive Entertainment per la copia review di Monster of the Deep: Final Fantasy XV.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.